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La Rai smetta di essere la “scorta mediatica” di Israele

Il nodo italiano di Palestine Action ha lanciato una petizione alla Commissione Vigilanza sulla Rai, al consiglio di amministrazione della Rai, all’Ordine dei Giornalisti e all’Usigrai nella quale chiede che cessi la “scorta mediatica” della Rai agli abusi israeliani contro i palestinesi.

La Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sul Territorio Palestinese Occupato e Israele ha pubblicato il 23 giugno 2026 un nuovo rapporto, intitolato “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta”, in cui conferma — dopo un primo rapporto del settembre 2025 — che le autorità e le forze di sicurezza israeliane continuano a commettere il crimine di genocidio, oltre a crimini contro l’umanità e crimini di guerra, a Gaza e in Cisgiordania.

Il documento denuncia in particolare l’uccisione mirata di migliaia di bambini palestinesi e la distruzione sistematica delle condizioni di vita necessarie alla sopravvivenza della popolazione.

A fronte di queste conclusioni, ufficiali e documentate da un organismo delle Nazioni Unite, riteniamo che parte dell’informazione del servizio pubblico non stia raccontando la realtà con il rigore che la gravità dei fatti richiede.

Il 24 luglio 2026, durante l’edizione delle 20:00 del Tg1, è andato in onda un servizio del corrispondente Rai per il Medio Oriente Giovan Battista Brunori sull’assalto di coloni israeliani a un villaggio in Cisgiordania. Secondo quanto denunciato da diversi osservatori, il servizio ha ricostruito l’episodio presentandolo come un attacco da parte palestinese nei confronti di un gruppo di “escursionisti” — un termine che, se riferito ai coloni responsabili dell’aggressione, capovolge il rapporto tra aggressori e vittime e restituisce agli utenti Rai un quadro dei fatti non corrispondente a quanto documentato da fonti internazionali indipendenti.

Non è un caso isolato: nelle ultime settimane più programmi e telegiornali Rai, incluso il giornalista di Rai3 Antonino Monteleone, sono stati oggetto di critiche simili per il modo vergognoso e distorto in cui raccontano il genocidio in corso.

Cosa chiediamo

Come cittadini che finanziano il servizio pubblico con il canone, chiediamo:

  1. Che la Commissione di vigilanza Rai apra una verifica formale e prende provedimenti concreti sul servizio del Tg1 del 24 luglio 2026 e su altri casi analoghi segnalati, valutando la conformità ai criteri di correttezza, completezza e imparzialità dell’informazione previsti dal contratto di servizio Rai-Stato.
  2. Che Usigrai prenda provedimenti concreti, nell’ambito delle proprie competenze sindacali e deontologiche, per fare in modo che le scelte lessicali usate per descrivere aggressori e vittime in questi servizi rispettino il codice deontologico dei giornalisti.
  3. Che la Rai fornisca trasparenza sui criteri editoriali adottati nella copertura del genocidio perpetrato dallo stato sionista, alla luce delle conclusioni delle Nazioni Unite.
  4. Che in futuro la terminologia usata nei notiziari distingua chiaramente, sulla base dei fatti riportati dalle fonti sul campo, tra chi compie un’aggressione e chi la subisce.

Il servizio pubblico ha il dovere di raccontare la realtà — anche quando è scomoda — con precisione e senza distorsioni lessicali che alterano la percezione dei fatti da parte del pubblico. BASTA PROPAGANDA!

Chiediamo che questo principio venga rispettato.

*****

Con un comunicato l’Usb – Coordinamento Rai si è unita alla petizione contro il clima sempre più pressante di censura all’interno dell’Azienda.

L’Unione Sindacale di Base respinge e denuncia l’ennesimo episodio di aggressione nei confronti di chi svela i comportamenti inaccettabili dell’informazione italiana, è in corso un attacco dal carattere profondamente antidemocratico da parte di alcune testate giornalistiche, dalle forze di governo e dall’Unirai Figec contro la petizione di Palestine Action, sottoscritta anche da USB. Ci riserviamo di tutelare i nostri iscritti e la nostra organizzazione in tutte le sedi, con i mezzi legali e sindacali. 

La petizione chiede di ristabilire nei TG e nei format la verità oggettiva su quanto Israele sta facendo in Palestina, richiama i rapporti dell’ONU e riporta esempi della verità distorta citando giornalisti e conduttori. L’insofferenza verso il diritto di critica, esercitato attraverso uno strumento democratico rivolto agli organi di controllo della RAI è sintomatico del clima reazionario e bellicista che una parte minoritaria prova ad imporre al resto del paese. 

