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Roma: “La Raggi convochi il consiglio comunale nelle periferie”

Lettera aperta ai Consiglieri comunali di Roma Capitale, alla Sindaca Virginia Raggi, al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ed ai Consiglieri regionali, al Prefetto ed al Questore di Roma ed al Comandante dei Vigili urbani

Scriviamo a Voi che siete le autorità di questa città e avete giurisdizione sui quartieri popolari e sugli insediamenti di case comunali e dell’ATER, quello che resta dell’edilizia residenziale pubblica. Vi chiediamo di sospendere la guerra che avete ingaggiato contro gli abitanti delle case popolari e di mettervi seduti a ragionare con le persone dei problemi che viviamo in queste zone.

Che i nostri caseggiati siano abbandonati da decenni non siamo noi a dovervelo ricordare, lo sapete bene. Vale per Tor Bella Monaca come per San Basilio, per Ponte di Nona come per Tor Sapienza, Villa Gordiani o Primavalle, Laurentino, Tufello, ecc. Dove ci sono le case popolari i muri sono scrostati, l’acqua piove dai soffitti e tutto l’insieme ha un’aria di precarietà.

Per noi e i nostri problemi non avete soluzioni, questo ormai è evidente. Ci state martoriando da anni con l’idea che chi vive in questi alloggi sia un privilegiato, uno che se ne approfitta, che vuole rubare la casa a qualcun altro. Cacciate persone anziane dalle abitazioni, madri sole con figli piccoli, persone malate per far posto ad altri meglio posizionati in graduatoria, provocando una continua guerra tra poveri che non risolve niente, perché la casa trovata ad una famiglia corrisponde ad una casa tolta ad un’altra che ne ha ugualmente diritto.

Non solo non stanziate fondi per nuovi alloggi pubblici ma non spendete neanche quei pochi che avete stanziato negli anni, sommando disagio a disagio in una spirale senza fine.

La vostra incapacità o forse non volontà di affrontare la situazione vi ha spinto negli anni a concepire i nostri problemi come una questione di ordine pubblico, da affrontare con l’azione di polizia. Un’azione sempre più intensa ed asfissiante al punto da arrivare alle misure delle ultime settimane ed ai veri e propri rastrellamenti che avete organizzato nei nostri caseggiati.

La violenza che state usando contro di noi è inaccettabile e il marchio che ci state cucendo addosso per il solo fatto di abitare nelle case popolari è odioso e insopportabile. L’irruzione che avete fatto la mattina del 26 novembre nelle abitazioni di San Basilio è oltre il limite che pensavamo di dover subire, creando una situazione di allarme tra gli abitanti che non è sopportabile in un paese che non ha dichiarato guerra a nessuno.

Viviamo il rapporto con lo Stato esclusivamente come controllo e repressione, mentre quando chiediamo il riconoscimento dei nostri diritti ad una casa dignitosa, servizi sociali e lavoro nessuno è disposto ad ascoltarci. La politica arriva esclusivamente in prossimità degli appuntamenti elettorali per poi allontanarsi dopo gli scrutini.

Vi chiediamo di disporvi all’ascolto, di affrontare la situazione con il dialogo, di venire a discutere con noi, gli abitanti. Non pretendiamo soluzioni facili ma il rispetto per la nostra dignità di cittadini. Abbiamo diritto ad un gesto di scuse per lo sfregio che avete inferto al nostro quartiere e che state riproducendo per le periferie di Roma. Vogliamo che il Consiglio Comunale sia convocato in seduta straordinaria qui a San Basilio, aperto alla partecipazione degli abitanti. Vogliamo che veniate a parlare con noi, disarmati una volta tanto.

Gli abitanti di San Basilio

Centro Popolare San Basilio

Associazione Inquilini e Abitanti di San Basilio (ASIA-USB)

Rete di Solidarietà Popolare Tiburtina

 

Di seguito, l’appuntamento per oggi pomeriggio

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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1 Commento


  • andrea

    Il diritto all’abitazione viene riconosciuto in una serie di trattati internazionali sui diritti umani: l’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e l’articolo 11 della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR) riconoscono il diritto alla casa come parte del diritto ad un adeguato standard di vita[2].

