Almeno 400mila studenti sono scesi oggi in piazza in tutta Italia, ed hanno già rilanciato la mobilitazione per il 30 ottobre per lo sciopero generale e il 20 novembre per lo sciopero studentesco europeo contro la guerra
È stato decisamente un successo il No Meloni Day, lo sciopero studentesco indetto dall’Osa per questo venerdì 16 ottobre, con oltre 40 piazze nel paese e studenti e studentesse a decine di migliaia in corteo come i loro coetanei francesi.
Oggi si è palesato nelle piazze di tutta Italia un movimento studentesco fatto di scioperi, occupazioni, rivendicazioni semplici: ritiro del ddl razzista sulla scuola, 13 miliardi all’edilizia, no alla riforma degli istituti tecnici e professionali, stop al carovita. Rompere la scuola caserma per una nuova scuola pubblica!
Il prossimo passo su cui rilanciano gli studenti è lo sciopero generale del 30 ottobre, indetto dall’Usb e con lo sciopero studentesco a livello europeo del 20 novembre contro la leva militare e la militarizzazione.
Gli studenti piacciono se protestano in paesi “nemici”. In quel caso i giornali se ne riempiono le pagine, e gridano ala dittatura se la polizia – altrove – li carica e li arresta.
Quelli di casa nostra (italiani, francesi, spagnoli, tedeschi, ecc) invece “disturbano il traffico”, “danneggiano le scuole”, “bruciano bandiere di Usa e Israele”, “sventolano bandiere palestinesi”… insomma, se la polizia li carica fa benissimo, no?
Pur di non farli emergere i media solo adesso sono disposti a parlare degli autotrasportatori ed agricoltori che nel Mezzogiorno stanno bloccando da giorni le strade con i loro mezzi contro il prezzo incontrollabile dei carburanti. Silenziati anche loro per giorni, ma ora tornano utili…
Oggi però tutti sono costretti a parlare delle decine di piazze riempite in tutta Italia dagli studenti che mettono in atto concretamente il “No Meloni Day”. I cronisti più vili cercano come sempre il dettaglio che possa far parlare di altro invece che delle ragioni della protesta, delle rivendicazioni e di come confliggano apertamente con le scelte del governo (sia italiano che di altri paesi europei…). E se non ci sono episodi degni di nota, basta titolare “tensioni”, magari accompagnando il titolo con una foto di poliziotti col manganello alzato…
Però le cifre e la calma generale rivelano quei cronisti per quello che sono: servi dei servi dei servi dei servi.
A Roma un corteo da decine di migliaia di ragazzi e ragazze ha sfilato davanti al Colosseo e si è mosso verso il Ministero, dove hanno chiesto di essere ascoltati da Valditara in persona, il ministro non può fare lo struzzo e scappare all’infinito. I problemi delle scuole sono enormi, la situazione è drammatica, vogliamo essere ascoltati adesso.
Oltre 20.000 a Roma gridano “soldi alla scuola, non alla guerra”, “la storia la scrivono i popoli”, “qui nessuno è straniero” (alla faccia dei decreto Meloni-Valditara). Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale: “Dai porti alle scuole, studenti e lavoratori uniti”.
Migliaia gli studenti in piazza anche a Torino, Bologna, Milano, Napoli e in decine di altre città.
Due bandiere di Stati Uniti e Israele sono state bruciate a Roma, mentre a Torino la polizia ha scatenato gli idranti contro gli studenti. “Tout le monde déteste la police“, si grida in tutte le piazze in solidarietà con gli studenti d’Oltralpe.
Quando un portatore di microfono prende coraggio e si avvicina a chiedere almeno un perché delle proteste, la risposta è netta: “Non è più il momento del dialogo, siamo arrabbiati. Non ci sono i soldi per le nostre scuole ma per le loro guerre sì. Siamo stanchi, non vogliono che mettiamo in discussione la guerra che ci fanno vivere. Lo ribadiamo, noi la guerra non la paghiamo. Se questa settimana abbiamo occupato trenta scuole, la prossima settimana saranno cento. Blocchiamo tutto“.
La mobilitazione, com’è noto ai nostri lettori, è stata indetta da Osa e Cambiare Rotta, organizzazioni giovanili che hanno acquisito negli ultimi anni un ruolo importante, collegandosi sempre più strettamente alle lotte operaie. Come del resto dimostra il richiamo di molti striscioni allo sciopero generale del 30 ottobre ma che promette una partecipazione decisamente più vasta. E poi il 20 novembre gli studenti di mezza Europa scenderanno in piazza per respingere i progetti di reintrodurre la leva militare e la militarizzazione delle scuole e della società.
Tutti i nodi stanno arrivando al pettine, non è più il momento di stare a guardare…






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Stefano
Studenti, operai uniti nella lotta.