(In aggiornamento) Tutto oltre le speranze, tutto oltre la strategia della paura, tutto oltre la “repressione preventiva” delle precettazioni salviniane, forse il peggiore – in tutti i sensi, anche da quello dell’efficienza come boss della reazione – dei sedicenti governanti di questo paese.
Lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base e poi anche dai Cobas, ha riempito come difficilmente prima oltre 50 piazze in tutt’Italia. Qualcosa di clamoroso per gli snobbatissimi sindacati di base, descritti sempre nei talk show e nei Tg come dei rompiscatole ideologizzati, senza reale presa sul mondo del lavoro.
Poi, stamattina, hanno dovuto fare i conti con uno sciopero intercontinentale – il primo, nel suo genere e in queste proporzioni, dei portuali europei, latino nord-americano, australiani e asiatici. Una giornata di mobilitazione mondiale nei porti contro il traffico di armi, lanciata ovviamente da altrettante sigle sindacali, che coinvolge più di 100 scali in oltre 20 Paesi, frutto di un lungo lavoro di relazioni internazionali tra lavoratori che non ci stanno alle guerre e ai genocidi.
E qui da noi il governo Meloni deve fare ora i conti con centinaia di migliaia di lavoratori di un po’ tutte le categorie, che oltre a scioperare hanno anche attraversato le strade accompagnati da studenti, pensionati, gente in difficoltà con la casa, le bollette, i carburanti. Con ogni aspetto della vita quotidiana, perché lo schiacciamento verso la povertà non conosce limiti. Alla base di tutto, da Palermo a Trieste, lo slogan “Abbassatele armi, alzate i salari“.
La tenaglia contro la mobilitazione aveva scelto due strumenti principali: la precettazione dei lavoratori del trasporto pubblico (Treni, autobus, aerei, ecc), che sono anche i comparti che quando si fermano fanno avvertire a tutta la popolazione che qualcosa sta accadendo. E poi la “campagna di terrore mediatico” che doveva spaventare a morte i potenziali manifestanti, convincendoli a restare a casa (qui di fianco un esempio tra i tanti, neanche il più lurido).
Non ha funzionato.
Segno che c’è stata una rottura sociale vera, che si sta consolidando – con i suoi tempi e le sue modalità – in frattura politica tra maggioranza della popolazione e governo Meloni – che ormai sembra non imbroccarne più una, riuscendo a far incazzare proprio tutti – ma senza dimenticare che buona parte del massacro sociale pregresso (su pensioni, art. 18, mancata indicizzazione di salari e pensioni, ecc) è venuto dal Pd, dai “governi tecnici” e dalla politica sindacal-padronale adottata da CiglCislUil.
Impressionati dai numeri reali, anche se “ricalcolati” secondo le ben note pratiche questurine (“un milione di persone in piazza, 5.000 secondo la questura“), ora i tg stanno facendo una clamorosa marcia indietro, anche perché gli unici “violenti” in piazza sono stati alcuni poliziotti non proprio in pieno autocontrollo (fomentati da chi e perché, è fin troppo chiaro).
A Roma almeno 50.000 persone – con davanti i trattori degli agricoltori e alcuni taxi – sono partite da piazza dei Cinquecento (la stazione Termini), dove sono arrivati diversi cortei (studenti, Roma, est, ecc), ed hanno compiuto un lungo giro sotto i ministeri per portare il proprio “caldo saluto” proprio a Salvini (ex ministeri dei Trasporti e delle Infrastrutture, ora riuniti) e poi tornare nuovamente alla Stazione per proseguire verso il Colosseo. Dove poi verranno piantate le tende dai movimenti per la casa, in attesa della grande assemblea generale prevista per domenica mattina. Un pezzo dell’enorme corteo che ha riempito i Fori Imperiali e tutta via Cavour ha deviato su via Annibaldi in direzione di Porta San Paolo.
L’unico intoppo è stata proprio la massa inattesa di manifestanti. All’altezza di piazza Indipendenza, infatti, la testa del corteo si è dovuta fermare a lungo in attesa che finisse di muovere i primi passi “la coda”, che ancora ostruiva la strada.
