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Milano. Diciamo NO all’Italia peggiore! Conferenza stampa e flash mob contro la Meloni

Mercoledì 11 marzo alle ore 9:00, di fronte alla Stazione Rogoredo di Milano, lato via Manzù si terrà la conferenza stampa “Diciamo no all’Italia Peggiore!”, per lanciare la manifestazione nazionale del 14 marzo (ore 14, Piazza della Repubblica, Roma) contro il governo Meloni e proseguire il percorso del Comitato nazionale per il NO sociale in vista del referendum del 22-23 marzo sulla controriforma costituzionale della giustizia voluta dal governo.

Partecipano i rappresentanti di Cantiere – OSA – Cambiare Rotta – USB – Potere al Popolo – Global movement to Gaza.

Verrà inoltre rilanciato l’appuntamento di giovedì, con un flashmob alle ore 15 via Botta in opposizione alla presenza della Meloni a Milano al teatro Parenti

La conferenza stampa si terrà in un quadrante di periferia della città pesantemente sotto attacco dal punto di vista dei meccanismi di espulsione e gentrificazione e nella quale si sono verificati ripetuti casi di violenza poliziesca, dall’uccisione di Abderrahim Mansouri al caso di Ramy, cavalcati dalla destra per invocare maggiore repressione e che dimostrano invece simbolicamente la disfatta della propaganda repressiva per il Si e più in generale il fallimento di un modello poliziesco che non può essere la risposta ai problemi strutturali delle periferie prodotti da politiche sociali ed economiche sbagliate.

È chiaro infatti che questa controriforma vuole blindare il disegno reazionario del governo Meloni con un maggiore controllo anche sul piano giudiziario ed è un ulteriore tassello per aumentare la repressione nelle periferie nei confronti delle fasce sociali più marginalizzate garantendo al contempo gli interessi della speculazione e dello strapotere dei privati, emerso in maniera dirompente con le inchieste sull’urbanistica e dall’altro serve per criminalizzare il dissenso e chiudere gli spazi di agibilità politica, a maggior ragione dopo un autunno di mobilitazione che, con l’infamia della complicità nel genocidio in Palestina, ha rotto gli argini facendo scioperare e scendere in piazza milioni di persone nel paese.

Il referendum quindi è diventato una sfida democratica che riguarda l’intero Paese. Non è solo una questione tecnica, ma uno scontro politico che investe diritti, libertà e condizioni sociali. Non è solo una diatriba tra governo e magistratura o una battaglia a difesa dell’esistente come la descrivono i partiti di centrosinistra in Parlamento, ma chiama in causa tutti noi che abbiamo mille ragioni per mandare a casa questo governo. Tutte le battaglie devono incontrarsi oggi nel referendum! salari più alti, diritti sul lavoro, casa per tutti, libertà democratiche, messa in sicurezza del territorio, fermare la corsa verso la guerra.

Siamo quelli che hanno animato le piazze di questi mesi per la Palestina; siamo i portuali che hanno invocato e praticato il “Blocchiamo tutto” dando voce all’indignazione di milioni di persone contro il genocidio e la complicità del nostro governo; siamo i Vigili del Fuoco criminalizzati per essersi schierati per la pace; siamo le studentesse, gli studenti e gli insegnanti che hanno democratizzato le scuole e le università opponendosi alla restaurazione reazionaria, siamo le lavoratrici e i lavoratori che hanno detto “Abbassate le armi e alzate i salari”, siamo la gente dei quartieri che difende quotidianamente gli interessi popolari. Ci sentiamo impegnati in prima persona in un referendum che deve sbarrare la strada ad un governo autoritario, antidemocratico e antipopolare.

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