Che l’Ucraina fosse un paese infestato dalla corruzione era risaputo. Che la guerra con la Russia avesse reso il fenomeno quasi un “pilastro” del funzionamento dello stato anche. Il fatto che ormai tale corruzione venga a galla sempre più spesso, colpendo figure di primo piano delle istituzioni, e si sia arrivati persino a una sparatoria per strada tra agenzie di intelligence, è un segnale molto preciso di come l’Ucraina sia un paese fallito, e ognuno cerchi di “recuperare” il possibile per sé.
Il Procuratore generale, Ruslan Kravchenko, è scappato all’estero dopo essere finito al centro di un’indagine che sa più di regolamento dei conti con il NABU e il SAPO, gli uffici anti-corruzione di Kiev. Ieri, anche Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio presidenziale di Zelensky, è apparso sui media ucraini come il principale sospettato per attività di riciclaggio denunciate dalla testata Bihus.info.
Ma ciò che dovrebbe interessare di più ai cittadini europei è una notizia a cui non è stata data tanta rilevanza, anche se riguarda le frodi sul bilancio militare ucraino. Bilancio che viene costantemente rimpolpato con i soldi dei contribuenti del Vecchio Continente, dicendo di assolvere a un dovere di “difesa” dell’alleato sotto attacco. Raccontare ai quattro venti che la corruzione colpisce anche questa voce, spacciata come “esistenziale”, non farebbe di certo bene al sostegno alla giunta di Kiev.
A sollevare il velo su una gestione opaca delle risorse è stata invece un’inchiesta del New York Times, che ha diffuso le informazioni presenti nei rapporti di vari audit condotti dal Servizio statale di audit ucraino e dall’unità di audit interno del Ministero della Difesa.
Stando agli stessi numeri ucraini, solo nel 2024 le perdite stimate per frodi, sprechi e cattiva amministrazione degli appalti per la Difesa ammonterebbero a circa 1,2 miliardi di dollari. A questi si sommano almeno 126 milioni di dollari dissipati a causa di prezzi eccessivi e del rifiuto inspiegabile di offerte più vantaggiose sul mercato.
Dai documenti emerge che sette dei dieci maggiori fornitori militari del paese hanno continuato a ricevere commesse pur essendo al centro di procedimenti penali per frode o inadempienze contrattuali, o persino dopo l’arresto dei rispettivi dirigenti. In totale, sarebbero 18 le società a cui sono stati affidati nuovi contratti pur non avendo onorato quelli precedenti; sei di queste non avevano portato a termine neppure una fornitura. Alcune aziende non avevano nemmeno le licenze necessarie.
Gli audit hanno portato a scossoni ai vertici: Arsen Zhumadilov, a capo dell’Agenzia per gli appalti della Difesa incaricata di assegnare i contratti, si è dimesso a fine agosto dopo aver rifiutato di commentare le rivelazioni. Un ex consulente dell’Agenzia, Tamerlan Vahabov, ha denunciato al New York Times un vero e proprio “schema ricorrente” di frode ai danni delle casse statali.
Lo scorso giugno, un’indagine congiunta del NABU e del SAPO ha rivelato che, tra il 2022 e il 2024, una parte di forniture dal valore di oltre 350 milioni di grivne (intorno ai 70 milioni di euro) di pezzi di ricambio per mezzi corazzati consegnate da un gruppo di società provenivano in realtà da materiale militare già appartenente alle forze armate presso la regione di Kharkiv, registrato fittiziamente come “perduto” durante i bombardamenti russi e poi rivenduto allo stato da intermediari compiacenti.
Se lo schema è ricorrente, significa che sono innanzitutto le aziende ucraine con la compartecipazione di pezzi importanti della politica a speculare sulla guerra, mentre continuano a battere cassa facendo leva sulla “minaccia russa”. Le notizie di armi inviate a Kiev e finite sul mercato nero girano da anni, ma questi casi provenienti dalle stesse indagini ucraine dovrebbero sollevare più di un vespaio sui miliardi e miliardi di forniture date all’Ucraina, senza il controllo su dove finivano questi aiuti.
Invece, sui media dei “volenterosi” continua a vedersi una minimizzazione degli eventi, e bisogna affidarsi al New York Times per sapere che, alla luce delle inchieste ricordate, c’è stato un certo sgomento da parte dei vertici europei per la richiesta di 23 miliardi fatta da Kiev per coprire i buchi nel bilancio della Difesa.
Anche nel caso del giornale stelle-e-strisce bisogna mettere in chiaro una cosa: la denuncia della profondità della corruzione ucraina, a discapito delle capacità militari nella guerra con la Russia, hanno oggi una cassa di risonanza significativa oltreoceano perché ci si prepara a scaricare il prima possibile Zelensky e compagnia, con tutto il loro paese. Bisogna solo trovare le modalità, ma intanto si prepara il terreno dell’opinione pubblica.
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