Si chiamava Salvatore Calignano, 61 anni, trovato moribondo e successivamente, morto, sul ciglio di una squallida strada tra Caivano ed Orta di Atella, ai confini delle province di Napoli e Caserta.
Salvatore era uno dei tantissimi lavoratori edili reclutato dalla infinita filiera del “lavoro nero/grigio” che, da decenni, prospera in quelle zone.
Al momento non si conosce l’esatta dinamica degli avvenimenti, ma Salvatore è l’ennesimo caso di omicidio sul lavoro che si tende ad occultare.
Come già è capitato in altre vicende si è ripetuta l’infame modalità di abbandonare un ferito grave o, addirittura, il cadavere di una vittima di questo schifo di lavoro cercando di nascondere le evidenti responsabilità.
Ciò che è certo – dopo tale ennesimo atto di una autentica strage quotidiana – è la ferocia e la disumanità che si determina attorno queste vicende.
Non è il primo caso, né in Campania è né altrove, e, purtroppo, non sarà l’ultimo.
Ancora una volta dovrà essere un rinnovato protagonismo operaio ad imporre un deciso Stop a questo massacro.
Sul versante delle tutele della salute, dei diritti sociali e della vita delle lavoratrici e lavoratori dovrà intervenire la forza, la vigilanza e una adeguata iniziativa politica e sindacale.
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