Menu

“Combattenti dello Stato Maschile” o “Nuova Falange Armata”?

Trent’anni fa, tra il 1990 e il 1994, mentre si dissolveva l’Unione Sovietica, nasceva l’Unione Europea e in Italia la Prima Repubblica agonizzava in una crisi ormai irreversibile, una fantomatica organizzazione, autodefinitasi «Falange Armata», tempestava le agenzie di stampa e le redazioni dei quotidiani con telefonate di rivendicazione di attentati, omicidi e stragi.

Con oltre 500 telefonate, questa organizzazione si attribuì la paternità di molti dei crimini della banda della Uno Bianca, quella dei fratelli-poliziotti Savi, ma anche di omicidi e stragi di mafia: da quelle contro i giudici Falcone e Borsellino, nel 1992, agli attentati dell’anno successivo, dall’autobomba di via Fauro a Roma, il 14 maggio 1993, alla strage di via dei Georgofili a Firenze, nella notte tra il 26 e il 27 maggio, fino alle bombe di via Palestro a Milano, nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1993.

E, tra una strage e l’altra, centinaia di telefonate di minacce a esponenti del governo e dirigenti dei partiti della Prima Repubblica, accompagnate da un’infinità di rivendicazioni di attentati mai avvenuti.

La maggior parte degli esecutori materiali degli omicidi e delle stragi rivendicati dalla Falange Armata fu individuata e processata. Ma, a differenza degli esecutori, i «telefonisti» della Falange non sono mai stati identificati.

Le vicende di questi giorni, prima l’attacco hacker ai congelatori di mezza Europa, poi le email che preannunciavano bombe inesistenti su 18 aerei, firmate da una fantomatica organizzazione denominata «Combattenti dello Stato Maschile», non possono non richiamare alla memoria le minacce telefoniche della sedicente Falange Armata.

Non si tratta soltanto di una suggestione. Le analogie tra il contesto in cui si collocavano allora le telefonate della Falange e quello in cui si collocano oggi le email dei «Combattenti dello Stato Maschile» sono evidenti.

Trent’anni fa si trattava di traghettare l’Italia dalla Prima alla Seconda Repubblica, affossando quello che la Falange definiva nei propri comunicati «il sistema partitocratico plurimo basato sulla ipocrita, famelica e corrotta ricerca del consenso straccione», cioè il consenso della classe operaia e dei ceti popolari.

Nell’aprile del 1993, attraverso un referendum, veniva approvato un sistema elettorale maggioritario. A luglio si scioglieva la Democrazia Cristiana. Nell’autunno esplodeva lo scandalo dei fondi neri del SISDE. Pochi mesi dopo Silvio Berlusconi annunciava la propria «discesa in campo».

Il 19 marzo 1994, la Falange Armata diffondeva quello che appare, a tutti gli effetti, come un bollettino di vittoria:

«Il nostro progetto è stato portato avanti nella convinzione dell’amor di Patria. […] Gli eventi da noi provocati secondo un preciso schema sono stati recepiti sia dalla politica che dal nostro popolo… La nostra propaganda adesso è ferma e non cercheremo in nessun modo di influenzare le prossime votazioni. Convinti che il popolo sia sovrano le sue scelte sono sacre, agiremo con i nostri mezzi affinché questa volontà sia rispettata nel cambiamento… Convinti della gratitudine e comprensione del lavoro svolto da parte del nostro popolo e di noi stessi, auguriamo al popolo italiano un sereno futuro.»

Che le telefonate della Falange Armata abbiano avuto un ruolo importante nel crollo della Prima Repubblica è una questione aperta, ma è innegabile che quel crollo abbia portato ad una Seconda Repubblica nel cui parlamento non sono più state rappresentate le istanze delle diverse classi sociali, e men che meno quelle degli operai «straccioni», come li definiva la Falange nei suoi comunicati.

Al loro posto, una rappresentanza sostanzialmente monopolizzata dagli interessi borghesi, divisa in due schieramenti che simulano una contrapposizione su questioni secondarie, ma convergono nella difesa degli interessi padronali, anzi, come si comincerà a dire proprio in quegli anni, dell’«Azienda Italia».

Se trent’anni fa si trattava di rendere funzionale lo Stato italiano alla globalizzazione liberista, oggi si tratta di rendere funzionali lo Stato italiano e gli altri Stati europei allo scontro globale che si sta aprendo sulle macerie di quella stessa globalizzazione.

Un nemico immaginario serve a sostenere la corsa al riarmo e a criminalizzare come «pacifisti e traditori» i giovani che in tutto il continente stanno scendendo in piazza contro il riarmo e contro il rischio concreto di essere arruolati in un esercito europeo prossimo venturo.

C’è un proverbio popolare che recita: «La prima gallina che canta ha fatto l’uovo».

L’altroieri, la donna-madre-cristiana ha esternato: «Quando parliamo di spese di difesa e sicurezza in un tempo come questo non stiamo parlando semplicemente di armi, ma di salvaguardare la quotidianità dei cittadini… Quando ci dicono che le risorse sulla difesa e sulla sicurezza sono soldi tolti alla sanità o agli ospedali si sta dicendo una stupidaggine».

Solo una coincidenza?

Potrebbe esserlo se non vivessimo nel Paese in cui la strage di Portella delle Ginestre ha decretato la fine dei governi di larga coalizione nati dal CLN; in cui il tentato golpe De Lorenzo ha chiuso la stagione delle riforme di struttura dei primi anni Sessanta; in cui le bombe del 1969 e il tentato golpe Borghese hanno portato alla fine dei governi del centrosinistra organico; in cui le stragi fasciste della seconda metà degli anni Settanta sono sono state utilizzate per criminalizzare le lotte proletarie e per favorire l’approvazione della legge Reale sull’ordine pubblico; in cui la strage di Bologna è servita a tenere sotto controllo il PCI dopo la sua decisione di ritirare l’appoggio ai governi Andreotti.

Potrebbe esserlo se non vivessimo nel Paese della Uno Bianca e della Falange Armata e se questo nostro Paese non facesse parte di quella NATO che ha lasciato le proprie tracce in tutte le stragi che hanno segnato la nostra storia e che oggi si è posta l’obiettivo di militarizzare la nostra società nel disperato tentativo di difendere con le armi il dominio dell’Occidente sul mondo intero.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa
‹

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *