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Le donne in piazza a Roma per l’8 marzo arginano i sostenitori iraniani della guerra

Oggi è sciopero generale, chiamato da Non Una Di Meno e a cui hanno risposto l’Unione Sindacale di Base e anche altri sindacati come lo Slai Cobas, l’Unione Sindacale Italiana e le Clap, per lottare contro un modello e un governo che odia palesemente le donne, pur essendo guidato dalla “donna, madre, cristiana” Giorgia Meloni. Ieri, invece, sono state una sessantina le manifestazioni in tutta Italia per la Giornata Internazionale della Donna, e sono state centinaia di migliaia le persone che sono scese in piazza.

È importante qui sottolineare come il corteo romano di ieri abbia praticato in piazza la lotta alla guerra, rifiutando le strumentalizzazioni dell’imperialismo. Del resto, era facile aspettarsi che l’occasione delle manifestazioni sarebbe stata sfruttata da propagandisti di guerra e sionisti nostrani per legittimare l’aggressione all’Iran, parlando di diritti delle donne dopo che la “coalizione Epstein” ha ucciso oltre 150 bambine in una scuola nel primo giorno di guerra.

A Roma, a provocare, è venuto direttamente un gruppetto di irianiani con le bandiere dello Scià, che è ricordato per la sua repressione e per le condizioni terribili inflitte al suo popolo. Ci possono essere tanti motivi per essersene andati dalla Repubblica Islamica, ma quando si sostiene un’aggressione al proprio paese, per di più rivendicando la storia di un monarca criminale, allora si diventa nemici del proprio popolo e strumenti dell’imperialismo.

Non è probabilmente un caso che il gruppetto sia arrivato insieme a Welcome to Favelas, pagina social associata con Musk, e con Rete 4, per immortalare i momenti di un’azione pensata evidentemente come provocazione, per poter poi criminalizzare sui media la reazione.

Solo questo può essere il motivo per scendere in strada con cartelli su cui c’è scritto “sì alla guerra in Iran” e “no to peace to Islamic terrorists“, quando deve essere ricordato che il terrorismo islamico è sunnita ed è stato largamente sostenuto dall’Occidente, prima nella forma di Al Qaeda poi in quella dell’Isis, prima di dichiararli come nemici. Il cartello, evidentemente, si riferisce all’Asse della resistenza sostenuto da Teheran, che si oppone alle politiche genocidiarie di Israele.

La risposta della piazza è stata netta e certa delle proprie posizioni: fuori la guerra dal corteo, nessun sostegno all’aggressione imperialista costruito sul corpo delle donne. Lo slogan “disarmiamo la guerra e il patriarcato” è stato praticato da Non Una Di Meno, che ha arginato la provocazione effettuata al momento del concentramento.

Quando però il corteo ha cominciato a muoversi, il gruppetto di proxies dell’imperialismo ha provato a infilarsi tra la gente e a prendere posto nella manifestazione. A quel punto, sono stati organizzati cordoni di sicurezza intorno ai provocatori, per tenerli a distanza di un corteo che rivendicava chiaramente la contrarietà alla guerra.

Una plastica rappresentazione degli schieramenti in campo è data sicuramente dal fatto che, mentre gli iraniani inneggiavano agli USA e urlavano persino “Bibi, Bibi!”, ovvero applaudivano al criminale genocida Netanyahu, da parte del combattivo gruppo di donne che hanno fatto cordone intorno ai provocatori venivano invece cori contro la guerra e a favore della resistenza del popolo palestinese.

Le forze dell’ordine sono ovviamente rimaste a guardare, anche se era evidente la frenetica attività video e foto dei provocatori, a mo’ di schedatura. Solo quando la provocazione rischiava di degenerare, le autorità sono intervenute per separare i due gruppi, e il corteo è potuto continuare in tranquillità.

Le donne della manifestazione hanno dimostrato che la lotta contro la violenza di genere e per una compiuta emancipazione si costruisce nella solidarietà e nell’organizzazione popolare, e che il femminismo liberale e guerrafondaio non può trovare spazio l’8 marzo. E di certo non può usare il corpo delle donne per avallare l’escalation bellica provocata sull’ennesimo fronte aperto dallo stato genocida di Israele e dalla volontà di dominio dell’imperialismo stelle-e-strisce.

Questo stesso spirito antimperialista deve animare lo sciopero generale di oggi, nonché la manifestazione nazionale del 14 marzo. Il No Sociale da esprimere al referendum.

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