Il cortocircuito tra bassi salari e affitti altissimi alla fine si va manifestando in tutti i suoi aspetti, andando a smantellare anche quello che una volta era vissuto come “un terno al lotto” ossia il posto di lavoro pubblico.
Emblematico, in tal senso, è quanto denunciato da una nota dell’USB Giustizia inviata al ministro Carlo Nordio e ai vertici del Ministero della Giustizia, dove viene denunciata una situazione che non può più essere ignorata: il posto fisso non basta a rendere attrattivo un lavoro segnato da stipendi poco adeguati, carichi eccessivi, scarse o assenti possibilità di carriera, costi di trasferimento elevati e limitate possibilità di conciliare vita e lavoro.
I dati sulle assunzioni dei cancellieri, rilanciati in questi giorni dai media e non ancora ufficiali, indicano un tasso medio ponderato di rinuncia del 73,55% al concorso per 2.600 posti. Un segnale che, insieme alle difficoltà nel trattenere il personale già in servizio, mostra quanto sia urgente intervenire sulle condizioni di lavoro e sulle politiche del personale.
Alla base della maggior parte delle rinunce c’è la difficoltà ad accettare assegnazioni lontano dalla propria residenza a causa della sostanziale impossibilità di sostenere i costi di una nuova abitazione con il magro salario frutti di contratti nazionali che continuano a far perdere potere d’acquisto a lavoratrici e lavoratori pubblici.
Per questo la nota richiama innanzitutto il tema salariale: il trattamento accessorio della Giustizia resta molto distante da quello di altre amministrazioni. Le risorse del PNRR destinate al personale della Giustizia per il 2024 e il 2025 rappresentano una misura temporanea e, per USB, devono diventare strutturali, trovando copertura nel bilancio ordinario.
Ma la questione non è soltanto economica. Le carenze di organico alimentano sovraccarichi di lavoro e rendono difficile garantire un servizio efficiente.
A questo si aggiungono rigidità nell’accesso al lavoro agile e al coworking, difficoltà abitative per chi deve trasferirsi e il blocco della mobilità verso altre amministrazioni, prorogato di anno in anno dal 2016.
Per rispondere all’accumulo di questi problemii, l’USB rivendica un salario accessorio adeguato o quantomeno in linea con quello delle altre amministrazioni; l’inserimento del personale giudiziario nei piani abitativi; flessibilità nell’organizzazione del lavoro e della prestazione lavorativa, con accesso a smart working e coworking senza disparità tra uffici; il superamento del blocco della mobilità verso l’esterno; ambienti di lavoro sicuri e salubri e una concreta tutela del benessere lavorativo.
Il sindacato ha chiesto al Ministero un incontro immediato per individuare soluzioni adeguate che rispondano ai bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori della Giustizia. Trattenere il personale non si ottiene impedendogli di andare via, ma rimuovendo le condizioni che lo spingono a farlo.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
