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Sbatti il mostro in prima pagina

Prima le vetrine, poi i “maranza”, ora la gogna contro Youssef Siher. Contro il movimento si mette in moto la macchina della repressione.

Prima ci hanno provato con le vetrine di via Montenapoleone, ma niente da fare: nessuno piange per una giacca di Gucci. In questo paese si piange per il carrello della spesa, per la bolletta, per l’affitto, per i salari da fame.

Allora il governo è passato alla forza. Sabato 24, nelle piazze di tutta Italia, quasi 5.000 persone sono state identificate, 371 portate in questura e 9 arrestate. Dei 371 fermati, 110 sono minorenni. Sono ragazzi di 15, 16, 17 anni. Per loro, oltre all’imputabilità dai 14 anni e le multe ai genitori, il ministro Nordio annuncia più posti nelle carceri minorili. Evidentemente, per nuovi posti carcere i soldi si trovano sempre. Con gli autotrasportatori ci sono andati un po’ più leggeri, ma nemmeno tanto. 2.065 identificati, 79 denunciati e 242 sanzionati.

La mobilitazione però non si è fermata. E allora serve un mostro da sbattere in prima pagina. Sabato a Milano viene fermato Youssef Siher, 30 anni, italiano di seconda generazione, attivista per la Palestina. La Procura lo considera l’ideatore della pagina “Movimento 17 ottobre” e gli contesta l’istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e il nuovo reato di violenza organizzata introdotto dal decreto sicurezza.

Prima ancora della convalida del magistrato, il suo nome di Youssef è su tutte le prime pagine. I giornali scrivono dei suoi studi, di chi gli ha dato lavoro, perfino della moglie. Poi arriva la parola magica: ”Hamas”. I titoli parlano di “verifiche su legami con presunti finanziatori di Hamas”, ossia con un’altra inchiesta contro l’Associazione Palestinesi d’Italia che non è ancora riuscita a dimostrare nulla, se non a colpire il movimento palestinese in Italia.

Lo stesso articolo ammette che il nome di Youssef non compare in quell’inchiesta, ma è un dettaglio. Quel nome suona troppo bene e conferma la tesi per cui se il paese va male è per colpa del legame tra la sinistra radicale e gli islamisti (parole di Salvini).

Qui non si tratta di difendere Youssef Siher. Qui si tratta di difendere il diritto al dissenso e di smantellare un sistema repressivo che dai decreti Minniti, ai pacchetti sicurezza Conte-Salvini fino ai decreti sicurezza di Meloni, servono a impedire la possibilità di un cambiamento reale in questo paese.

Chiediamo quindi il ritiro dei decreti sicurezza; lo stop ai fermi preventivi contro i minorenni; il rispetto della presunzione di innocenza, per tutti.

Il 30 ottobre sciopero generale. Cambiamo tutto.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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1 Commento


  • Daniele Tamburlini

    a me questo arresto ha ricordato l’ arresto di Valpreda.

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