In nessuna città c’è stato alcun incidente di rilievo, nonostante le “tensioni previste” dal Viminale e riprese come allocchi decerebrati da tutti i media mainstream. In ogni luogo la partecipazione è andata molto al di là di previsioni e aspettative.
A Genova, cuore della mobilitazione internazionale dei portuali, in migliaia si sono concentati al presidio organizzato dall’Usb per le altre categorie a partire dalle 10 in piazza Acquaverde mentre i portuali presidiavano invece il varco Albertazzi al porto. Davanti alla stazione di Principe sono arrivati anche gli studenti universitari.
Dopo aver percorso via Balbi e attraversato la stazione ferroviaria di Genova Principe, il corteo è arrivato in via Bruno Buozzi, mentre continua il presidio dei lavoratori portuali con il blocco del varco Albertazzi dove è stata allestita una cucina da “campo” con distribuzione di pasta. L’appuntamento per la ripartenza del corteo era alle 14.30 e alle 14.40 il corteo di portuali, lavoratori e studenti a Genova è ripartito.
Dopo una sosta di circa due ore Davanti al varco Albertazzi, i manifestanti sono entrati nell’area portuale, come annunciato in mattinata, per poi proseguire verso il centro cittadino.
Nel frattempo, la partecipazione è aumentata fino a raggiungere circa 20mila persone. La manifestazione si è svolta finora senza scontri né incidenti. È stata riaperta al traffico l’uscita della sopraelevata verso via di Francia, in direzione ponente.
Ci piace citare anche l’altra città portuale, Livorno, dove più di 15.000 persone hanno fatto cordone intorno ai portuali e allo scalo, fermando in pratica tutte le operazioni.
A Mestre, invece, il corteo di studenti e lavoratori si è trovato davanti un sbarramento di polizia alla base di un cavalcavia che immette verso Venezia; il tentativo di andare avanti è stato fermato con manganelli e scudi dai poliziotti.
A Milano un grande corteo di almeno 40mila persone è partito da Piazzale Loreto, dove si erano ricongiunti i due cortei partiti da Piazza Duca D’Aosta e da Piazza Leonardo da Vinci, ed ha raggiunto la Tangenziale occupandola per più di due ore. Oltre mille, invece, a Brescia.
A Treviso, alcune uova colorate sono state lanciate contro la sede di Confindustria, come “sanzione” contro gli industriali per “le pessime condizioni di lavoro e nel finanziamento dell’industria bellica“. A Venezia, oltre 5mila persone in Campo San Bortolo, e sulla statua di Goldoni è stato appeso uno striscione “Venezia antifascista”.
Al microfono, gli organizzatori della manifestazione hanno annunciato la presenza di un raduno di neofascisti sull’isola di San Servolo, concessa a loro dal sindaco di Venezia, il leghista Venturini. Il corteo, assolutamente pacifico, è poi proseguito per il Ponte di Rialto.
A Torino i manifestanti hanno marciato con un fittissimo corteo per le vie del centro, ma all’altezza di via Po la polizia ha provato ad impedire allo spezzone di Askatasuna di unirsi al corteo principale. Un po’ di “pressione” è stata sufficiente a far aprire il cordone e risolvere il problema.
Davanti al Comune, un gruppo di agricoltori ha scaricato del letame per protestare contro il riarmo. Intorno alle 10.30 antagonisti e Askatasuna si sono diretti verso Porta Susa, staccandosi dal resto del grande corteo che ha proseguito nel percorso concordato.
A Napoli l’Usb parla di almeno 30mila persone che si sono radunate fin dalle prime ore del mattino in piazza Mancini, a pochi metri dalla stazione di Piazza Garibaldi, per dare il via al corteo di protesta. Slogan e striscioni duri e fantasiosi: i più giovani hanno esposto cartelli con slogan come “Contro guerra, caro vita e caro studi strappiamogli il futuro” e “Meloni vai via altrimenti ci arrabbiamo“.
