Contro lo sgombero dell’occupazione Spin Time sabato 19 settembre a Roma è stata convocata una manifestazione nazionale. L’appuntamento è alle ore 14 a Piazza della Repubblica, fine corteo a Piazza Vittorio Emanuele.
Secondo gli organizzatori la manifestazione del 19 vuole essere un corteo animato e unitario che metta al centro una domanda chiara: di chi è la città? “Da più territori arriva già da tempo una richiesta di città che vogliamo costruire: una città fondata sulla partecipazione, sui diritti e sulla capacità di produrre comunità. È questa la sfida che vogliamo assumere insieme a tutte le realtà disponibili a sostenerla”.
“Con la manifestazione del 19 e l’assemblea del 20 Settembre vogliamo costruire una coalizione ampia di reti civiche, movimenti sociali, sindacati, istituzioni locali, organizzazioni religiose e partiti, una vera forza che deve essere mantenuta e ampliata, perché solo un’alleanza trasversale può contrastare la finanziarizzazione delle città e sconfiggere il governo di destra loro alleato. I fondi immobiliari – e Investire SGR in particolare – sono avversari definiti e concreti quanto il Governo Meloni e il suo Piano Casa”.
Un lungo elenco di associazioni, partiti del centro-sinistra e reti sociali ha aderito anche da altre città al corteo per Spin Time, ma alla vigilia della manifestazione un congruo numero di associazioni, comitato e reti sociali di Roma ha spiegato perché non hanno aderito e non saranno in piazza per la manifestazione.
Lo hanno fatto con una sorta di lettera aperta al sindaco di Roma Gualtieri e alla sua giunta, sottoscritto da Arci Roma, dai comitati contro il nuovo Stadio a Pietralata, quello contro l’inceneritore ad Albano e Roma, il comitato contro la speculazione sui Mercati Generali, quello contro il biodigestore di Casal Selce, Comunità per le autonome iniziative organizzate e altre associazioni.
Nel documento argomentano che “La nostra distanza nasce da una contraddizione profonda: non si può da un lato proporre di contrastare i fondi speculativi che distruggono i territori, e dall’altro collaborare e condividere la piazza con chi a Roma sta avallando e favorendo precisamente queste pratiche. Non è possibile assumere una singola vertenza come modello generale a cui ricondurre le diverse lotte della città”.
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