Il Ministero della Difesa sta formalizzando una prima commessa da 3,4 miliardi di euro per l’acquisizione dei nuovi carri armati pesanti Panther KF51 che saranno costruiti da una joint venture tra la Leonardo e la tedesca Rheinmetall Military Vehicles.
Questo primo stanziamento rappresenta il primo passo di un piano di riarmo molto più ampio – stimato in 23,2 miliardi di euro complessivi – destinato a trasformare in profondità la capacità militare terrestre dell’Italia con l’acquisto di circa 280 carri armati e oltre 1.000 veicoli da combattimento per la fanteria.
Secondo InfoDifesa, la commessa da 3,4 miliardi per il nuovo carro armato Panther KF51 dovrebbe servire a sbloccare l’avvio della produzione dei primi mezzi e a definire la pianificazione operativa per le unità destinate all’Esercito Italiano.
“La trattativa industriale tra Leonardo e Rheinmetall è entrata nella fase più delicata: l’obiettivo è arrivare alla firma entro settembre, ma il calendario resta legato alle effettive disponibilità di cassa della Difesa. Un eventuale rallentamento contabile potrebbe far slittare la chiusura dell’accordo all’anno successivo”.
La nuova struttura industriale ruota attorno alla joint venture “Leonardo Rheinmetall Military Vehicles”, partecipata al 50% dalla Leonardo e al 50% dalla Rheinmetall. La joint venture è stata creata per sviluppare e produrre i futuri mezzi da combattimento destinati alle Forze Armate italiane.
Il piano prevede due linee principali:
- produzione dei carri armati Panther KF51, destinati a sostituire progressivamente l’attuale Ariete;
- produzione dei veicoli da combattimento della fanteria A2CS, basati sulla piattaforma Lynx KF-41.
La quota di produzione destinata agli stabilimenti italiani dovrebbe attestarsi intorno al 60% delle attività complessive. In Italia verrebbero svolte lavorazioni su componenti ad alto valore aggiunto, tra cui torrette, elettronica di bordo, sensori, sistemi di comando e controllo, integrazione operativa e supporto logistico.
Un ruolo centrale sarà affidato alla sede di Roma e al polo industriale di La Spezia, con l’obiettivo di rafforzare la filiera nazionale della difesa terrestre e ridurre la dipendenza da fornitori esteri.
La spesa militare dell’Italia nel 2026 resta al momento fissata al 2,8% del PIL, come è stato comunicato da Roma in sede NATO. Il governo, per ora, ha scelto di non ricorrere ai crediti di guerra europei del fondo SAFE destinati agli acquisti congiunti di armamenti.
Ma la tendenza ad aumentare la spesa militare e ad utilizzarla come leva per l’economia appare ormai strutturale, un vero e proprio sistema di Warfare che sta conformando l’intera Europa. Italia inclusa.
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Mario
…acquistiamo carri armati e nel frattempo, abbiamo quasi 3000 carri armati in disuso nel vercellese… anche questi miliardi saranno carta straccia
Giovanni
Altro che “l’Italia ripudia la guerra”… ma tanto, ai buoi basta dare pasture mediatiche e il calcio…