L’attacco non è rivolto solo all’USB e alla sua struttura in RAI, l’attacco è rivolto a quanti anche tra giornalisti, intellettuali e lavoratori si oppongono al genocidio del popolo palestinese. L’informazione può essere un’arma e nel caso della Palestina diventa un’arma che nasconde o prova legittimare il genocidio. L’informazione è un’ arma che l’occupante utilizza ben fuori i suoi confini facendo pressioni e deformandola e crediamo che l’attacco alla petizione di Palestine Action ne sia un esempio. L’informazione diventa il nemico da eliminare come testimoniano i 268 giornalisti palestinesi assassinati a Gaza e per le quali non c’è alcuna azione di condanna o solidarietà da parte di chi oggi invoca sanzioni e provvedimenti disciplinari per una petizione che chiede diritto ad un’informazione oggettiva. 

C’è una frattura tra il paese reale e il sistema dell’informazione ; sui social circolano filmati, testimonianze, rapporti di organizzazioni laiche e di ogni credo religioso che raccontano quello che quotidianamente Israele compie in Palestina, un mondo di informazioni che viene ignorato o trova spazio solo con grande difficoltà nei media e tra questi la RAI. Il rapporto sullo stato dell’informazione del World Freedom Press del 2026 inchioda il sistema dell’informazione italiana al 56° posto su 180 paesi, il problema non sono i giornalisti ma la macchina del consenso che vuole un “informazione corretta” per le sue necessità.

L’informazione è un campo di battaglia lo hanno capito i milioni di persone che hanno manifestato, scioperato e che continuano a credere, noi con loro, che la soluzione per la pace sia una Palestina Libera.

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1 Commento


  • Gianni

    Non è da adesso che la Rai si comporta in questo modo, ê solo l’ultimo episodio di una lunga sequenza e i giornalisti in questione non sono nemmeno i più assidui. Si pensi ai servizi di una ‘giornalista’ indegna come M Gianniti (gli attivisti della flottiglia catturati da IDF che ‘facevano le capriole’, Israele dixit – tra l’altro) o le vere e proprie sceneggiate di L Goracci spacciate per giornalismo, o i vari Piagnarelli, Fernandez e consorteria di Rai News. Le menzogne censure manipolazioni sia nei programmi TV che su RadioRai sono costanti e quotidiane su tutti i teatri in atto, siano essi Palestina, Ucraina, Iran, Libano o Venezuela. Occorreva fin dall’inizio denunciare questi atti in modo puntuale, pubblico e specifico, non generico, citando i servizi andati in onda e i giornalisti coinvolti.Del resto in questi giorni, mentre diverse intere famiglie venivano trucidate a Gaza la Rai si dilettava a trasmettere prioritariamente servizi sul ciclismo, l’arte, e gli spettacoli. Peraltro ciò non riguarda solo la Rai, in quanto servizio pubblico finanziato anche dai cittadini, ma anche altre realtà informative che pur essendo di proprietà privata debbono seguire le norme di deontologia professionale e standard morali minimi, ampiamente disattesi. Valga per tutti Sky TG24 succursale italiana di un media estero, la cui attività è pura propaganda alternata a spettacoli circensi;: è di qualche giorno fa l’ennesimo grottesco servizio di Faggioli-Pintozzi (la più assidua propagandista) sull’Iran con ospite un sedicente docente universitario di origine iraniana, naturalmente oppositore del ‘regime’, che inneggiava ai crimini israelo-americani e auspicava il ritorno del figlio dello Scià, snocciolando cifre e dati senza la benché minima prova, mentre la conduttrice assentiva vigorosamente col capo per convincere gli ascoltatori della veridicità di quanto detto. E’ inutile aspettarsi una qualche forma di vergogna da costoro: se si può impunemente sterminare un intero popolo ad iniziare dai bambini, figurarsi se importa raccontare menzogne, senza avere qualche tipo di sanzione. E’ come se -anzi così è- tutto ciò che sta accadendo abbia dato la stura a tutto il luridume che alberga nelle menti di molte persone cosiddette normali o ‘colte’, che si sentono anche giustificate in questo, nella loro meschinità e grettezza.
    E’ per questo che chi può deve denunciare apertamente e costantemente la situazione, senza inutili vittimismi o piagnistei, per mantenere la dignità di esseri umani e pensando sempre innanzitutto a chi sta patendo intollerabili sofferenze e a chi ne sono i reali responsabili e i loro vigliacchi complici.

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