Nei giorni scorsi la campagna internazionale No Harbor for Genocide ha acceso i riflettori sul porto di Gioia Tauro denunciando la presenza di cinque container contenenti con ogni probabilità materiale bellico — acciaio balistico o componenti per munizioni — destinati a “Israele”.
La nave MSC Lucy, sulla quale erano imbarcati i cinque container è stata costretta a scaricarli a seguito di una inchiesta giornalistica, ripresa dai sindacati Usb e Orsa che avevano chiesto l’ispezione.
Oggi nell’area portuale di Gioia Tauro si è tenuto il confronto tra una parlamentare dei 5 Stelle, i rappresentanti di Usb e Orsa Porti con i responsabili dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza, in merito alla vicenda dei container sospetti in transito verso Israele. Nel corso dell’incontro è stato confermato dalle autorità competenti che a seguito delle segnalazioni ricevute, si è proceduto tempestivamente al blocco dei container e all’avvio delle verifiche su quanto contenuto dai container.
E’ stato accertato che gli 8 container contengono barre d’acciaio, la cui natura è oggetto di ulteriori accertamenti tecnici già richiesti dalle autorità competenti. I controlli svolti risultano in linea con gli aspetti che avevano dato origine alle segnalazioni avanzate dal movimento BDS, confermando l’importanza di mantenere alta l’attenzione su questa questione.
Rimane ora da accertare con precisione la natura dei materiali trasportati, verificando se si tratti di acciaio balistico o di leghe specificamente progettate per impieghi militari. Qualora fosse confermato, saremmo di fronte a materiali soggetti alla legge 185/90, che regola l’esportazione, l’importazione e il transito di armamenti. Tale normativa impone rigorose restrizioni, inclusi divieti, nei confronti di paesi coinvolti in conflitti armati, come il caso di Israele.
Rammentiamo che il materiale proviene dall’azienda indiana R L Steels & Energy Ltd di Aurangabad, fornitrice del settore della difesa “israeliano”, che già nel dicembre 2025 aveva consegnato 125 tonnellate di proiettili da 155 mm alla fabbrica di armi IMI Systems.
Non possiamo restare in silenzio mentre le nostre infrastrutture diventano un anello nella catena logistica di un genocidio.
Da oltre sedici mesi il popolo palestinese subisce una pulizia etnica sistematica: decine di migliaia di morti, interi ospedali rasi al suolo, una popolazione affamata deliberatamente, un territorio ridotto a macerie. Quello che lo stato sionista di Israele sta compiendo a Gaza è un genocidio e il porto di Gioia Tauro rischia di esserne complice materiale.
Queste armi, inoltre, non servono soltanto a perpetuare il genocidio del popolo palestinese: alimentano il conflitto aperto che Israele sta portando avanti contro l’Iran, contribuendo a una destabilizzazione dell’intera regione con conseguenze imprevedibili per la pace mondiale.
La mobilitazione non si ferma alla Calabria. È internazionale. In Spagna le reti di solidarietà con la Palestina si sono mobilitate nei porti di Valencia contro altre navi dello stesso carico. In Grecia portuali e sindacati sono allertati per l’arrivo al Pireo della nave MSC Vega. In Portogallo il parlamentare del Bloco de Esquerda ha interrogato il governo ricordando gli obblighi internazionali del paese. La Calabria non può e non deve essere l’eccezione in questo fronte comune.
Ricordiamo che l’Italia è firmataria delle Convenzioni di Ginevra, dell’Arms Trade Treaty e della Convenzione sul Genocidio: non sono impegni sulla carta, sono obblighi vincolanti. Lo ricorda anche la nostra Costituzione: l’articolo 11 ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.
Consentire il transito di armi destinate a un genocidio e a una guerra di aggressione è una violazione diretta di questo principio fondante della Repubblica italiana. Il governo ha il dovere di garantire che i porti nazionali non vengano utilizzati come snodi logistici per alimentare crimini contro l’umanità.
Denunciamo il ruolo di MSC — il gruppo armatoriale di Gianluigi Aponte, concessionario del terminal di Gioia Tauro dal 2019 attraverso la holding TIL — che non ha mai interrotto le proprie operazioni verso Israele durante il genocidio, gestendo persino il terminal container di Ashdod. MSC ha guadagnato sulla morte e si è meritata a pieno titolo l’etichetta di “flotta del genocidio” assegnatale dalla campagna No Harbor for Genocide.
È inaccettabile che un’infrastruttura strategica del Sud Italia sia in mano a chi partecipa attivamente alla catena di approvvigionamento militare di un’entità criminale genocida.
Ribadiamo con fermezza che il porto di Gioia Tauro non deve essere impiegato come punto logistico al servizio di operazioni belliche. È inaccettabile che infrastrutture civili vengano destinate a traffici che favoriscono morte, distruzione e instabilità. Saremo vigili su quanto sta accadendo, con l’obiettivo di ottenere piena trasparenza, il rispetto delle normative vigenti e la tutela dei lavoratori e del territorio.
La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni, soprattutto in vista dell’arrivo di nuove navi, perché riteniamo improponibile ogni utilizzo del porto contrario ai principi di pace e agli interessi collettivi.
Esprimiamo piena solidarietà con le lavoratrici, i lavoratori e gli attivisti che si stanno mobilitando a Gioia Tauro per fermare queste spedizioni di morte. La loro lotta è la nostra lotta. Come Potere al Popolo Calabria siamo al fianco di chi si mobilita per impedire che la nostra terra diventi complice di crimini contro l’umanità.
La lotta per la Palestina libera si combatte anche qui, sulle banchine del nostro porto.
Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera.
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