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Il miracolo della moltiplicazione degli alberi della Castelletti

Qualche giorno fa, su queste pagine, ci siamo occupati della “riforestazione urbana” a Brescia. Lo abbiamo fatto partendo da una considerazione molto semplice: piantare alberi è necessario, ma non basta contarli per stabilire se una politica del verde stia davvero funzionando. Occorre sapere quanti sopravvivono, quanto crescono, quali alberi preesistenti vengono eventualmente eliminati e quanto tempo sarà necessario perché le nuove piantumazioni restituiscano alla città i servizi ecosistemici perduti.

Quell’articolo ha suscitato interesse e anche qualche discussione. Ed è proprio da una delle osservazioni emerse che vale la pena ripartire.

Perché, andando a guardare più attentamente i numeri della riforestazione bresciana, sorge una domanda ancora più elementare: quando diciamo che Brescia si sta avvicinando all’obiettivo dei 200.000 alberi, che cosa stiamo contando esattamente?

La promessa: 200.000 alberi

Torniamo alla primavera 2023. Durante la campagna elettorale per le amministrative, Laura Castelletti indicò fra gli obiettivi ambientali della futura Amministrazione quello di mettere a dimora 200.000 alberi entro il 2030, grosso modo uno per ciascun abitante della città. La promessa era suggestiva e facilmente comprensibile. Duecentomila abitanti, duecentomila alberi.

Non duecentomila elementi vegetali. Non duecentomila tra alberi e arbusti. E neppure un patrimonio complessivo cittadino da portare a quota duecentomila. La promessa politica presentata agli elettori era quella di piantare proprio 200.000 alberi.

Gli alberi che c’erano già

C’è poi un secondo piccolo prodigio contabile. Se nel 2023 si promette di piantare 200.000 alberi, sembrerebbe abbastanza naturale pensare che il conteggio debba partire dalle nuove piantumazioni realizzate da quel momento. E invece nel totale di 118.242 compaiono anche decine di migliaia di alberi che a Brescia esistevano già.

I 19.584 alberi di strade e viali e i 50.458 presenti nei parchi e nei giardini costituiscono infatti, in larga misura, il patrimonio arboreo esistente della città. Sono certamente alberi di Brescia. Ma difficilmente possono essere considerati alberi piantati in esecuzione di una promessa elettorale formulata nel 2023.

Il punto non è cavilloso. Dire “pianteremo 200.000 alberi” e dire “porteremo il patrimonio vegetale complessivo a 200.000 alberi e arbusti” significa indicare due obiettivi profondamente differenti. Nel primo caso occorre aggiungere 200.000 nuovi alberi. Nel secondo si parte da decine di migliaia di alberi già esistenti e si aggiungono al conteggio anche gli arbusti. Il traguardo, inevitabilmente, si avvicina parecchio.

E poi sono arrivati gli alberi della tangenziale

Ma la parte più curiosa della storia riguarda la Tangenziale Sud. Fra le grandi operazioni di forestazione degli ultimi anni compare infatti la messa a dimora di decine di migliaia di piante lungo la Tangenziale. Sembrerebbe una delle grandi realizzazioni del programma di riforestazione cittadino.

Peccato che la storia di quelle piante cominci molto prima dell’Amministrazione Castelletti.

L’intervento nasce infatti come compensazione ambientale legata alla realizzazione della terza corsiadella Tangenziale Sud, inaugurata nel 2008. La piantumazione era stata prevista nell’ambito delle procedure ambientali molti anni prima, era rimasta a lungo sulla carta ed era stata successivamente ripresa.

Già nel marzo 2023, praticamente negli stessi giorni della campagna elettorale nella quale venivano promessi i 200.000 alberi, la stampa bresciana raccontava il progetto parlando di circa 44.000 alberi e arbusti da mettere a dimora lungo la Tangenziale.

