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Milano. Autogol di Salvini: flop in Duomo e città bloccata dalle contestazioni

Doveva essere una prova di forza dei cosiddetti sovranisti; si è trasformata invece in una dimostrazione plastica di debolezza politica. La mobilitazione, portata avanti in solitaria dalla Lega — tra distinguo, freddezze e assenze significative da parte degli alleati —, dopo settimane di propaganda martellante e ingenti investimenti comunicativi, si è chiusa per Salvini con numeri modesti e un centro città paralizzato dalle contromanifestazioni.

L’obiettivo di rilanciare un protagonismo ormai appannato della Lega ha prodotto l’effetto opposto: un evidente autogol politico. I temi agitati — dall’attacco alle politiche agricole europee al Patto di stabilità — sono gli stessi di quando il partito era all’opposizione, con la differenza che da quattro anni si trova al governo.

Il dato più evidente resta quello della partecipazione: in Duomo numeri contenuti, con una presenza in larga parte “importata”, costruita più attraverso pullman e apparati di Partito che tramite un consenso diffuso.

Di segno opposto la risposta della città. Tre cortei, partiti da punti diversi (piazza Argentina, piazza Lima e piazza Tricolore), hanno attraversato Milano per poi ricongiungersi in un’unica manifestazione. Si è registrato anche un breve momento di tensione con le forze dell’ordine, all’altezza di via Borgogna, quando una parte del corteo ha tentato di dirigersi verso il centro, completamente blindato.

Alla fine, i cortei si sono unificati e hanno percorso la circonvallazione interna, producendo un effetto tangibile con il traffico paralizzato su gran parte delle principali arterie cittadine. Il bilancio politico della giornata appare netto: un’iniziativa che non sfonda e un clima talvolta grottesco e caricaturale perfettamente incarnato dalla europarlamentare Silvia Sardone.

Per Salvini, più che un trampolino di rilancio, si tratta dell’ennesimo segnale di difficoltà. Un flop che evidenzia problemi di prospettiva, erosione di credibilità e calo di consenso per un soggetto che fino a pochi anni fa appariva centrale nello scenario politico italiano. Un destino, peraltro, comune a molte forze “antisistema” messe alla prova del governo negli ultimi anni.

Nel mentre, il “campo largo” ringrazia, pur diviso su temi centrali come il sostegno militare all’Ucraina e senza reali divergenze con le politiche economiche e sociali del Governo Meloni, riesce a mostrarsi alternativo cavalcando il terreno dell’antifascismo, soprattutto alla vigilia del 25 aprile…

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