Ai piedi della statua di Garibaldi, lo spezzone della Gen Z ha srotolato lo striscione “Riprendiamoci tutto – Gen Z in rivolta“. Dopo aver percorso un centinaio di metri su via Reggia di Portici e prima di arrivare all’ingresso dell’autostrada, i manifestanti a Napoli hanno deciso di occupare la strada su entrambi i sensi di marcia, mandando in tilt il traffico in entrata e uscita dalla città. Una scelta dovuta alla decisione delle forze dell’ordine di non consentire ai manifestanti l’accesso in uno dei vachi del porto di Napoli. Il corteo è poi straripato invadendo i binari della ferrovia.
A Bologna decine di migliaia di manifestanti si sono ritrovate in Piazza Maggiore. Gli studenti, prima del concentramento principale, hanno organizzato blocchi agli ingressi delle scuole in diverse zone della città. Il corteo è poi sfilato sotto le Due Torri per dirigersi lungo Strada Maggiore. Dopo di che, ingrossatesi le fila fino a raggiungere gli 80.000 partecipanti, il corteo ha sfondato sulla tangenziale, occupandola per tre chilometri e bloccando di fatto la circolazione in città.
Migliaia di persone sono scese in strada anche a Firenze, con la protesta guidata dallo striscione “Contro guerra e caro vita blocchiamo tutto”. Partito da piazza Bambine e Bambini di Beslan (alla Fortezza da Basso), il corteo attraversa viale Strozzi, viale Lavagnini, piazza della Libertà, via Cavour, piazza San Marco e piazza dell’Indipendenza, per poi proseguire verso Porta al Prato e concludersi in piazza Vittorio Veneto. La mobilitazione riguarda comunque l’intera regione, interessando scuole, università e trasporti, oltre alla rete portuale.
“In Europa oltre 100 porti scioperano perché poli strategici della logistica bellica: i portuali non lavorano per la guerra”, sottolinea l’Usb locale. Manifestazioni sono in corso anche a Carrara, Pisa, Siena, Grosseto, Piombino e Massa.
A Pisa almeno 4.000 i manifestanti hanno sfilato nel corteo promosso dall’Usb in occasione dello sciopero generale “contro il carovita”. Centinaia gli studenti delle scuole superiori e dell’università hanno partecipato alla manifestazione. Il corteo ha attraversato pacificamente le principali vie del centro e raggiungendo la statale l’Aurelia per poi tornare in centro attraverso i lungarni.
A Vicenza la mobilitazione è cominciata con due cortei, uno promosso da studenti e centri sociali, partito dal piazzale della stazione ferroviaria, e uno organizzato dall’Usb, con concentramento in piazza Castello.
Le due manifestazioni si sono poi riunite in viale Milano. Il corteo ha raggiunto la rotatoria di Ponte Alto, occupando entrambe le corsie della strada e bloccando il traffico in entrata e in uscita dalla città.
Una parte dei partecipanti si è diretta verso il raccordo della tangenziale, con l’obiettivo di raggiungerla e bloccarne l’accesso. All’altezza del raccordo nord-est di viale del Sole, il corteo ha incontrato lo sbarramento della polizia schierata in tenuta antisommossa che ha usato idranti e lacrimogeni, per farlo indietreggiare. Secondo quanto riferito dagli organizzatori del corteo, tre manifestanti sarebbero rimasti feriti, uno dei quali sarebbe stato colpito alla testa da un lacrimogeno.
In migliaia si sono radunati a Palermo sfilando dietro allo striscione d’apertura “Contro guerra e carovita blocchiamo tutti”. Il corteo, partito da piazza Politeama, ha paralizzato il centro attraversando via Ruggero Settimo e spingendosi fino a piazza Verdi, davanti al Teatro Massimo.
Numerose le scuole occupate: dai megafoni dell’organizzazione sono state citate e ringraziate la dozzina di scuole occupate nel capoluogo siciliano per sostenere la protesta. La piazza vede uniti lavoratori e studenti con cartelli che chiedono lo stop a Cpr, spese militari e accordi con Israele, rivendicando invece fondi per sanità, istruzione e salario minimo. Corali i cori “Palestina libera” e i grandi striscioni “Né bombe né carovita”.
Anche Nuoro in piazza, davanti al palazzo municipale, per il corteo, organizzato da Usb, sino a piazza Vittorio Emanuele. In città serrande abbassate, lavori bloccati e biblioteca chiusa in segno di protesta. Migliaia i manifestanti, in particolare studenti, insegnanti, lavoratori.