Il progetto successivamente realizzato dalla Provincia è stato ridimensionato e ha interessato circa 33.000 piante autoctone su una superficie di una ventina di ettari. E qui nasce una domanda piuttosto difficile da evitare. È corretto conteggiare queste piante nel percorso verso i 200.000 alberi promessi dalla Giunta Castelletti?

Compensare non significa aggiungere

La questione non è soltanto amministrativa. Un’opera compensativa ha, per definizione, una funzione differente da una nuova politica ambientale autonomamente decisa da un’Amministrazione.

Se si costruisce un’infrastruttura che produce un determinato impatto ambientale e si prescrive la realizzazione di un intervento verde per compensarlo o mitigarne gli effetti, quella piantumazione nasce in relazione a quell’impatto. È una compensazione. Non rappresenta necessariamente un incremento ambientale netto equivalente a una forestazione aggiuntiva programmata indipendentemente dall’opera.

Nel caso della Tangenziale la questione appare ancora più evidente, perché il progetto delle piantumazioni precede di molti anni la promessa elettorale del 2023.

Eppure quelle decine di migliaia di piante compaiono oggi nel grande racconto dell’avanzamento della forestazione bresciana. Certo, non sono alberi inventati. Sono alberi reali. Semplicemente, erano già dovuti per un’altra ragione.

Facciamo bene i conti

Naturalmente sarebbe scorretto concludere che dal 2023 l’Amministrazione Castelletti non abbia piantato alberi. Non è così.

Esistono interventi realizzati durante l’attuale consiliatura, nuove piantumazioni nei parchi e lungo le strade, progetti di depavimentazione e interventi riconducibili alla strategia climatica cittadina. Il problema è un altro. Se vogliamo valutare seriamente il rispetto di una promessa politica, occorrerebbe disporre di una contabilità molto più trasparente.

Quanti nuovi alberi, propriamente detti, sono stati piantati dal Comune di Brescia dal giorno dell’insediamento dell’attuale Amministrazione? Quanti arbusti? Quante delle nuove piante appartengono a progetti decisi e finanziati dall’Amministrazione e quante derivano invece da opere compensative precedentemente previste? Quanti alberi sono stati nel frattempo abbattuti?

E, tornando alla questione posta nel nostro precedente articolo, quanti dei giovani alberi messi a dimora sono ancora vivi? Sono domande alle quali dovrebbe essere relativamente semplice rispondere.

Dal numero alla sostanza

Non si tratta di fare le pulci a una politica ambientale che, nei suoi obiettivi general-generici, resta condivisibile.

Brescia ha bisogno di più verde, più ombra, più suolo permeabile e più alberi. Lo dicono tutti Le estati che, anno dopo anno, ci avvicinano all’ Africa rendono queste politiche non soltanto auspicabili, ma necessarie. Sarebbe quindi bene evitare che la “riforestazione urbana” diventi soprattutto una gara a chi la spara più grossa sui numeri degli alberi.

Prima abbiamo scoperto che cento giovani piantine non equivalgono necessariamente a cento alberi adulti. Ora scopriamo che nel conteggio possono entrare gli arbusti, gli alberi che c’erano già e persino le piantumazioni compensative progettate molti anni prima.

A questo punto il rischio è che l’obiettivo dei 200.000 venga sulla carta raggiunto, senza che siano mai stati neppure lontanamente piantati i 200.000 nuovi alberi che i cittadini potevano ragionevolmente pensare fossero stati loro promessi.

Non chiediamo miracoli: soltanto trasparenza

Forse, dunque, prima di aspettare il 2030 non sarebbe male che l’Amministrazione rendesse pubblica una tabella molto semplice.

Alberi esistenti nel 2023. Alberi abbattuti. Nuovi alberi piantati dal 2023. Arbusti piantati. Piantumazioni compensative. Alberi sopravvissuti.

Poche colonne. Nessuna polemica. E finalmente sapremmo a che punto siamo davvero.

Perché gli alberi, diversamente dai numeri, hanno una caratteristica piuttosto ostinata: non si lasciano moltiplicare con le parole.

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