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“Perché abbiamo scelto di far parte di Catania per il Reddito di Quarantena”

Proprio durante l’inizio del Lockdown abbiamo voluto partecipare alla costituzione di  “Catania per il Reddito di Quarantena” assieme ad altre realtà, compagne e compagni catanesi con cui collaboriamo da anni nonostante le diversità. Abbiamo ritenuto importante promuovere questo percorso comune per costruire assieme momenti di libero incontro e confronto orizzontale, per organizzare mobilitazioni che denuncino l’ingigantirsi della crisi economica e del controllo sociale scaturiti “apparentemente” dall’emergenza Covid19.

Apparentemente, teniamo a sottolinearlo, perché è bene considerare come avremmo potuto ritrovarci con davvero molti meno morti per coronavirus e malasanità, con una crisi economica meno grave e con molto meno controllo sociale (e in alcuni momenti quasi militare), se solo negli ultimi 30 anni le istituzioni che si arrogano il potere di amministrare la cosa pubblica non avessero davvero messo in ginocchio soprattutto il settore della sanità e dell’istruzione pubblica, con una lunga serie di tagli criminali.

Da anarchici e libertari siamo qui per ricordare come per noi la gestione delle risorse e dei e servizi pubblici nelle mani dello Stato o nelle mani di Privati sia una gestione inevitabilmente disastrosa, truffaldina e fallimentare. Solo la volontaria associazione dei lavoratori affrancati dalle catene dello sfruttamento e della coercizione può liberare, autogestire, auto-organizzare e autogovernare la società, lasciando che le decisioni vengano prese dal basso verso l’alto in un clima di fratellanza e di responsabilizzante, incoraggiante e contagiosa giustizia sociale. 

Purtroppo assistiamo invece agli effetti di un processo inverso rispetto a ciò che ci auspichiamo. Questi effetti, storicamente e puntualmente, si aggravano poi ancor più durante guerre, catastrofi e pandemie, e in questi momenti regolarmente vediamo i ricchi diventare ancora più ricchi e assistiamo inoltre alle restrizioni di ogni libertà individuale e sociale.

In questi ultimi mesi di emergenza globale abbiamo assistito al maturare di una involuzione in coloro che, persino a titolo gratuito, ricorrevano alla delazione e/o in coloro che invocavano un maggior intervento dell’esercito, ma constatiamo anche la cecità di chi non considera incredibilmente pericoloso un uso più pervasivo, condizionante e totalitario della tecnologia. Questa involuzione autoritaria viene adesso giustificata con la scusa di fare applicare regole di buonsenso, regole che in questa fase specie i ceti più popolari sembrano incapaci di seguire razionalmente.

Come aspettarsi razionalità, proprio quando, come durante questi momenti di crisi, si vede meglio come i ceti più poveri siano lasciati a se stessi, senza quasi alcuno tipo di tempestivo aiuto economico e sociale? Come pretendere da costoro fiducia se ovunque e sempre trionfano gli interessi delle solite classi dominanti (multinazionali, banche, confindustria, case farmaceutiche, caste militari ecc), specie nella gestione delle risorse pubbliche?

Ogni strato sociale oggi è reduce da un processo diseducativo che dura da decenni e ci ha reso apparentemente incapaci di autoregolarci, ma questo non per la specifica incapacità della nostra natura umana, quanto piuttosto a causa di anni di delega e di gestione antisociale, autoritaria e competitiva di ogni attività umana, che ha portato all’attuale abbrutimento culturale, sociale e individuale. Le deresponsabilizzazione, dovuta a un ulteriore e maggiore controllo, e l’ingiustizia sociale che sarà drammaticamente acuita dai vari decreti varati per risollevare, solo a parole, il paese, non potranno che far peggiorare ancor di più le cose, specie se assisteremo a un ulteriore smantellamento della scuola pubblica.

Per questo come Laboratorio Libertario Landauer siamo presenti dentro “Catania per il Reddito di Quarantena”, proprio per solidarizzare con chi è colpito dalla crisi, per opporre strenua resistenza ad ogni tentativo di controllo sociale iper-tecnologizzato e/o militare. Crediamo fermamente che la cura a questa e ad altre crisi sociali risieda invece nella Lotta, nella Solidarietà e nel Mutuo Appoggio, al fine di risanare il relazionarsi e l’organizzarsi di ogni comunità oggi disgregata.

È anche per questo che in parallelo a “Catania per il reddito di Quarantena”, per promuovere maggiormente all’atto pratico Solidarietà e Mutuo Appoggio, abbiamo inoltre deciso di appoggiare e seguire sul nascere, assieme ad altre individualità e realtà diverse tra loro, l’importante esperienza delle “Brigate Volontarie per l’Emergenza – Catania”. Grazie al lavoro dei tanti e laboriosi volontari che hanno partecipato alle brigate, si è riusciti in pieno regime di “Leggi Speciali” a raccogliere e a redistribuire aiuti alimentari per circa 700 di famiglie bisognose qui a Catania, il tutto in piena autonomia rispetto ad ogni gruppo politico e istituzionale, andando pure contro le restrizioni o esponendosi a  rischio di contagio. Intatti per evitare ciò ogni volontario ha seguito accuratamente i protocolli e le precauzioni tra le più avanzate, pur di portare prontamente in piena sicurezza l’aiuto necessario lì dove comune, istituzioni e associazioni non riuscivano e/o non volevano arrivare.

Ogni individuo assieme ad altri, e ogni comunità, possono riprendere in mano le leve della società nei quartieri, nei posti di lavoro, negli ospedali. Soprattutto sarà importante riorganizzarsi nelle scuole, dove risiede il futuro della nostra coscienza di individui liberi. Lo Stato e il Capitale monopolizzano malamente la gestione sia delle risorse naturali, sconvolgendo interi ecosistemi, sia di quelle risorse che sono il frutto del lavoro dei lavoratori di ieri e di oggi. Bisogna quindi costruire un fronte ampio e popolare per difendere quelle libertà e quei diritti che sono frutto di secoli di lotte e per riuscire a sperimentare e a far partire, dal basso e assieme, modelli di convivenza sociale nuovi e più giusti. Senza esitazione alcuna è giusto quindi esigere e/o conquistare tutto ciò che ci spetta per una vita dignitosa e libera dal ricatto salariale e dal profitto dei pochi sui molti”.

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