L’altroieri a Bologna, a partire dal portico dei Servi dopo l’occupazione, la sera precedente, di un’aula universitaria, sono sfilati i precari e le precarie dell’assemblea precaria dell’università di Bologna in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Insieme al rettore dell’Università di Bologna, infatti, era stata invitata alla cerimonia anche la Ministra.
Il corteo si è diretto verso la sede dove si stava svolgendo l’inaugurazione quando, nonostante una delegazione avesse ottenuto il diritto di fare un discorso a nome dei precari dell’università, il corteo è stato bloccato e violentemente manganellato dalle forze dell’ordine. Fortunatamente l’intervento è stato fatto lo stesso, nonostante la chiosa del rettore dell’Università Molari, che ha detto ai manifestanti: “Segno che c’è dialogo e non violenza, invito a rispettare i tempi per non costringermi a interrompere come l’anno scorso”.
Insomma, i “professionisti della Democrazia”, non hanno perso tempo a farsi riconoscere.
Lo stesso ha fatto la ministra Bernini, che ha bollato le proteste come “architettate dai collettivi studenteschi”, lamentando che in realtà il suo governo ha stanziato i fondi per l’università. Un’uscita non di certo nuova nei commenti della ministra, che sembra più preoccupata della caccia all’asino (https://www.instagram.com/p/DGQhswlNSEp/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA==) più che dei fondi straordinari all’FFO che sta portando avanti, agli appelli delle società scientifiche e delle tante università proprio contro questi tagli…
Una giornata che ha visto quindi il solito trattamento che, da un anno e più a questa parte, viene riservato agli studenti che protestano contro il caro-studi, per la Palestina, contro i fascisti che hanno sempre più agibilità politica nelle università, contro i tagli e la riforma del precariato in questi ultimi mesi, dove la risposta è sempre stata quella del manganello.
Sarà che ormai le menzogne del governo, i dati sfalsati e rigirati dalla ministra e le riforme che da settembre sono in campo e che interessano a tutto tondo l’università rendono chiaro che da parte di questo governo c’è un piano ben preciso che riguarda il mondo dell’Università e della ricerca e che non discuterà con nessuno le sorti che lo attendono.
Ad oggi la riforma del precariato dell’università, il ddl 1240, è bloccato e ne è stata rimandata l’approvazione: un segnale chiaro di debolezza del governo di fronte alle mobilitazioni che negli ultimi mesi ci sono state in tutto il paese contro i piani di riforma dell’università. Il futuro, però, per i tanti precari e precarie della ricerca non è ancora roseo, viste che le condizioni dei contratti non sono cambiate e, una volta scadute le varie proroghe dei contratti, migliaia di ricercatori e ricercatrici perderanno semplicemente il posto.
A fronte dei dati portati dalla ministra, invece, basta osservare che i fondi ad oggi stanziati da questo governo erano già previsti dal PNRR, e che invece se un primato questa ministra ha raggiunto è quello di aver fatto il taglio al fondo di finanziamento ordinario più alto dalla riforma Gelmini…
Dalla giornata di sabato, rilanciata a partire dall’assemblea nazionale delle assemblee precarie di tutta Italia tenutasi a Bologna l’8-9 febbraio, continueranno le mobilitazioni nelle università.
Come questi mesi hanno dimostrato, e come lo ha dimostrato anche questo piccolo passo indietro del governo, le riforme messe in campo nell’università possono essere un punto di caduta importante che lega insieme diversi settori del mondo universitario fin qui divisi: gli studenti, i ricercatori precari, i professori e il personale amministrativo.
Dopo le prove dell’anno scorso, a partire dalla mobilitazione del bando MAECI, la possibilità di un’alleanza sociale fra diversi settori del comparto dell’Università e della ricerca è oggi possibile. Se questa alleanza è necessaria, allo stesso modo servirà avere un’idea forte di quelli che sono i processi che interessano l’università e la ricerca in questo momento e quale sia il progetto da combattere.
Per questo segnaliamo l’appuntamento del convegno nazionale che si terrà a Roma, questo 22 marzo, che, insieme a tante figure del mondo accademico, cercherà di portare un contributo e una sistematizzazione di quest’analisi, a cui seguirà un’assemblea nazionale universitaria il 23 marzo.
Se in quest’ultimo anno e mezzo le università hanno rivisto una primavera di mobilitazioni e disponibilità alla lotta, è tempo allora di organizzarsi per conquistare il proprio futuro!
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