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Roma. All’università di Tor Vergata si paga la retta ma le aule non ci sono

Quante volte abbiamo sentito parlare del numero aperto all’università come di un’utopia irrealizzabile, o meglio di un qualcosa che non fosse in grado di garantire una continuità di qualità?

Dopotutto ci è sempre stato ripetuto che “non tutti possono essere medici”, c’è da dire che Tor Vergata, gioiello di periferia da più di quarant’anni, è riuscita a scavalcare anche questo storico passaggio e non solo ad aprire un corso di laurea a numero aperto senza la disposizione di aule, ma pure a non assumersi le proprie responsabilità e a far sembrare come se il problema non fosse la mancanza di aule, ma il numero aperto stesso.

Partendo dall’inizio, l’università degli Studi di Tor Vergata, seconda università di Roma che proprio quest’anno compie 40 anni, dopo l’ipocrita preferenza di costruire un rettorato (in marmo bianco) e non di una sede per Giurisprudenza (corso di studi attivo dal 1982), ha ben deciso di aprire un corso di Psicologia a numero aperto, pur sapendo che gli stessi studenti di Scienze Politiche stanno da più di cinque anni nei c.d. PP1 e PP2 (PP sta per “Palazzo Provvisorio”), e quindi senza fare i conti con il fatto che un nuovo corso, di qualsiasi tipo, non avrebbe trovato facoltà, ne sedi, né tanto meno aule per studiare.

La decisione di aprire questo corso è quindi perfettamente in linea con l’unico scopo che questa università sembra voler perseguire: il guadagno; anche tramite l’entrata dei privati. Conferma ne è anche uno stand della Samsung, impiantato come nei più biasimabili centri commerciali, all’interno della sede di Lettere e Filosofia.

All’apertura di questo corso, s’ipotizza a numero aperto per aumentare il più possibile i profitti, hanno risposto ben 1650 persone. Ovviamente, il corso non è potuto partire a settembre come tutti gli altri per mancanze di aule e quindi è stato inizialmente rimandato di una settimana, poi di due, infine fu rimandata l’apertura del corso direttamente a novembre.

Nel frattempo, il gruppo di 1650 matricole, rimasto intrappolato in un limbo senza fine, ha dovuto “incontrarsi” sui diversi social, vedendosi nel frattempo passare avanti le più incredibili ipotesi di “aule”, tra queste addirittura l’ipotesi dell’università di affittare i capannoni degli hub vaccinali ai campi lì vicino, tutto fuorché poter trovare un posto per studiare insomma, tutto fuorché poter vedere rispettato il proprio diritto allo studio.

Non dimentichiamoci naturalmente che l’università non ha pensato nemmeno per un momento di far rimandare il pagamento della retta universitaria alle 1650 matricole senza “dimora”.

E poi, il silenzio dell’università, del rettorato, di qualsiasi segreteria e la voglia degli studenti di far sentire la loro voce, fermati dalla pazienza di chi, dopo cinque anni di superiori, covid annesso, si ritrova in un nuovo mondo, quello universitario, in balia di sé stesso e come compagni proprio quei compagni di classe che avrebbero dovuto tutti frequentare, e che invece ora stanno tutti a casa ad aspettare che il tempo perso smetta di essere tale.

Dopo quasi due mesi di vuoto, qualcosa nell’aria cambia, sarà il cambio di rettore o la necessità del sistema accademico di trovare un posto nel modo più assoluto per evitare la stampa e il successivo massacro che ne verrebbe fuori al sapere che un’università ha lasciato per un intero semestre 1650 universitari senza neanche un’aula.

Le date d’inizio sono scaglionate tra le prima settimane di dicembre, il processo con cui vengono decise ed assegnate le aule è, letteralmente, una copia di quel processo utilizzato anche per Scienze Politiche: Campus X (privato), Sogene (Facoltà di Scienze Matematiche) e PP2.

Ma come hanno scoperto sulla loro pelle gli studenti di Scienze Politiche, il Campus X (nello specifico l’auditorium adibito ad aula) è un paese dei balocchi che non dura in eterno, ma solo qualche mese, giusto il tempo di incassare la seconda rata della retta universitaria, e poi il trasferimento definitivo a Sogene e PP2 è immediato, e non c’è nessun modo di fuggire.

Il corso di Psicologia intanto è stato diviso in sei classi, ognuna delle quali alternerà professori e aule in orari differenti della settimana.

Come studente di Tor Vergata non avrei mai pensato di vedere un tale flusso di persone al PP2 e a Sogene, strutture che ospitano forse un quarto di economia, chissà se questo ‘melting pot’ di corsi (attualmente solo il PP2 ha al suo interno Informatica, Scienze Politiche e ora Psicologia) porterà gli studenti a far sentire la loro voce e a domandare un nuovo edificio, questa volta non per gli uffici, che a quanto pare non funzionano neanche così bene, ma per gli studenti, che davvero ne hanno bisogno”, ci dice un ragazzo caduto nella trappola posta da “Tor Vergogna”, come in alcuni casi viene chiamata.

Nel frattempo, mentre il finanziamento all’università è cronicamente diminuito nell’arco degli anni, favorendo l’entrata dei finanziamenti privati e di fronte all’aumento delle spese militari, l’ipocrisia della gestione dell’istituzione universitaria aumenta, e mentre sui giornali si è parlato per giorni delle mobilitazioni proprio contro le aule sovraffollate e per un aumento dei fondi alle Università portate avanti grazie agli studenti di Cambiare Rotta, dell’occupazione di Scienze Politiche alla Sapienza e anche del crollo dell’università a Cagliari (anche questo grazie al definanziamento), Tor Vergata passa in secondo piano, nascosta e inosservata, come le richieste di molti studenti per aule e diritti.

Sembra chiaro, di fronte all’ipocrisia dell’Università, che solo percorsi di lotta possano pagare quelle aule necessarie per un corso di laurea, di cui dubito, data la sua reale effettività, che rispetti i più basilari elementi di diritto allo studio, perché ormai l’università non è più quel luogo di emancipazione per i giovani, un luogo dove costruire il proprio futuro, bensì sta diventando un luogo di selezione della forza lavoro, dove lo studente non fa altro che prepararsi alla precarietà, poiché più facile e meno costosa che garantire delle aule per tutti.

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