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Napoli. Striscioni negli ospedali. Potere al Popolo a sostegno della sanità pubblica

Questa mattina abbiamo voluto mandare un messaggio di solidarietà a tutti i lavoratori e le lavoratrici della sanità, scegliendo alcuni degli ospedali “superstiti” di Napoli. Superstiti, sì, perché i tagli che abbiamo subito negli ultimi anni hanno portato alla chiusura e al depotenziamento di molte altre strutture sanitarie cittadine: Ascalesi, Incurabili, Annunziata, San Gennaro, Elena D’Aosta, Pellegrini…

La scure dei commissari che si sono susseguiti, non ultimo proprio il governatore De Luca, ha comportato solo a Napoli la perdita di circa 400 posti letto negli ultimi 10 anni, col risultato di servizi sanitari letteralmente ridotti all’osso, per una popolazione pari a più di un milione di persone nella sola area metropolitana.

Oggi ci ritroviamo ad affrontare l’Emergenza Coronavirus con mezzi e risorse a brandelli, con lavoratori già sovraccarichi, costretti a sacrifici inaccettabili nello svolgimento ordinario del loro lavoro.

Col crescere progressivo dei contagi da Covid ci chiediamo se sia normale che in nessun ospedale o servizio territoriale, in nessuno studio di medicina generale e pediatria di libera scelta, vi siano dotazioni adeguate di DPI.

Ci chiediamo se sia normale assistere al contagio di sempre più operatori ospedalieri e al transito di pazienti infetti nei vari reparti, senza alcuna misura di sicurezza, senza che si somministrino tamponi a tappeto ai loro contatti all’interno delle strutture, ricorrendo alla sola sanificazione degli ambienti e all’isolamento di chi è sintomatico, per poter riattivare al più presto le varie postazioni, in barba alle condizioni di rischio reali di lavoratori e utenti.

Ci chiediamo se sia normale una dotazione massima di 17 autoambulanze – che si riducono notevolmente durante le ore notturne e i festivi – per l’intera città metropolitana, o che debbano essere le equipe del 118 (come chiunque sia chiamato a prestazioni domiciliari) a proteggere se stessi e a occuparsi della sanificazione dei mezzi di soccorso. Se sia giusto che i lavoratori delle Asl, delle strutture territoriali, lavorino gomito a gomito con centinaia e centinaia di potenziali contatti ogni giorno senza alcuna indicazione chiara, senza alcun mezzo di protezione.

O, ancora, se sia giusto che i lavoratori delle pulizie si occupino della disinfezione degli ambienti senza alcuna tutela da parte delle loro cooperative, così come tutta la forza lavoro esternalizzata, senza le dotazioni minime per poter svolgere questo lavoro in sicurezza.

Troviamo paradossale che nelle sue dichiarazioni pubbliche il governatore De Luca si limiti a ringraziare i lavoratori della sanità pubblica, dichiarando che “fanno il loro dovere”.

No, non può essere considerato un atto dovuto lavorare in queste condizioni di rischio, né si può dimenticare che se i nostri servizi pubblici sono a pezzi è anche e soprattutto per colpa sua. È per questo che non accettiamo nessuna strumentalizzazione, nessuna speculazione politica sulla nostra pelle e su quella dei lavoratori.

Non potremo mai sentirci tutelati da chi ha trattato la nostra salute come un costo da tagliare fino all’altro ieri.

La salute non si vende, si difende!

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