In migliaia a Perugia hanno sfilato in corteo per le strade cittadine, giungendo fino alla stazione Fontivegge, bloccandola. Gli studenti al termine della manifestazione hanno occupato l’università di Filosofia

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Il comunicato dell’Usb
In corso una grande giornata di sciopero, lotte e manifestazioni il movimento sindacale di classe è vivo, il conflitto non è morto
Oltre 60 piazze in tutta Italia, con almeno un milione di lavoratori e lavoratrici che hanno aderito allo Sciopero Generale proclamato dalla Confederazione USB, 1.500 000 nelle piazze nonostante precettazioni, terrorismo mediatico e minacciosa presenza delle forze dell’ordine, una enorme presenza di studenti e giovani indisponibili a tornare a casa.
A Roma il corteo conta almeno centomila manifestanti, lavoratori e lavoratrici, i trattori degli agricoltori e studenti. In piazza anche i delegati del settore trasporti, colpito dall’ingiusta e illegittima precettazione del ministro Salvini.
A coronare il successo della giornata di lotta l’epocale mobilitazione mondiale dei lavoratori portuali mobilitati per la seconda volta per impedire il traffico di armi, dire no alla guerra, difendere la loro professione. Da Genova a Melbourne, da Veracruz a Mumbai, dal Pireo di Atene al porto di Istanbul per la prima volta nella storia recente uno sciopero internazionale proclamato dalle organizzazioni sindacali di classe ha rilanciato il ruolo decisivo dei lavoratori nelle lotte per la pace e per il cambiamento.
A una prima valutazione della entusiasmante risposta alla chiamata alla mobilitazione possiamo senz’altro dirci enormemente soddisfatti, sempre più determinati a proseguire nelle lotte contro la guerra, l’austerity, l’attacco in corso alla scuola, alla sanità, al diritto all’abitare, ai salari e alle pensioni.
Brillano per assenza in questa straordinaria giornata di lotta le confederazioni concertative che ancora di più dimostrano la distanza tra le loro scelte burocratiche e di compatibilità con la disponibilità dei lavoratori e dei giovani a tornare protagonisti del loro futuro e a lottare per conquistarlo.
L’avviso di sfratto che oggi è stato recapitato a Meloni e al suo governo è stato sottoscritto da milioni di cittadini e cittadine italiani ormai allo stremo a causa del carovita, e degli aumenti dei carburanti e delle tariffe a cui si vuole negare anche rappresentanza sindacale e politica.
Non ci fermiamo certamente qui.
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antonio D.
…il 30 ottobre 2026, rappresenterà la rottura del letargo imposto dal sistema neoliberista! L’onda di un nuovo illuminismo rischiarerà il “buio” nel quale è costretta una gran parte della società! Ricordiamo questa data; essa è il: ..punto di svolta. Oleè
maria
grazie USB
franco
grande. grandissima, bellissima dimostrazione dell’Italia che lavora e che studia! Non fermarsi, non cadere nei settarismi. unire le lotte. Non disertare lo sciopero indetto dalla CGIL per il 20 novembre(qualsiasi sua la considerazione che si ha di questo sindacato – ma appunto mettendolo di fronte alle sue responsabilità difronte alla sua base).
contro il caro vita, contro la guerra e il riarmo, contro l’aumento della vita lavorativa, per il recupero integrale del valore di salari e pensioni, per una sanità gratuita e universale, per un effettivo diritto allo studio. contro il caro affitti, per un enbargo contro israele, contro il bloqueo a Cuba. Per la cacciata ddl governi Meloni. Questo è quello che ha chiesto la piazza di oggi, questo è quello che divra’ chiedere la piazza del 20.
Angelo
I lavoratori tedeschi guardano all’Italia e alla Francia. Noi attivisti nella Linke e nel sindacato abbiamo bisogno del vostro esempio per abbattere il muro dell’opportunismo parlamentare e della politica sindacale della concertazione. Grazie da Berlino!
Sergio Binazzi
una manifestazione meravigliosa non ho parole per descrivere la mia felicità.