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Undici anni di attacchi all’acqua pubblica in Campania

Scade oggi, 14 settembre, il termine entro il quale la Regione Campania avrebbe dovuto trasmettere alla Corte dei Conti l’istruttoria dettagliata sulla gestione del sistema idrico integrato dal 2015 a oggi, richiesta il 28 luglio.

La Corte dei Conti ha chiesto chiarimenti che non riguardano soltanto la regolarità amministrativa, ma anche questioni decisive per il futuro dell’acqua pubblica in Campania: l’assenza di un piano regionale degli acquedotti, fermo al 1968 e mai aggiornato; la governance del sistema; le tariffe; gli affidamenti ai gestori; la situazione delle società partecipate; l’effettiva realizzazione degli investimenti strategici nel settore idrico regionale.

Sotto la lente della Corte finiscono tutti i distretti idrici, la Grande Adduzione Regionale e le scelte che hanno determinato l’attuale frammentazione del sistema, compresa la controversa separazione, per fare un esempio, del distretto idrico Napoli Nord da quello di Napoli. Non è un dettaglio.

L’inchiesta parte proprio dal 2015, anno in cui con la legge regionale n. 15 vennero istituiti l’Ente Idrico Campano e i distretti. Una riforma che, nei fatti, ha frammentato ulteriormente le gestioni mentre, allo stesso tempo, veniva indicata come obiettivo la definizione di gestori unici.

Sono undici anni che chiediamo conto di queste scelte. Undici anni durante i quali, tassello dopo tassello, si è aperta la strada a una trasformazione del sistema idrico regionale e distrettuale che rischia di favorire l’ingresso dei grandi operatori multiutility nella gestione dell’acqua, con il conseguente rischio di subordinare un bene comune e un diritto fondamentale alle logiche del profitto. La Corte dei Conti ha acceso un faro su questo scenario.

Ma un faro, da solo, non basta. Ora tocca a noi. Dobbiamo cogliere questa occasione per pretendere trasparenza, documenti, numeri e responsabilità. Dobbiamo chiedere conto di tutte le scelte compiute in questi anni e delle conseguenze che hanno prodotto sulla gestione dell’acqua pubblica. Dobbiamo pretendere una moratoria immediata che fermi le privatizzazioni in corso nei distretti mentre si dia inizio alla necessaria riorganizzazione dell’intero sistema.

E dobbiamo tornare a porre con forza una richiesta precisa: superare l’attuale impianto di governance del servizio idrico introdotto dalla L.R. 15/2015, per affermare un modello diverso: integralmente pubblico, trasparente e sotto controllo popolare. L’acqua non è una merce. È un bene comune e un diritto di tutti. Su questo non possiamo arretrare di un millimetro.

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