CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA, GOVERNO MELONI E GIUNTA LEPORE. BOLOGNA SA DA CHE PARTE STARE
Diecimila persone hanno attraversato Bologna nel giorno della Liberazione, da piazza dell’Unità fino a via del Pratello. Un corteo costruito al di fuori delle celebrazioni “ufficiali”, segnato da una distanza incolmabile rispetto alla vuota ritualità istituzionale del 25 aprile.
In piazza studenti, lavoratori e lavoratrici, famiglie, donne hanno dimostrato di voler continuare nella strada intrapresa con gli scioperi generali e le oceaniche manifestazioni di questo autunno, e proseguita con la netta bocciatura per via referendaria all’ennesima ipotesi di riforma costituzionale. E questo spaventa sia l’attuale esecutivo e rischia di “tagliare fuori dai giochi”, come soggetto mobilitante, il Campo Largo.
È stato un 25 aprile che a livello nazionale ha messo centro la guerra, il riarmo ed il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale. Il corteo ha espresso un rifiuto politico netto del coinvolgimento nei conflitti e dell’allineamento alle strategie della NATO, indicando il rifiuto nella collocazione euro-atlantica come un elemento strutturale della fase attuale.
Anche a Bologna abbiamo denunciato chiaramente la complicità del nostro governo – e di quelli principali della UE – nell’attivo coinvolgimento nel complesso militare industriale israeliano che rende possibile il genocidio palestinese da parte dello Stato sionista e la guerra “su sette fronti” che conduce la potenza atomica israeliana in tutto il Medio Oriente, sostenuta dal sempre più destabilizzante imperialismo USA; come abbiamo denunciato il progetto di riarmo europeo e la fomentazione della guerra per procura tra la NATO e la Federazione Russa, sulle spalle del popolo ucraino, che di recente ha visto il finanziamento di 56 miliardi di armamenti a Kiev da parte della UE e l’ennesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Per questa ragione il corteo ha respinto con forza le provocazioni di chi voleva farne una vetrina per sponsorizzare politiche guerrafondaie ed i loro simboli, sporcando la memoria della Resistenza e della Lotta Armata al nazi-fascismo.
Durante la manifestazione sono state bruciate rappresentazioni delle bandiere della NATO, degli Stati Uniti e di Israele, come gesto simbolico contro l’assetto internazionale che sostiene l’escalation imperialista. In questo quadro si inseriscono anche il sostegno, senza se e senza ma alla Resistenza Arabo-Palestinese e l’appoggio a Cuba socialista, con le bandiere di questi eroici popoli che sventolavano in una splendida giornata di sole.
La critica ha riguardato esplicitamente il governo Meloni, ma non si è fermata all’esecutivo di centro-destra ma all’amministrazione di centro-sinistra che governa la città. Anche la giunta Lepore è stata chiamata in causa, a partire da scelte concrete che riguardano la città: dalla cementificazione all’allontanamento dei ceti più deboli dai quartieri popolari, al progetto del Muba al rione Pilastro.
Quest’ultimo è contestato da comitati e abitanti, e imposto con l’uso della forza, l’utilizzazione delle sanzioni pecuniarie previste dal “penultimo” pacchetto sicurezza varato da questo governo, nella logica dello sciagurato Patto Lepore-Piantedosi.
Le numerose provocazioni da parte di soggetti esterni all’organizzazione del corteo, così come avvenuto in altre città d’Italia, e la loro strumentalizzazione da parte dei media mainstream, servono solo a spostare l’attenzione sulla partecipazione popolare e la chiarezza dei contenuti, fanno il gioco della canea reazionaria, non possono oscurare un dato di cui abbiamo trovato conferma anche in questa città in una meravigliosa giornata di lotta: BOLOGNA SA DA CHE PARTE STARE!
Il ricordo della Liberazione torna a essere terreno di conflitto, dentro cui si misurano guerra, scelte di governo e dinamiche sociali, ed in cui un’opposizione politica sociale si consolida e rafforza contro questo governo, e fuori le sirene del campo largo.
Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta, Opposizione Studentesca d’Alternativa – OSA, Pratello R’Esiste, Villa Paradiso, Comitato Savena Re/Esiste, Unione Sindacale di Base – USB, Sindacato Generale di Base – SGB, Potere al Popolo!, Circolo Granma, , Contropiano, Donne contro guerra e genocidio, Ecoresistenze, Partito Comunista Rivoluzionario – PCR, Partito della Rifondazione Comunista – PRC
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