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Pozzuoli, la rabbia degli sfollati sotto la Prefettura: nessuna risposta dal tavolo con Piantedosi

Centinaia di cittadini dei Campi Flegrei, sfollati a causa dell’emergenza bradisismica, hanno dato vita oggi a un partecipato presidio di protesta in Piazza del Plebiscito, davanti alla Prefettura. Una mobilitazione che si è svolta sotto un caldo soffocante e che ha portato nel cuore della città la voce di chi da mesi vive lontano dalla propria casa, sospeso tra ordinanze, verifiche, promesse e incertezze.

La piazza parlava da sola. Famiglie, anziani, giovani, lavoratori. Persone che da troppo tempo attendono risposte concrete su alloggi, contributi e tempi certi per uscire da una condizione che rischia di trasformarsi in una normalità insostenibile. Una folla stanca, segnata da mesi di interlocuzioni istituzionali che, dal punto di vista degli sfollati, non hanno prodotto risultati all’altezza dell’emergenza sociale che sta attraversando l’area flegrea.

La protesta si è svolta mentre in città era presente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, convocato per un tavolo istituzionale con i rappresentanti del governo, della Regione, della Protezione Civile e con i sindaci dei comuni interessati dal fenomeno bradisismico. Uno dei primi risultati della mobilitazione è stato proprio l’ottenimento della presenza di una delegazione dei cittadini all’interno del confronto con le istituzioni.

Un riconoscimento importante, frutto della pressione esercitata dalle mobilitazioni delle ultime settimane. Ma le aspettative che avevano accompagnato l’ingresso dei rappresentanti degli sfollati al tavolo si sono rapidamente scontrate con l’esito dell’incontro.

Al termine della riunione, infatti, il sentimento prevalente tra i manifestanti era la delusione. Nessuna risposta ritenuta credibile sui tempi degli interventi, nessuna garanzia concreta per chi è ancora fuori casa, nessuna soluzione immediata per le tante famiglie che continuano a fare i conti con affitti, sistemazioni provvisorie e condizioni economiche sempre più difficili.

La tensione accumulata in mesi di attesa è esplosa nuovamente nella piazza. Il presidio si è animato, tra slogan, interventi al megafono e momenti di forte esasperazione. Le condizioni climatiche estreme e la fatica di una giornata vissuta con il fiato sospeso hanno aggravato ulteriormente la situazione: tre donne si sono sentite male e sono svenute, rendendo necessario l’intervento delle ambulanze e dei soccorritori.

Scene che restituiscono la misura della pressione fisica e psicologica che pesa da mesi sulla popolazione colpita dal bradisismo. Per molti non si tratta più soltanto di una questione legata al rischio sismico, ma di una vera emergenza sociale che investe il diritto all’abitare, al lavoro e alla continuità della vita quotidiana.

Di fronte all’ennesimo nulla di fatto istituzionale, dal presidio è emersa la volontà di non disperdere la mobilitazione. A rilanciare una prospettiva di organizzazione e di lotta è stato Andrea Ponticelli, giovane attivista di Potere al Popolo di Pozzuoli e tra i protagonisti delle iniziative di queste settimane al fianco degli sfollati.

I Tavoli istituzionali servono ma poi serve anche fare lotte, intensificarle. C’è una pioggia di milioni stanziati per l’America’s Cup e tante bocche fameliche in cerca di alti profitti. Colpire lì se serve far muovere le acque. Minacciare il grande business.  Il presidio, visto anche le condizioni atmosferiche,ha deciso poi di spostarsi verso la Galleria Umberto, dove si è svolta una veloce assemblea per discutere collettivamente le prossime mosse. Un invito accolto da molti partecipanti, convinti che senza una mobilitazione permanente sarà difficile strappare risposte reali alle istituzioni.

La giornata napoletana si chiude così con una certezza: la rabbia degli sfollati non si è affatto placata. Se il tavolo convocato dal governo avrebbe dovuto rappresentare un momento di svolta, per i cittadini dei Campi Flegrei si è trasformato nell’ennesima occasione mancata. E mentre le istituzioni continuano a confrontarsi sui tempi e sugli strumenti da mettere in campo, chi ha perso la propria casa continua ad attendere soluzioni che tardano ad arrivare.

Per questo la protesta non si ferma. Dalla piazza alla discussione collettiva, gli sfollati e i comitati intendono proseguire la loro iniziativa, determinati a trasformare la delusione di oggi in una nuova fase di mobilitazione. Una mobilitazione che chiede non solidarietà di circostanza, ma risposte concrete e immediate per migliaia di persone che da mesi vivono sulla propria pelle gli effetti dell’emergenza bradisismica.

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