Questa storia che viene da Miano è una di quelle che aprono il cuore.
Due fratelli palestinesi di tredici anni, arrivati da Gaza con la madre e altri tre fratelli attraverso i corridoi umanitari, sono stati accolti all’istituto comprensivo “Moscati-D’Acquisto”. Il primo giorno hanno varcato il cancello senza capire una parola di italiano.
Ad aspettarli, nell’atrio, c’erano i nuovi compagni con i cartelloni. Fogli di carta lilla, lettere arabe tracciate a pennarello, copiate una per una da ragazzini che quell’alfabeto non lo conoscono. Su uno c’è scritto “in bocca al lupo“. Sull’altro una parola sola: “Palestina“. Sulle scale, tenuta tesa da alcune ragazze, una bandiera palestinese.
Nessuno gliel’aveva chiesto. Se lo sono inventati loro.
E questo succede in una scuola dove l’indice socio-economico è al gradino più basso della scala, dove gli alunni con disabilità sono due volte e mezzo la media provinciale, in un quartiere che quando finisce sui giornali ci finisce per altro.
Da anni sentiamo ripetere che la periferia è il problema. Poi i ragazzi della periferia imparano a scrivere in arabo per far sentire a casa due coetanei scappati da una guerra.
* da Facebook


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