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A Bologna, a settembre, un convegno contro la repressione e la società-caserma

Smantellare la società-caserma”, con questo titolo, il prossimo 6 settembre Potere al Popolo ha convocato un convegno nazionale a Bologna. E’ evidente come si tratti di una città e di un mese assai evocativi di quanto avvenne ormai quasi cinquanta anni fa, con il convegno nazionale contro la repressione del movimento del ‘77 nato sulla base dell’appello degli intellettuali francesi che fece imbufalire sia il governo democristiano che il Pci.

Sulla base di quanto accaduto proprio a Bologna, nelle scorse settimane una petizione nazionale ha raccolto migliaia di firme ha messo nero su bianco la richiesta di abolizione dello scudo penale per gli agenti, il ritiro dei decreti sicurezza e le dimissioni del ministro Piantedosi.

La scelta di fare il convegno sulla repressione a Bologna nel 2026 ha dunque una sua ragione, purtroppo, assai pertinente.

Nel comunicato di convocazione, Potere al Popolo spiega di voler proporre a Bologna per il 6 settembre un momento di approfondimento sia sul carattere generale di una repressione ormai sistemica, sia sulle conseguenze della sua declinazione in termini di “sicurezza” nelle aree metropolitane del nostro paese.

In questo senso Bologna è tra le punte “avanzate”, insieme ad altre grandi città, della co-gestione dell’ordine pubblico tra governo nazionale e giunte cittadine, sempre qui sono state sperimentate le zone rosse e sempre in questa città, col patto Lepore-Piantedosi, sono stati individuati i soggetti immigrati e i quartieri popolari come “problemi” da risolvere con l’aumento del controllo poliziesco.

Per questo abbiamo in mente un convegno strutturato su due distinte sessioni che approfondiscano le questioni. Un convegno non a caso a settembre e a Bologna, verso il cinquantesimo anniversario di quel convegno contro la repressione che nel 1977 intuì e anticipò molte delle contraddizioni sistemiche con cui stiamo facendo i conti oggi: questa stessa frattura la vediamo proprio nelle nostre città metropolitane con le scelte di carattere sociale, urbanistico e ambientale che le amministrazioni compiono e che sempre di più producono, proprio sui nostri territori, diverse forme di opposizione e resistenza di carattere politico e sociale” sottolinea il documento di convocazione indicando le modalità dei lavori del convegno del 6 settembre.

A Bologna sperimentiamo da anni sulla nostra pelle un “laboratorio repressivo” che torna spesso sotto le telecamere e nell’agenda politica nazionale: l’omicidio di Abderrahim Fakir per mano della Polizia, il 20 luglio scorso al Pilastro, si inscrive pericolosamente in questa cornice. Per questo sentiamo l’esigenza di approfondire le cause e le conseguenze della repressione, denunciandone le connessioni con il clima politico che si respira a livello nazionale” – scrive Potere al Popolo – La gestione dell’ordine pubblico a Bologna è sempre stata muscolare, pesante, invasiva ma speculare rispetto alla cosiddetta “buona amministrazione” con cui per decenni le giunte di centro-sinistra hanno costruito il mito del “modello Bologna”.

Ovviamente la dimensione ormai sistemica della repressione e la palese volontà di costruzione di una società-caserma da parte del governo, ma anche delle intere classi dirigenti attuali, non ha una dimensione locale ma generale.

A tale proposito Potere al Popolo scrive che: “Alla durezza della gestione poliziesca delle manifestazioni, incluse quelle di pochi mesi fa proprio al Pilastro contro il Muba, si accompagna una gestione quotidiana dell’ordine pubblico fondata sulla crescente presenza delle FF.OO. nei quartieri e alla “profilazione razziale”.

Infatti, l’omicidio di Fakir non è avvenuto per una coincidenza al Pilastro: il clima di aggressività razzista nel paese e l’uso elettorale delle campagne sulla sicurezza da parte del governo hanno creato un contesto accondiscendente verso abusi e discriminazioni su base razziale e sociale nella gestione quotidiana dell’ordine pubblico – basti pensare, in questo senso, alla dicitura razzista del “decreto maranza”.

Sullo sfondo, però, rimane una costellazione di soggetti oggi attenzionati dalla repressione, che si sono distinti nelle mobilitazioni di questo autunno con un’inedita presenza di piazza, con la denuncia del genocidio a Gaza in questi due anni, nelle mobilitazioni nei quartieri, nelle occupazioni di scuole ed università: i giovani, i precari, gli immigrati. Nella crisi in cui si sono avvitate le classi dirigenti di tutto l’Occidente, sotto le sirene sempre più insistenti della chiamata alla guerra, il controllo interno sulla società deve farsi necessariamente sempre più stringente.

Fra i soggetti attenzionati ci sono soprattutto i “poveri”, con cittadinanza italiana o meno, verso i quali gli apparati repressivi dello Stato usano la mano pesante. Chi nasce e vive nei segmenti “bassi” della società deve vedersi negata ogni possibilità di alzare la testa e deve accettare la propria condizione di sottomissione; e non può neanche “dare in escandescenza” senza rischiare molto. Proprio questi settori popolari oggi stanno subendo una pesante influenza ideologica sulla questione securitaria, che ha permesso di creare un terreno fertile a campagne reazionarie di massa come quella sulla “remigrazione”.

Appuntamento dunque il prossimo 6 settembre a Bologna (dalle 10.00 alle 18.00 a al centro Costareno) per confrontarsi su come fare rete, resistenza, avanzamenti sul campo contro lo stato di polizia e la logica della società-caserma.

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2 Commenti


  • Gianni bazzoni

    totalmente d’accordo su quanto scritto e sempre pronto a contestare e combattere questa società pronta soltanto a salvare se stessa e distruggere quel sottoproletariato che gli permette sui suoi sacrifici di mangiare ciò che per loro è irraggiungibile


  • Roberto Corsi

    Il Centro Studi “Francesco Berardi” di Aprilia aderisce all’ iniziativa di Potere al Popolo del 6 settembre a Bologna contro la Repressione e fa proprio il comunicato che sotto riporta. Verità per Fakir. Contro i suoi calunniatori che fosse drogato, e quindi meritevole di essere ammazzato schiacciandogli il torace, e che i poliziotti non abbiano abusato del loro potere sapendo di poter contare sullo “scudo penale”. Non ho mai visto i ricchi a cui i fascisti, storicamente da sempre, leccano il culo, costituendone da sempre il braccio armato e difendendo il sistema economico di “libero” mercato che aumenta la ricchezza dei ricchi e quindi la loro potenza politica, facenti uso di cocaina … contro essi aver la polizia fatto uso di spray al peperoncino, atterrati a terra e messegli le fascette ai polsi, pur se, come Fakir, chiedenti aiuto, morire con i polmoni pieni di sangue e sangue sotto la testa !!!!!

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