Sabato prossimo, 10 Gennaio, a partire dalle ore 18:30 presso i locali del nostro Civico 7 a Napoli, festeggiamo i 9 anni dalla Liberazione della struttura.
Liberazione dal degrado e dall’abbandono di quegli spazi inutilizzati sotto i portici adiacenti al complesso monumentale della Galleria Principe di Napoli.
Spazi che il collettivo dei militanti appartenenti al Civico -contrariamente alle intenzioni di Palazzo San Giacomo e delle classi dominanti cittadine, che vorrebbero fare della Galleria l’ennesimo salottino radical-chic- ha restituito alla città e ad un uso pubblico di confronto e discussione tra le realtà del territorio. Facendone un piccolo polo culturale, di dibattito politico e di aggregazione giovanile.
Presentazioni di libri, cineforum, laboratori d’arte, locale per concerti e gruppi musicali, spazio prove per spettacoli teatrali, ambito di riflessione politica e di analisi sulla città. In nove anni il Civico 7 ha rappresentato questo ed altro ancora.
Lottando contro le derive disgregative di un tessuto urbano sempre più irrelato sul piano di rapporti umani, ridotti a semplici e frustranti rapporti di produzione. E contro le marginalità sociali che si addensano lungo le faglie di un territorio attraversato da quartieri popolari e abitato da ceti subalterni lasciati al proprio destino.
Marginalità che si rendono ancor più concrete e visibili proprio fuori le porte dello spazio, con i clochard che “vivono” quel luogo abbandonati a sé stessi e sempre sotto minaccia di aggressione o di sgombero, in ossequio al “decoro urbano” di minnitiana matrice.
Decori che trascurano la dimensione umana, criminalizzando la povertà a favore della città/vetrina. Una metropoli innalzata ormai a regina del food. Un parco giochi dell’entertainment artistico. Una Disneyland fanta-culturale mordi e fuggi: da Pompei al murale di Maradona, da Nennella alla limonata a cosce aperte.
Un mostro metro-liberista da offrire al consumo massificante dell’overtourism. Ma soprattutto alle univoche ragioni del profitto speculativo, esercitato dalle borghesie parassitarie cittadine. Borghesie abbigliate con il dress code della festa esclusiva allestita nel salotto buono.
Decori imposti e finanziati da privati d’assalto, gruppi di potere e fondi di investimento come Invimit. Agglomerati di interesse che trovano nell’attuale amministrazione cittadina e nel suo servile sindaco, Gaetano Manfredi, rappresentanza e sponda politico-affaristica. Nel più logoro segno dell’appropriazione padronale e dello spoglio di risorse pubbliche a vantaggio dell’interesse privato.
Contro queste esecrabili dinamiche elitarie, produttivistiche, sviluppiste, classiste, il Civico 7 Liberato si è sempre battuto durante questi nove anni.
Facendosi portatore di un confronto realmente democratico e provando a ricostruire le trame di un discorso antinarrativo, di un pensiero critico e di una cultura antagonista capace di sovvertire l’incubo neocapitalista e post–postmoderno di una ristrutturazione urbana concepita come articolazione della catena del valore.
La gelida logica dei costi e dei ricavi che si snoda tra zone economiche speciali e detassazioni; baretti e lavoro nero; cliché folkloristici da corde di mandolino e attrazioni gomorriste al suono di calibro 9.
Perché a Napoli anche la camorra si fa seduzione per turisti in cerca di forti emozioni. Anche lo squallore diventa struggente dispositivo del Profitto.
Dinamiche e logiche neocapitaliste che mirano a respingere sempre più ai confini della metropoli i ceti subalterni, creando veri e propri quartieri/ghetto e periferie di dannati, da additare al moralismo perbenista e alla tranquilla società borghese quali unici “produttori di crimine”.
Marcando così lo scarto tra Bene e Male. Città sana e Città malata. Ma pur sempre coefficienti del Pil cittadino e nazionale.
Il Civico 7 Liberato dunque è lì. Con i suoi ragazzi e il suo collettivo, nel cuore del centro storico sventrato, a fare da sacca di resistenza.
La resistenza di chi non si rassegna alla disumanizzazione mercantile di questo mondo sull’orlo di una crisi isterica e paranoide. E crede ancora fermamente che le relazioni non siano riducibili ai soli rapporti di produzione, al solo egoismo, al mito dell’individuo. Ma valga ancora la pena battersi e forse anche morire per una società di uguali. E per i senza voce della terra.
A Napoli come a Gaza. A Napoli come a Caracas. Buon Compleanno Civico 7!
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