Gli studenti piacciono se protestano in paesi “nemici”. In quel caso i giornali se ne riempiono le pagine, e gridano ala dittatura se la polizia – altrove – li carica e li arresta.
Quelli di casa nostra (italiani, francesi, spagnoli, tedeschi, ecc) invece “disturbano il traffico”, “danneggiano le scuole”, “bruciano bandiere di Usa e Israele”, “sventolano bandiere palestinesi”… insomma, se la polizia li carica fa benissimo, no?
Pur di non farli emergere i media sono ora disposti a parlare degli autotrasportatori ed agricoltori che nel Mezzogiorno stanno bloccando da giorni le strade con i loro mezzi contro il prezzo incontrollabile dei carburanti. Silenziati anche loro per giorni, ora tornano utili…
Oggi però tutti sono costretti a parlare delle decine di piazze riempite in tutta Italia dagli studenti che mettono in atto concretamente il “No Meloni Day”. I cronisti più vili cercano come sempre il dettaglio che possa far parlare di altro invece che delle ragioni della protesta, delle rivendicazioni e di come confliggano apertamente con le scelte del governo (sia italiano che di altri paesi europei…).
Però le cifre e la calma generale rivelano quei cronisti quel che sono: servi dei servi dei servi dei servi.
Oltre 20.000 a Roma, “soldi alla scuola, non alla guerra”, “la storia la scrivono i popoli”, “qui nessuno è straniero” (alla faccia dei decreto Meloni-Valditara). Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale: “Dai porti alle scuole, studenti e lavoratori uniti”.
“Tout le monde déteste la police“, si grida in tutte le piazze in solidarietà con gli studenti d’Oltralpe.
Quando un portatore di microfono prende coraggio e si avvicina a chiedere almeno un perché delle proteste la risposta è netta: “Non è più il momento del dialogo, siamo arrabbiati. Non ci sono i soldi per le nostre scuole ma per le loro guerre sì. Siamo stanchi, non vogliono che mettiamo in discussione la guerra che ci fanno vivere. Lo ribadiamo, noi la guerra non la paghiamo. Se questa settimana abbiamo occupato trenta scuole, la prossima settimana saranno cento. Blocchiamo tutto“.
La mobilitazione, com’è noto ai nostri lettori, è stata indetta da Osa e Cambiare Rotta, organizzazioni giovanili che hanno acquisito negli ultimi anni un ruolo importante, collegandosi sempre più strettamente alle lotte operaie. Come del resto dimostra il richiamo di molti striscioni allo sciopero generale del 30, indetto da Usb ma che promette una partecipazione decisamente più vasta.
Tutti i nodi stanno arrivando al pettine, non è più il momento di stare a guardare…






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