Sono in totale 23 le persone che hanno ricevuto la notifica di fine indagini, e quindi sono in attesa del rinvio a giudizio, per avere partecipato alle giornate di resistenza popolare al Parco Don Bosco ad Aprile e Giugno scorsi. A tutte le persone denunciate, tra cui compagni insieme ai quali abbiamo portato avanti diverse lotte, va la nostra totale solidarietà e il nostro sostegno, perché quelle giornate in cui in tante e tanti abbiamo difeso il parco, furono fondamentali per bloccare il processo di devastazione e arrivare al dietrofront del Comune a fine Luglio.
L’inchiesta “No Besta” però è andata avanti. D’altronde bisognava in qualche maniera giustificare l’uso ridicolo delle forza pubblica, che ad Aprile non riuscì a sgomberare il Parco (riuscì però nell’impresa di mandare all’ospedale con le ossa rotte un manifestante settantunenne) per tornare a caricare i manifestanti Giugno, mentre la ditta disboscatrice operava con la motosega a pochi centimetri dai corpi delle persone che difendevano gli alberi del terrapieno, distrutto in nome del tram e di una pista ciclabile mai realizzata.
In questi giorni ci si sta mobilitando in tutta Italia, e anche a Bologna, contro l’approvazione del “decreto sicurezza”, la legge 1660, i cui uno dei punti di attacco pesantissimo è proprio la criminalizzazione delle lotte ambientali. A Bologna la 1660 viene già attuata dalla giunta Lepore-Clancy, con le zone rosse e la repressione degli ambientalisti. Eppure la lotta del Don Bosco ha vinto, allora la giunta ci deve dire se hanno trattato con delle persone che rappresentano un’istanza legittima o con una banda di scalmanati che devono essere solo repressi.
Noi ribadiamo che la resistenza popolare non è solo legittima, è necessaria contro la messa a valore di ogni angolo della nostra città contro gli interessi di chi la vive.
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