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Rimini. Presentata delibera per il salario minimo ai lavoratori stagionali

La mattina del 21 aprile Potere al Popolo Rimini ha protocollato in Comune una proposta di deliberazione consiliare di iniziativa popolare. 

Tra due settimane riaprono gli stabilimenti balneari e comincia la stagione turistica, che a Rimini significa decine di migliaia di lavoratori tra alberghi, ristoranti, stabilimenti, bar, strutture ricettive con contratti corti, stagionali, part-time verticali o in nero. Mentre la città si prepara al pienone estivo, proviamo a cambiare le regole con cui il pienone viene prodotto.

La delibera chiede tre misure vincolanti: un salario minimo di 12 euro lordi l’ora per tutti i lavoratori impiegati da chi riceve dal Comune concessioni di spiaggia, dehors, appalti o autorizzazioni su beni demaniali, con revoca della concessione in caso di violazione; la reinternalizzazione progressiva dei servizi esternalizzati (pulizie, verde, trasporti, servizi educativi e sociali…); l’istituzione di un Osservatorio permanente sul lavoro irregolare con sindacati, Polizia Locale, Ispettorato del Lavoro e INPS. 

Parte la raccolta firme. Obiettivo: 2.000 sottoscrizioni entro luglio, per portare la delibera in Consiglio comunale e costringere ogni consigliere a votare pubblicamente sì o no. 12 euro sono il minimo imponibile oggi, sapendo che la media nazionale del costo orario del lavoro è 15,57 euro. E’ il pavimento sotto cui nessuno dovrebbe più scendere. 

Delegare questa soglia ai contratti collettivi nazionali non è più una soluzione: anche i contratti delle grandi confederazioni fissano minimi largamente sotto la soglia di dignità. A quei tavoli i padroni stanno da un lato, dall’altro controparti che non riescono più (o non sono più disposte) a tenere la linea della dignità retributiva.

I dati locali motivano l’iniziativa: la retribuzione media lorda a Rimini nel 2023 è stata di 17.809 euro, la più bassa dell’Emilia-Romagna; nel turismo, oltre 35.000 lavoratori non arrivano a 9.000 euro all’anno; nei controlli dell’Ispettorato del Lavoro dello scorso aprile, sette imprese ispezionate e sette risultate irregolari. E’ il modello economico di una città dove il Comune concede beni pubblici come spiagge, suolo, appalti, e i privati ci costruiscono profitti comprimendo i salari. 

Il pubblico dà, il privato prende, chi lavora paga. È il meccanismo che il “campo largo” riminese amministra da vent’anni senza porre condizioni, mentre a livello nazionale lo stesso soggetto politico si candida a sostituire Meloni promettendo di essere più efficiente nello stesso sistema.

A Rimini tutti sanno che negli stabilimenti si lavora in nero o in grigio, che nei ristoranti gli extra sono la norma, che negli alberghi girano cooperative di comodo, che l’evasione fiscale nel turismo è strutturale. Il Comune sa, gli ispettori sanno, le categorie sanno. È un patto del silenzio su cui si regge la città. La delibera lo vuole rompere.

La delibera arriva in una fase di economia di guerra: riarmo, tagli alla spesa sociale, inflazione che ha bruciato negli ultimi anni oltre il 15% del potere d’acquisto dei salari, che ovunque si sta scaricando su chi lavora.

Questa delibera è il primo atto di un percorso più ampio: ricostruire una voce di chi lavora in questa città. 

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