Questa mattina a Bologna, nel presidio permanente di “100 piazze per Gaza” in Piazza Maggiore, si è verificata una grave aggressione. Un uomo si è avvicinato con fare provocatorio, insultando la resistenza palestinese e attaccando verbalmente i partecipanti al presidio.
L’aggressione, rivolta più in generale contro l’attivismo che in queste settimane si oppone al riarmo e alla guerra, non si è fermata alle parole: l’uomo ha alzato le mani contro un sindacalista USB e contro un giovane attivista palestinese, tentando con la violenza di interrompere una mobilitazione che invece si sta radicando sempre di più in città e in tutta Italia.
I manifestanti sottolineano che la risposta non si è fatta attendere: la piazza non si è dispersa, non si è lasciata intimidire e ha rilanciato. Proprio per ribadire la continuità della mobilitazione, è stata convocata per questa sera, alle ore 20 in Piazza Maggiore, un’assemblea pubblica in cui discutere collettivamente di quanto accaduto e delle prossime iniziative.
Gli attivisti ricordano che la mobilitazione delle 100 piazze per Gaza non nasce dal nulla e non si esaurisce con i presidi. Si inserisce in un percorso più ampio che ha visto nelle ultime settimane scendere in piazza studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, sindacalisti e attivisti, uniti dalla denuncia del genocidio in corso a Gaza e della complicità dei governi occidentali, Italia compresa.
A Bologna, come in altre città, gli studenti hanno portato in piazza anche la critica al modello di università-azienda, sempre più legata ai finanziamenti militari e al complesso bellico-industriale.
Dal presidio si ribadisce inoltre il sostegno alla Freedom Flotilla, che prova a rompere l’embargo israeliano portando aiuti umanitari diretti alla popolazione di Gaza, e si ricorda come questa mobilitazione si leghi alle tante iniziative che hanno attraversato il paese.
Dopo il grande sciopero generale del 22 settembre, indetto dall’USB e che ha visto fermarsi fabbriche, magazzini, uffici e scuole, l’attenzione si concentra ora sul nuovo appuntamento: lo sciopero e la manifestazione nazionale a Roma del 4 ottobre.
I manifestanti spiegano che in Piazza Maggiore non si parla soltanto di Palestina, ma anche delle conseguenze della guerra e del riarmo che colpiscono la società. Denunciano come le scelte di spesa militare vengano scaricate sulle spalle degli studenti, dei lavoratori e dei settori popolari, mentre aumentano precarietà, bassi salari e tagli ai servizi.
La lotta contro il genocidio a Gaza si lega quindi alla lotta contro l’economia di guerra in Europa.
Secondo i manifestanti, ogni aggressione o tentativo di zittire queste voci non fa che rafforzare la consapevolezza della giustezza delle ragioni portate in piazza e della necessità di continuare a lottare. La parola d’ordine che riecheggia in Piazza Maggiore è chiara: non un passo indietro, non ci faremo intimidire.
Il presidio permanente in Piazza Maggiore prosegue, rilanciando l’assemblea di stasera alle 20, la mobilitazione verso il 4 ottobre a Roma e verso il prossimo sciopero nazionale indetto da USB.
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