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Nidi a Bologna, la diffida dei genitori si allarga

La diffida inviata al Comune dai genitori del nido Vestri il 18 luglio si allarga: in questi giorni la stessa iniziativa è stata formalizzata anche dai genitori di altri nidi comunali (Bigari, Mazzoni e altri) e da un gruppo di genitori della scuola dell’infanzia Testi Rasponi.

Alla mobilitazione si sono inoltre affiancati comunicati di sindacati, partiti, associazioni di cittadini e cittadine. 

L’allargamento della protesta dimostra che il problema non riguarda singoli edifici, ma le condizioni dell’intero sistema educativo comunale. 

Per questo, non solo noi genitori, ma anche educatrici ed educatori chiedono che i luoghi in cui bambine e bambini trascorrono ogni giorno otto ore siano sicuri e adeguati.

Diventa ancora più grave che l’Amministrazione non risponda spontaneamente, né venga chiamata a rispondere alla richiesta più importante della diffida “quali interventi sono programmati e con quali tempi; se e in che modo il rischio da stress termico è stato valutato nel DVR; quali ulteriori misure verranno adottate per garantire la salute e la sicurezza dei bambini nelle giornate di caldo intenso e nel mese di settembre 2026.”

A oggi, Comune e Regione continuano a scaricare le proprie responsabilità senza offrire una risposta strutturale. 

I «pinguini» possono essere una soluzione emergenziale, ma non un piano per affrontare il caldo estremo che ogni anno mette in difficoltà nidi e scuole dell’infanzia. 

Il Comune ha quantificato in due milioni di euro il fabbisogno per la messa in sicurezza dei nidi bolognesi, ma ha previsto 350mila euro per il 2027: un sesto del necessario e pianificato con grande ritardo. 

Non basta quindi rivendicare gli investimenti già realizzati o i fondi PNRR per nuove scuole se le strutture esistenti continuano a non garantire condizioni adeguate. 

La stessa responsabilità riguarda la Regione Emilia-Romagna, che ha annunciato l’apertura anticipata delle scuole primarie al 31 agosto in 42 Comuni, senza rendere pubblica una mappatura delle condizioni microclimatiche degli edifici coinvolti. 

La crisi climatica richiede certamente investimenti nazionali, ma l’assenza di un piano statale non può diventare un alibi per non intervenire sulle strutture oggi frequentate da bambine e bambini.

Oltre a quanto già richiesto in diffida, chiediamo che, prima della riapertura, siano rese pubbliche le condizioni degli impianti di climatizzazione e degli ambienti interessati. 

«Non stiamo chiedendo l’impossibile: chiediamo un cronoprogramma verificabile, impegni scritti e le risorse necessarie per realizzare gli interventi. Se il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna continueranno a non dare risposte concrete, la mobilitazione proseguirà e la sospensione del pagamento delle rette sarà solo uno degli strumenti che noi genitori metteremo in campo”. 

Confermiamo inoltre la convocazione dell’Assemblea cittadina di settembre, aperta oltre che alle famiglie anche al personale educativo e alla cittadinanza, per decidere i prossimi passi della mobilitazione.

La prossima ondata di caldo non sarà l’ultima e non può trovare le istituzioni locali ancora una volta a rincorrere l’emergenza. Riaprire scuole e nidi senza aver garantito condizioni adeguate di sicurezza e vivibilità non è una fatalità: è una scelta politica e amministrativa di cui chi governa deve assumersi la responsabilità.”

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