Anche gli autotrasportatori non sono più quelli di una volta… Quelli che, per esempio, bloccando il Cile, “giustificarono” la scelta americana del colpo di stato di Pinochet.
Altri tempi, altro continente, altra struttura sociale. In Italia il settore mischia e confonde grandi gruppi della logistica (quelli che “fanno il mercato” e stabiliscono le tariffe), dipendenti in senso stretto, “padroncini” con due o tre Tir, o magari uno solo di cui sono anche autisti.
Tutti egualmente definiti – o autodefiniti – “camionisti”, anche se le differenze interne sono grandi. Stessa tra cosa tra gli agricoltori, in buona parte associati nella Coldiretti guidata dal meloniano di ferro Ettore Prandini, peraltro figlio di Giovanni, negli anni ‘80 ministro democristiano della Marina Mercantile e dei Lavori Pubblici.
La Cia, una delle maggiori associazioni del settore primario (niente a che vedere con l’omonima “ditta” spionistica americana), ieri ha organizzato un presidio davanti a Montecitorio.
Due categorie stressate dal caro gasolio e che ora bloccano le strade, fermando i rifornimenti essenziali per un po’ tutta la filiera della distribuzione, ma con ricadute visibili pesanti soprattutto per supermercati e distributori di carburante.
Due mondi con i vertici “a destra”, storicamente, pronti a rispettare i “governi amici” e a farsi sentire pesantemente da quelli appena un poco diversi.
Se non si tiene presente il fatto che questo settore rappresenta da sempre una componente importante del “blocco sociale” destrorso non si capisce neanche perché da dieci giorni blocchi le strade senza che il governo “legge e ordine” si sia ricordato di aver inventato, tra i tanti “reati” dei “decreti sicurezza”, anche quello di blocco stradale, persino “col proprio corpo” e basta.
Fossero stati studenti o operai, insomma, sarebbero stati caricati dalla polizia fin dal primo giorno…
Ma il tempo del doppio standard – benevolo, in questo caso – è finito anche per questo settore sociale. Ieri l’improvvisa inversione di marcia del governo, con la polizia inviata a schedare i manifestanti (1.400 autisti identificati, “scorte” per quelli che decidevano di mollare i blocchi, intimidazioni in genere per tutti gli altri, pressione sulle associazioni “di area”).
Il redivivo ministro dell’agricoltura “e della sovranità alimentare”, Francesco Lollobrigida, che era scomparso dai radar dopo aver bloccato – lui – un Frecciarossa per una discesa fuori programma ed aver perso la familiarità acquisita con la premier (era noto come “il cognato”), si è spinto subito sulle vette del complottismo: “sono evidenti le infiltrazioni criminali”. Restiamo in attesa dei “camionisti pro-Putin”, ma il clima è ormai questo: quando non sai che fare, meni e spargi sospetti…
Il governo avrebbe dato infatti ordine di “scrutare” dentro i casellari giudiziari per vedere chi, tra i camionisti (ripetiamo: autisti e “padroncini”, non certo tra i titolari delle grandi imprese della logistica) ha dei precedenti penali per qualsiasi tipo di reato, così da “provare” affermazioni che altrimenti sarebbero solo risibili o confinate al complottismo.
La pressione politico-poliziesca ha avuto come unico effetto, finora, quello di far sospendere l’agitazione e i blocchi in Sicilia e Calabria, per ragioni geografiche le regioni più penalizzate. Ma il dichiarato “senso di responsabilità” delle associazioni locali ha iscritta anche la data di scadenza: in assenza di segnali concreti, non potranno che riprendersi le strade.
Sul versante “dialogo”, dopo giorni di silenzio e un mezzo appuntamento per il 27 (pensato nella logica di evitare la possibile saldatura con lo sciopero generale del 30), il governo ha annunciato per oggi un decreto per far finalmente erogare quasi 500 milioni di “ristori” promessi al settore già diversi mesi fa ma mai usciti dalle casse dello Stato.
Non soldi nuovi, insomma, solo quelli “dimenticati” in qualche cassetto pronti ad essere stornati su altre voci di bilancio,magari per il riarmo…
Idem per gli agricoltori, con impegni che assommati si aggirano sul miliardo di euro. Ma è anche chiaro che il problema dei prezzi dei carburanti dipende dalla situazione internazionale, ergo dalle scelte sciagurate di questo governo come dei precedenti, dalla struttura delle accise su cui si paga poi anche l’Iva, ecc. Dunque sono palliativi che rimandano il problema – la sopravvivenza di imprese e persone – di qualche settimana, massimo qualche mese, ma non risolvono nulla.
Quindi il governo post-fascista resta con la mano sulla pistola, pardon, sul manganello. Quando l’unico strumento che hai è un martello tutto comincia a somigliare ad un chiodo. Anche i tuoi piedi o meglio un “settore di massa” del tuo blocco sociale-elettorale.
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