L’accordo annunciato ieri tra la sindaca Salis e il ministro dell’interno Piantedosi segna un ulteriore avvicinamento del centrosinistra alla destra sul tema della sicurezza nel centro storico: più risorse alle forze dell’ordine, una postazione di polizia fissa in via Prè, nuovi alloggi per gli agenti e il potenziamento dei cosiddetti «Falchi», copiati dallo squadrone della Polizia Locale istituito da Bucci e Gambino.
È una scelta politica che contestiamo. La sicurezza non si risolve con la repressione, né militarizzando il centro storico. Spaccio, aggressioni e marginalità richiedono risposte concrete, ma non si affrontano ignorando le condizioni sociali in cui questi fenomeni si sviluppano.
I soldi per intervenire ci sono, ma questo nuovo Patto non risolve il problema: al massimo lo sposta di qualche vicolo.
Gli agenti consegneranno farmaci e beni di prima necessità per chi non può reperirli in autonomia? Accompagneranno anziani e disabili ai servizi ospedalieri? Svolgeranno attività di mediazione culturale e aiuteranno gli abitanti dei quartieri a districarsi nella burocrazia, o a ottenere un alloggio popolare?
Oppure faranno qualche arresto e sposteranno il giro di droga in un vicolo limitrofo o in un altro quartiere popolare?
Le risorse ci sono e possono essere spese per potenziare servizi e competenze già esistenti, a partire dal portierato di quartiere e dal Servizio Educativo Adulti. Servono operatori stabili, risorse adeguate e una rete pubblica capace di lavorare insieme a chi conosce quotidianamente il territorio.
Il Comune e lo Stato trovano i soldi per militarizzare Genova, ma non per l’edilizia popolare: così resta irrisolta la crisi abitativa. Senza alloggi popolari, servizi sociali e spazi restituiti alla collettività, gli interventi di assistenza si inceppano, l’abbandono continua e l’insicurezza cresce.
La Salis insegue la destra, noi proponiamo un’altra direzione: investire nelle persone, nei servizi pubblici e nel diritto alla casa.
Quanti servizi avremmo potuto garantire ai quartieri con queste nuove risorse?
La sicurezza non è una gara a chi schiera più agenti. È una scelta sulle priorità della città: più servizi, più personale sociale, più case popolari e più spazi restituiti a chi li vive.
Servono meno agenti di polizia e più assistenti sociali; meno militari e più educatori; meno polizia locale e più mediatori culturali. I luoghi fisici nelle vie del centro storico devono essere assegnati a questi operatori sociali, non alle forze di polizia.
Non altri reparti da esibire, ma una politica concreta, che affronti il problema sicurezza alla radice e reintegri i quartieri e le persone, anziché emarginarli.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa