Menu

Valsusa. Nuova protesta contro i soldati israeliani in vacanza a Sauze d’Oulx

Val di Susa, nuova mobilitazione contro l’esercito israeliano in vacanza a Sauze d’Oulx: «No al turismo di chi partecipa al genocidio». Nel pomeriggio di sabato 14 febbraio, le strade di Sauze d’Oulx sono state attraversate da una seconda manifestazione di protesta contro la presenza di soldati dell’esercito israeliano (IDF) in vacanza a Sauze.

I giovani manifestanti, tra attivisti No Tav, Pro Pal e Assemblea Bassa Valle hanno denunciato quella che definiscono una “normalizzazione del genocidio”, ribadendo che il territorio valsusino non può essere uno spazio di relax per chi è coinvolto nelle operazioni militari a Gaza.

Il presidio ha avuto inizio in Piazza III Reggimento Alpini, dove un gruppo di partecipanti ha esposto un grande striscione con la scritta “Valsusa per la Palestina”, accompagnato dai colori della bandiera palestinese. Il corteo si è poi snodato per le vie del centro cittadino, portando il messaggio della protesta tra i turisti e i residenti.

Giovani e attivisti hanno sfilato nel centro storico di Sauze, tra le case in pietra e i negozi del borgo, sventolando bandiere palestinesi e intonando cori di solidarietà con la resistenza.

Una delle azioni più simboliche è avvenuta direttamente sulle piste da sci a Clotes. Sulla neve bianca sono stati distesi grandi teli con scritte rosse: “IDF NOT WELCOME” e “KILLERS”.

L’area circostante è stata segnata con polvere rossa, un richiamo visivo al sangue versato nel conflitto, per contestare l’idea che il territorio possa essere un “luogo di decompressione” per i militari.

I manifestanti hanno quindi raggiunto le vicinanze di strutture alberghiere d’élite, come ll’hotel Chaberton Lodge & Spa. Qui, un cordone di forze dell’ordine in tenuta antisommossa ha presidiato l’ingresso, mentre i manifestanti, megafono alla mano, spiegavano le ragioni del loro rifiuto verso il “turismo sionista”.

Durante gli interventi, è stata sottolineata la complicità dello Stato italiano nel proteggere quelli che i manifestanti definiscono “carnefici”, reprimendo al contempo le voci del dissenso. “La Val di Susa è una terra di lotta contro la militarizzazione”, hanno dichiarato gli attivisti, spiegando che non è accettabile che il territorio venga sfruttato per “lavare coscienze” di chi partecipa a massacri e colonizzazioni.

La giornata si è conclusa al tramonto con un ultimo momento di protesta sulla neve, ribadendo l’impegno a mantenere alta l’attenzione sulla questione palestinese e a contrastare ogni forma di accoglienza verso l’esercito d’occupazione.

da Valsusaoggi.it

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *