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Napoli. Presidio al consolato Usa

Quattro e mezza presso la rotonda Diaz, ieri. E’ stato questo l’appuntamento a Napoli per il presidio in solidarietà col popolo venezuelano, a pochi metri dal consolato americano ovviamente inavvicinabile.

Dopo il presidio di sabato presso il consolato venezuelano per esprimere vicinanza alle istituzioni del governo bolivariano, oggi invece dalla controparte ad esprimere rabbia e odio verso uno stato imperialista che non si fa scrupoli a comportarsi come una organizzazione di gangsters.

Qualche centinaia di persone con striscioni e megafono e tanta indignazione.Lo spiegamento di polizia è esagerato, blindati in parte per difendere il consolato e in parte disseminati intorno al perimetro dove si svolge il corteo.

A proposito di esagerazioni si distingue il comunicato della Marina statunitense che consiglia ai cittadini e militari statunitensi che vivono a Napoli di evitare di incrociare le strade attorno l’area dove si svolge la manifestazione.

In realtà le uniche provocazioni arrivano da 2 ragazzi venezuelano-napoletani che irrompono gridando in mezzo al presidio puntando direttamente Giuliano Granato, portavoce di Potere al Popolo, che in quel momento sta rilasciando un’intervista ai giornalisti presenti. Sventolando una foto che ritrae Granato con un esponente del governo venezuelano.

Una foto di anni fa. “Che ci facevi in Venezuela nel 2017?” urlano, domanda che secondo questi filogolpisti dovrebbe rappresentare chissà quale disvelamento. Finisce che dopo qualche minuto di urla belluine vengono allontanati in malo modo dai presenti al presidio. Ad allontanarsi dal presidio sono anche i giornalisti, tutti a correre ad intervistare i due piagnucolanti provocatori.

Appare chiaro che i tempi vanno facendosi via via più cattivi, più polarizzati, in cui provocatori filoatlantisti, spalleggiati e osannati dai media, si sentono forti, in grado di andare a disturbare le iniziative “sgradite”. Era successo (stesso urlo: “che ci facevi in Russia?“) con il professor D’Orsi all’università, un paio di settimane fa, ed è successo oggi in un’area superblindata dove non era concesso praticamente a nessuno di passare.

Si cerca lo scontro a fini di criminalizzazione. Sarà bene in futuro mettere a punto meccanismi di controllo quando si organizzano interventi pubblici. Sarà sempre più frequente il ricorso alla provocazione.

In tempi di guerra e di riassesto geopolitico imperialista, a quanto pare, le voci dissonanti dovrebbero tacere. Proprio questa domenica era presente a Napoli Francesca Albanese in un paio di incontri pubblici, una che di repressione imperiale e character assassination fa esperienza ogni giorno.

Due ore dopo il presidio è finito, godendosi anche il tramonto sul lungomare. Nel corso della manifestazione tanti interventi al megafono, tanti slogan in solidarietà del legittimo presidente venezuelano, adesso rapito dalla “cupola” nordamericana. Poco lontano il consolato di uno stato terrorista, di una potenza in declino a cui è rimasta solo la spocchia del gangster, figura ben incarnata dal suo presidente. Declino americano che sarà lungo, triste e sanguinoso perché, si sa, il veleno è nella coda.

Ultim’ora: non poteva mancare, a proposito di interventisti suprematisti, la presa di posizione del segretario dell’arci-gay di Napoli, il tristemente noto Antonello Sannino, l’amico dei sionisti e a quanto pare di qualsiasi macellaio golpista. Con un post attacca di petto Potere al Popolo per il presunto “scontro” con i provocatori venezuelani al presidio. Usa parole forti come un Calenda qualunque, mistifica in retorica vittimista le aggressioni fatte come se fossero state subite. La solita tiritera criminalizzante.

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