    Nel diritto internazionale dei diritti umani, il diritto all’abitazione è considerato un diritto indipendente[1]; infatti il Commento Generale n.4/1991 sullo “adeguato alloggio” approvato dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali fornisce un’interpretazione autorevole in termini legali e ai sensi del diritto internazionale.

    I Principi di Yogyakarta sull’applicazione del diritto internazionale dei diritti umani in materia di orientamento sessuale ed identità di genere afferma che “ognuno ha il diritto ad un alloggio adeguato, compresa la protezione dallo sfratto, senza discriminazioni e che gli Stati membri devono

    prendere tutte le necessarie misure legislative, amministrative e di altro tipo per garantire la sicurezza del possesso e per l’accesso a prezzi convenienti per case abitabili, accessibili, culturalmente appropriate e sicure, comprese i ripari ed altri alloggi di emergenza, senza discriminazioni derivanti dall’orientamento sessuale, identità di genere o dallo status materiale o familiare;
    adottare tutti i provvedimenti legislativi, amministrativi e altre misure per vietare l’esecuzione di sfratti che non siano conformi agli obblighi internazionali sui diritti umani e garantire che i rimedi legali idonei siano adeguati, efficaci e disponibili per colui che ritenga che il diritto alla protezione contro gli sfratti forzati è stato violato o è sotto la minaccia di violazione, compreso il diritto di reinsediamento, che include il diritto ad una alternativa di migliore o uguale qualità e ad un alloggio adeguato, senza discriminazioni.
    Il diritto alla casa è altresì sancito anche dall’articolo 28 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, dall’articolo 16 della Carta sociale europea (articolo 31 della Carta sociale europea riveduta) e nella Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli.

    Secondo il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali, gli aspetti del diritto alla casa includono: la sicurezza legale del possesso; la disponibilità di servizi, materiali, strutture e infrastrutture; l’accessibilità; l’abitabilità; l’adeguatezza della posizione e della culturale.

    Come obiettivo politico, il diritto alla casa è stato dichiarato nel celebre discorso del 1944 di Franklin Delano Roosevelt sul Second Bill of Rights, ed è sostenuto da varie associazioni di cittadini.[3]

    La disciplina francese e tedesca della locazione abitativa costruiscono dagli anni ’80 un modello di locazione a tempo indeterminato con recesso del locatore solo per giusta causa, in cui il diritto all’abitazione è trattato come un diritto soggettivo perfetto, essendo il locatario destinato a essere maggiormente tutelato quale parte contrattuale debole rispetto al locatore.

    La Corte europea dei diritti dell’uomo ha considerato che la perdita dell’abitazione costituisce una violazione al diritto al rispetto del(la libertà di) domicilio (Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea art. 7) e che qualsiasi persona che rischi di esserne vittima avrebbe diritto, in linea di principio, a poter far esaminare la proporzionalità di tale misura (v. sentenze Corte EDU, McCann c. Regno Unito, n. 19009/04, § 50, CEDU 2998, e Rousk c. Svezia, n. 27183/04, § 137).[4].

    Nella Costituzione italiana il diritto all’abitazione è richiamato all’art. 47 e in ripetute sentenze della Consulta:

    “è doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione” (n. 49/1987);
    “Il diritto all’abitazione rientra infatti, fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione” (Corte cost., sent. n. 217 del 1988);
    “il diritto a una abitazione dignitosa rientra, innegabilmente, fra i diritti fondamentali della persona” (Corte cost. sent. n. 119 del 24 marzo 1999);
    “Creare le condizioni minime di uno Stato sociale, concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione, contribuire a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana, sono compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso” (Corte cost. sent. n. 217 del 25 febbraio 1988);
    “indubbiamente l’abitazione costituisce, per la sua fondamentale importanza nella vita dell’individuo, un bene primario che deve essere adeguatamente e concretamente tutelato dalla legge” (sentenza n. 252 del 1983)
    Con sentenze 310/03 e 155/04 il blocco degli sfratti è dichiarato giustificato solo in quanto di carattere transitorio e per “esigenze di approntamento delle misure atte ad incrementare la disponibilità di edilizia abitativa per i meno abbienti in situazioni di particolari difficoltà”, senza che esso possa tradursi in una eccessiva compressione dei diritti del proprietario, interamente onerato dei costi relativi alla soddisfazione di tale diritto.

    Brano tratto da wikipedia

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