Parrebbe scontato che noi indipendentisti ci astenessimo sostenendo che la riforma di una costituzione che non riconosciamo come nostra non ci interessa perché in nessuna misura modifica il rapporto coloniale tra la nazione sarda e lo stato italiano. Eppure siamo consapevoli che qualsiasi modifica all’ordinamento politico dello stato italiano si ripercuote necessariamente sui meccanismi di oppressione coloniale subiti dal popolo sardo.
Ecco perché crediamo sia doveroso come indipendentisti esprimere comunque la nostra posizione.
Che non si tratti di una riforma tecnica volta a snellire velocizzare e rendere più efficiente la macchina della giustizia, lo dicono chiaramente molti tra gli stessi proponenti, nonostante la propaganda filo governativa tenda a manipolare il consenso sostenendo esattamente il contrario.
L’utilizzo nella campagna elettorale di argomenti, slogan ed immagini che niente hanno a che fare nel merito, rendono lampante che la finalità principale della riforma è quella di rendere più forte un esecutivo che esprime fastidio ad accettare che la propria azione venga contrastata o ostacolata da nessuno, nel caso specifico dalla magistratura, convinti di avere sempre carta bianca per il solo fatto di essere stati eletti.
La riforma del potere giurisdizionale non ci appare una questione tecnica come si affannano a farci credere, quello per cui andremo a votare è un referendum politico ed anche la nostra posizione non può che essere politica.
Di fronte alla evidente volontà di accentramento del potere nelle mani dell’esecutivo, di fronte alla trasformazione in senso autoritario della vita politica e della società, di fronte all’indebolimento dello stato di diritto che si va delineando governo dopo governo e decreto dopo decreto, diciamo NO ad una riforma che non porterà comunque nessun beneficio per i cittadini.
Diciamo No convinti che se uno stato democratico è feroce con la propria colonia, ancora più feroce lo sarà uno stato autoritario!
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