La frana che in questi giorni ha colpito Niscemi, costringendo all’evacuazione centinaia di persone, non può essere ridotta a un evento meteorologico o a una fatalità: è un avvertimento politico, ambientale e sociale.
È il prodotto di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione, di manutenzioni episodiche, di opere emergenziali che sostituiscono la prevenzione.
È la cartina al tornasole delle carte bollate a doppia velocità che mette insieme le responsabilità di chi per 30 anni ha ignorato i segnali di un territorio morfologicamente fragile con le autorizzazioni concesse alla velocità della luce per consentire l’insediamento di una base militare all’interno dell’ultimo polmone verde della Sicilia.
È il modello del doppio standard tipico delle colonie: mentre il territorio civile viene lasciato senza infrastrutture adeguate, senza messa in sicurezza strutturale, senza servizi, continua e si rafforza una delle più grandi installazioni militari statunitensi presenti in Italia.
Il grande rimosso della stampa e della coscienza collettiva: il MUOS.
Il Mobile User Objective System, sistema globale di telecomunicazioni militari degli Stati Uniti, ad uso esclusivo della Marina militare statunitense.
Un simbolo di un territorio sacrificabile dove la militarizzazione a stelle e strisce prevale sulla messa in sicurezza, sull’utilizzo delle risorse naturali, sulla stessa sovranità popolare.
A rendere il quadro ancora più grave c’è un dato spesso taciuto: la US Navy effettua lavori di ampliamento all’interno del sito MUOS e ha annunciato ulteriori interventi infrastrutturali, proprio di messa in sicurezza della base, interessata da possibili smottamenti.
Passa il ciclone, si fanno le passerelle arrivando in elicottero, ci si vuole ripulire la coscienza con promesse e scarica barili che tacciono sul vero mostro di abusivismo, costato anni di lotte e denunce, emigrazione e criminalizzazione.
Ma Niscemi non cade. Niscemi resiste: ancora una volta tocca al movimento NO MUOS rimettere al centro i reali bisogni di un territorio stuprato e dare la parola alle popolazioni scippate dai loro diritti.
Domenica 8 febbraio, a partire dalle h. 10 Largo Mascione staremo accanto al movimento NO MUOS e a tutte le realtà solidali siciliane, ancora una volta per ribadire che non vogliamo una Sicilia avamposto bellico del Mediterraneo, dove le popolazioni e i territori vengono sacrificati sull’altare degli interessi militari e geo politici americani e internazionali.
Per questo, USB, nel ribadire che le risorse stanziate per il Ponte e per le spese militari debbano essere stornate per la messa in sicurezza e le infrastrutture in Sicilia, si unisce alle richieste del Movimento NO MUOS per chiedere:
– verifiche geologiche e idrogeologiche indipendenti su tutta l’area, inclusa la base NRTF/MUOS;
– pubblicazione dei dati su movimenti terra, opere di drenaggio e modifiche del suolo connesse alle installazioni militari;
– sospensione immediata dei lavori di ampliamento della base NRTF in corso e di quelli progettati;
– un piano straordinario di messa in sicurezza del territorio;
– stop a nuove infrastrutture militari in aree fragili;
– apertura di una discussione pubblica sulla presenza stessa della base e del MUOS a Niscemi.
Abbassare le armi, alzare i salari, proteggere i territori.
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