Militanti dei movimenti e di tutte le principali formazioni politiche sindacali che a Brescia hanno promosso e organizzato le grandi mobilitazioni per la Palestina e contro la guerra di questi ultimi anni, si sono incontrati il 10 marzo nelle sede USB di Brescia.
Sono intervenuti attivisti del Magazzino 47 e Diritti per Tutti, di Potere al Popolo, di Rifondazione Comunista, del Centro Sociale 28 Maggio e della USB. L’occasione era l’invito della stessa USB a discutere del pesante provvedimento subìto dal suo coordinatore Dario Filippini. Che si è visto comminare dal GIP ben 450 euro di multa con l’accusa di non avere comunicato una manifestazione alla questura 72 ore prima.
Il 30 dicembre centinaia di bresciani avevano partecipato a un presidio in piazza Paolo VI per protestare contro l’arresto ingiusto in Italia di militanti palestinesi. Filippini aveva notificato l’iniziativa alla Questura, che però lo ha denunciato con la speciosa accusa di non aver rispettato i termini di preavviso. Una decisione di puro scopo repressivo, come tante altre che sono state assunte dalla questura di Brescia, in particolare nell’ultimo anno.
Nella sede della USB si è affermata una comune valutazione: a Brescia per opera della Questura si sono anticipate le misure degli ultimi decreti sicurezza. Prima ancora che essi venissero varati Brescia è diventata un laboratorio della repressione contro le lotte e i movimenti sociali. Questo mentre sempre più spesso fascisti e razzisti possono scorrazzare ed agire per la città.
Di questo non è responsabile solo il governo di destra, con le direttive del ministro Piantedosi, di cui il Questore è zelantissimo esecutore. Anche la sindaca Castelletti e la sua giunta condividono l’escalation repressiva e la tolleranza verso i fascisti. La sindaca ha sempre coperto tutti gli interventi repressivi. Quando giovani attiviste di Extinction Rebellion hanno subito vergognose perquisizioni corporali in Questura la sindaca ha taciuto. Mentre recentemente la stessa sindaca ha pronunciato parole di condanna contro due consiglieri comunali che hanno criticato la Questura.
Le vie della città vengono concesse ai fascisti senza contrasti dal Comune, mentre Piazza Loggia resta vietata alle manifestazioni. E poi c’è il regime di controlli oppressivi verso i migranti, con Sindaca e destra che si inseguono nella gara a chi è più legge ed ordine.
Nell’incontro alla USB si è proposto di organizzare una risposta comune della città alla repressione con un convegno aperto a tutte le forze democratiche e antifasciste.
Intanto è necessario che si diffonda al massimo l’iniziativa per il NO, per fermare il disegno autoritario del governo e tutte le complicità con esso.
* da La Brescia del Popolo
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