Circa trecento persone hanno partecipato mercoledì pomeriggio al presidio “Milano non vuole la violenza” promosso dal PD cittadino, raccogliendo l’appello della Cgil a scendere in piazza “per la coesione sociale” dopo i fatti accaduti sabato e domenica nel centro cittadino.
Un presidio silenzioso: solo la lettura di un comunicato all’inizio dal camion Cgil, poi musica e qualche slogan… Meglio evitare rischi.
Più che un presidio, si è trattato di fatto di una conferenza stampa, tra bandiere di PD, Cgil e Cinque stelle, che ha visto protagonisti, oltre al segretario generale Cgil Stanzone, il sindaco Sala e gran parte della platea di possibili candidati a Palazzo Marino; presenti infatti Majorino, Calabresi, l’attuale vice di Sala Scavuzzo, ma anche Carlotta Cossutta.
Oltre Italia Viva, senza bandiere anche Verdi e Sinistra che ingaggiano lo “scontro” con la casa madre per mezzo social, proseguendo così nel solco dell’atteggiamento polemico – ma mai di rottura con la maggioranza comunale, ovviamente – un modello comodamente sperimentato in questi anni attorno alla questione palestinese.
Assente la federazione milanese di Rifondazione, scelta applaudita dal segretario nazionale Acerbo. Motivo? “Aver preso atto che non sarà possibile intervenire” …
Scrivevamo mercoledì su questo giornale che le parole d’ordine e i contenuti della chiamata Cgil in Piazza della Scala lasciavano poco spazio alla fantasia, e così è stato.
Il sindaco Sala ha benedetto l’arrivo dei militari, “disciplinato” però da Mattarella. Poi Stanzone, Majorino e Scavuzzo fanno il controcanto alle dichiarazioni di Calabresi, con parole sostanzialmente sovrapponibili: il governo è responsabile (giusto!), non sottovalutare il disagio delle nuove generazioni (stavolta forse ci siamo) e perciò… Non ci servono i militari, vogliamo più polizia!
Di più, per Majorino, l’astro “nascente” dell’alternativa a sinistra a Sala, il modello da seguire è quello indicato dell’ex capo della polizia Gabrielli.
Se qualcuno si aspettava una risposta minimamente degna contro quanto questo governo criminale sta mettendo in campo in fretta e furia – vedi i 500 parà della Folgore e i blindati dell’esercito a Milano e un nuovo decreto-sicurezza – resterà ampiamente deluso. E infatti non erano molti a nutrire queste speranze, almeno a giudicare dai numeri della piazza, di cui qualche decina erano, per altro, giornalisti e fotografi.
Siamo in presenza di misure pensate per aumentare ancora il livello di repressione e la chiusura dei residui spazi democratici di questo paese, che meritano risposte assai più decise, mirate e determinate.
Decisamente diversi i contenuti, invece, dell’appuntamento promosso in Duomo da Non una di meno con lo slogan “Ci volete in casa, saremo in piazza. Definiamo violenza”. Anche se la scelta di promuovere l’iniziativa a pochi metri e un’ora dopo quella di piazza Scala – con la Cossutta pontiera tra i due appuntamenti – non è apparsa delle più felici se l’intenzione era quella di marcare una cesura netta con la piazza di Cgil e Pd.
A margine, in via Torino si riuniva nelle stesse ore un’improbabile decina di vannacciani, a fare da controcanto al presidio di lunedì delle destre di governo. Per decenza, lasciamo immaginare ai lettori il tenore degli interventi.
Per fortuna che Milano non è solo questa. Ventiquattr’ore prima eravamo in una assemblea cittadina di costruzione della giornata di sciopero generale del 30 ottobre promossa dall’USB.
Tanti interventi determinati e con le idee chiare, anche sui fatti dello scorso fine settimana: raccogliere e organizzare la rabbia che sempre più forte sale da tanti settori della società continuare a costruire un’opposizione degna e conflittuale al governo della guerra e del carovita, bloccare come l’autunno scorso il paese.
Nell’assemblea si sono confrontati organizzazioni politiche e giovanili indipendenti, centri sociali, lavoratori della cultura, studenti e insegnanti de “La conoscenza non marcia”, Bds, “Donne contro guerra e genocidio”, circoli Anpi coraggiosi come quello di Crescenzago e associazioni e realtà cittadine autorganizzate.
Verso il 30 ottobre l’appuntamento lanciato è per questo sabato davanti alla sede Arera, la cosiddetta Autorità di controllo sui prezzi dell’energia. Le parole d’ordine sono esplicite: “Il carovita è un crimine. Fermiamo guerrafondai e speculatori”. L’appuntamento è alle ore 11.00. Quello originario era alle 14.00 la la Questura ha posto una prescrizione.
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