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Catanzaro. I lavoratori Telecontact dicono no al contratto-truffa

In mattinata, mentre nella sede di Telecontact Catanzaro si stava svolgendo un incontro tra i vertici aziendali giunti nel capoluogo calabrese per illustrare i propositi sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori, lungo il viadotto che conduce al plesso dove è ubicata l’azienda sono stati esposti due striscioni di protesta con i quali si intende rimarcare nei confronti del management l’insoddisfazione del personale prestante servizio nella controllata di Tim.

Gli striscioni, mettendo il management davanti alle proprie responsabilità, ricorda a chi si fa carico delle scelte aziendali, la totale contrarietà delle lavoratrici e dei lavoratori alla collocazione nella parte speciale del CCNL denominata Bpo, applicata loro dalla capogruppo  Tim a seguito delle firme dei sindacati confederali “ingenui” in occasione del rinnovo dello stesso CCNL,  nonostante le rassicurazioni al tavolo concertativo  che ciò non sarebbe accaduto.

Allo stesso modo, i e le dipendenti attraverso quanto scritto in uno degli striscioni, palesano la loro completa insoddisfazione derivante dall’azione unilaterale da parte aziendale di porre in essere misure coercitive e ritorsive mirate alla compressione di salario e diritti, attraverso la cessazione degli accordi di II livello.

Un deserto che viene pur sempre definito lavoro, perché soprattutto in un contesto sociale come quello del sud Italia, le condizioni sono in subordine all’occupazione  stessa ed è, in questo modo, sempre il ricatto l’arma vincente nelle mani di chi si fregia di fare impresa e mantenere occupazione.

Lavoratrici e lavoratori già a Novembre 2025, grazie alla loro determinazione erano riusciti a sventare la cessione da parte di Tim della controllata Telecontact verso la neonata azienda DNA, la quale senza un piano industriale e garanzie per il futuro occupazionale, si prefiggeva di acquisirne il personale.

Una truffa alla quale è stato detto no. Successivamente in sede di rinnovo del CCNL, non essendo riuscita a Tim quella che si configurava come una vera e propria esternalizzazione; una operazione imbroglio a danno del personale,  la capogruppo Tim ha pensato di agire con la sponda dei sindacati confederali al passaggio di Telecontact nella parte speciale del CCNL delle telecomunicazioni, denominata Bpo.

Anche in quell’occasione la maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso consultazioni assembleari in tutte le sedi sparse in Italia (Aosta, Ivrea, L’Aquila, Roma, Napoli, Caltanissetta e la stessa Catanzaro), a livello generale e al netto di alcune particolarità emerse proprio su Catanzaro,  si sono determinati nel contrastare le decisioni unilaterali di Tim, stabilendo che i sindacati confederali interrompessero il confronto e l’interlocuzione con l’azienda ad ogni livello.

Il coraggio e la determinazione del personale è stato represso, con la rabbia di chi è stato messo spalle al muro attraverso delle scelte “lacrime e sangue”, concretizzatesi con la cessazione degli accordi di II livello.

Con l’arrivo a Catanzaro del nuovo management di Telecontact, nominato da Tim, lavoratrici e lavoratori nella consapevolezza tanto della pericolosità dello svolgere l’attività lavorativa del personale in un contesto poco sicuro perché incentrato su commesse esterne, deprofessionalizzante e affatto tutelante come quello del Bpo, al di fuori del precedente e migliore contratto collettivo delle telecomunicazioni, tanto della necessità di ripristinare integralmente la contrattazione di II livello, rimossa per rappresaglia nei loro confronti (allo scopo di prenderli per fame), si pongono in prima linea in questo momento di lotta e contestazione contro una gestione aziendale delle relazioni con i dipendenti, definibile come scellerata.

I messaggi che si intendono far giungere all’azienda Telecontact ed alla sua capogruppo sono chiari: aperto contrasto al Bpo con ogni mezzo fino a quando alle lavoratrici ed ai lavoratori non sarà riconosciuto il reintegro nel CCNL delle telecomunicazioni; pretesa di chiarezza e accantonamento di ogni ambiguità su quello che sarà il futuro di Telecontact anche in virtù dell’operazione che Tim sta conducendo con Poste Italiane;  denuncia aperta della politica aziendale di precarizzazione economica e di diritti verso i lavoratori e le lavoratrici  per mezzo della cessazione di accordi che sono il frutto di conquiste ottenute negli anni riguardanti pezzi di salario come i buoni pasto e la gestione delle spettanze e dei permessi.

Lavoratrici e lavoratori di tutte le sedi  non smetteranno di porsi in maniera antagonistica, rispetto a quanto sta accadendo in Telecontact.

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