Nell’arco degli ultimi due giorni le occupazioni nel mondo dell’istruzione si sono espanse dalle scuole superiori alle università. Mentre scriviamo sono state occupate la facoltà di lettere di Roma, la Statale e la Bicocca di Milano, il campus Einaudi di Torino, Palazzo Corradini a Ravenna, dove si trova una delle sedi distaccate dell’università di Bologna.
Ma nelle università la protesta non è fatta solo da occupazioni. Molti studenti sono da giorni accampati con le tende, sotto il rettorato come a Perugia, o proprio dentro di esso, come a Genova, dove il presidio permanente va avanti da due settimane, dopo aver contestato la governance di ateneo e le scelte politiche della sindaca di Genova, Silvia Salis, e del presidente della Liguria, Marco Bucci, in occasione della presentazione del nuovo Campus Erzelli.
Le motivazioni fanno il paio con quelle dei coetanei che sono in mobilitazione in tutta Europa, e partono dalle condizioni fatiscenti dei luoghi della formazione, passano per i costi esorbitanti degli affitti per arrivare all’opposizione al ritorno della leva e al futuro di guerra, che è l’unico promesso alle giovani generazioni.
“Ecco la condizione in cui migliaia di studenti sono costretti a studiare – scrivono nel proprio comunicato gli studenti di Cambiare Rotta che hanno occupato la Statale di Milano – che ci restituisce un’università che non rappresenta uno strumento di emancipazione e di garanzia di un futuro migliore, ma anzi è un percorso a ostacoli dove studiare diventa sempre più difficile e, soprattutto, costoso“.
Cambiare Rotta, dopo l’occupazione di Lettere, scrive che “l’università – come la ricerca – non deve servire gli interessi del profitto né la costruzione del consenso per le politiche guerrafondaie e antipopolari di questo o del prossimo governo. Non deve costruire esclusione, ma emancipazione di ogni studentessa e studente, di un’intera generazione che a gran voce chiede formazione, lavoro dignitoso e il diritto di progettare la propria vita senza l’incubo della precarietà“.
Un orizzonte esistenziale che è proprio di sempre maggiori fette della popolazione, giovani e non solo. E proprio per questo, un po’ in tutta Italia, gli studenti sono stati al fianco degli altri settori mobilitatisi contro il carovita e l’impennata del prezzo dei carburanti.
“Dai portuali che bloccano il traffico di armi agli agricoltori, dagli operai ai docenti – si legge sempre nel comunicato di Cambiare Rotta Milano riguardante l’occupazione della Bicocca – cresce la consapevolezza che sia necessario organizzarsi e rispondere collettivamente a chi smantella il nostro futuro per finanziare la guerra“.
E aggiungono: “non ci basta chiedere più fondi per un’università che continua a riprodurre le disuguaglianze e a piegare la ricerca agli interessi delle aziende e dell’apparato militare. Vogliamo un modello di formazione diverso, accessibile a tutte e tutti, libero dalle logiche del profitto e della guerra, capace di rispondere ai bisogni sociali e non alle esigenze del riarmo“.
Gli studenti, come sempre avviene in queste occasioni, hanno organizzato varie iniziative all’interno delle occupazioni, tutte indirizzate a raccogliere forze e partecipazione verso lo sciopero generale che si terrà domani 30 ottobre, in concomitanza con lo sciopero intercontinentale dei porti contro i traffici militari.
Un momento di incontro tra tante lotte che rappresenta un’occasione di generalizzazione delle rivendicazioni verso un cambiamento reale delle politiche della classe dominante. E a giudicare dalle parole dei giovani la mobilitazione non si fermerà di certo il 30 ottobre.
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