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Il profumo “nero” dei soldi. Fascisti e ricchi a Londra

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Il quotidiano economico Il Sole 24 Ore, ha pubblicato due giorni fa la prima parte di una interessantissima inchiesta dal titolo “Londra lavatrice mondiale del denaro sporco: 100 miliardi riciclati all’anno”. Un lettore dal cuore semplice potrebbe pensare che si colpa della Brexit ma è è così. La “lavatrice londinese” funziona almeno dal 1973, quando la Gran Bretagna entro nella Comunità Europea, ma ha alzato i igiri della centrifuga al massimo negli anni ‘80, quelli della Thacheromic’s e del boom della finanza. Ma non è questo il tema che ha richiamato la nostra attenzione.

L’inchiesta curata da Galullo e Mincuzzi, analizza come la City, oltre ad essere la maggiore Borsa europea, sia anche la capitale della finanza e del riciclaggio del denaro sporco. Ma scorrendo le pagine dell’inchiesta, che in parte rivela cose non del tutto ignote sul mondo della finanza, colpisce un capitolo interessante sul ruolo dei fascisti dentro questo meccanismo. In particolare di quei fascisti italiani fuggiti dall’Italia negli anni ‘80 e diventati ben presto ricchissimi sul suolo britannico. A questo il nostro giornale ha dedicato numerosi servizi, ma l’inchiesta del Sole 24 Ore porta in dote qualche informazione in più e più recente.

Si torna ad esempio a parlare del misterioso “Gruppo dei Quaranta” comparso e poi scomparso in un vecchio articolo del Corriere della Sera. Scrive il Sole 24 Ore che “Londra – fin dagli anni Sessanta – è stata ed è una città rifugio per decine di militanti o latitanti di estrema destra di ogni parte del globo. Una buona parte di questi, negli anni di piombo, erano italiani e molti, anche cambiando cognome, si sono fermati nella City. In particolare, dagli anni Ottanta, c'è un lungo elenco di personaggi membri o vicini ai Nar, i Nuclei armati rivoluzionari (c'è chi li indica in un gruppo di almeno 40 soggetti)”.

Tra le figure di ex Nar rifugiati a Londra dai primissimi anni ‘80, c’è Vittorio Spadavecchia, che in Italia è stato condannato a 15 anni di reclusione con la sentenza della Corte di assise di appello di Roma del 17 giugno 1988, divenuta irrevocabile il 5 giugnio 1989, per diversi reati: attentato per finalità terroristiche, banda armata, sequestro di persona, violazione di domicilio, lesioni personali aggravate, rapina, furti aggravati, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi.

Il 10 maggio 2000 un tribunale londinese rigettò per la prima volta la richiesta di estradizione avanzata dall’Italia per Spadavecchia visto che era stato condannato in contumacia, senza garanzia della possibilità di celebrare un nuovo processo e visto che per due delle imputazioni formulate era già intervenuta una sentenza assolutoria del Tribunale di Parigi.

Quindici anni dopo, la magistratura italiana ha emesso un nuovo mandato di arresto (siamo a luglio 2015) a seguito dell’indagine sul “Mondo di mezzo” in Mafia Capitale, nella quale compare il nome di Spadavecchia in relazione con quello di Massimo Carminati, il principale accusato nell’inchiesta.

Il 10 maggio 2016, un tribunale londinese ha rigettato l’estradizione di Spadavecchia in Italia. Le motivazioni le precisa al Sole 24 Ore Raffaele Piccirillo, direttore generale della Giustizia penale del ministero della Giustizia. “In primo luogo il giudice inglese ha ritenuto che la condanna di Spadavecchia – spiega Piccirillo – non rispondesse ai principi fondamentali del giusto processo stabiliti dall'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, poiché essa “si basava sulla dichiarazione testimoniale dei due coimputati, dando lettura della prova e in assenza di controinterrogatorio”. Spadavecchia risulta essere diventato manager di un club di rugby (l'Ealing Trailfinders) ed azionista della Kencroft Properties Limited, una società di cui è titolare anche un altro ex aderente ai Nuclei armati rivoluzionari (Nar) rifugiato a Londra, Stefano Tiraboschi.

Spadavecchia, che non risulta indagato, è entrato nell'indagine sul “Mondo di mezzo” della Procura di Roma per i rapporti che intrattiene con Massimo Carminati. Quest’ultimo a dicembre 2013, secondo la ricostruzione del Ros dei Carabinieri, aveva avuto notizia di una probabile azione giudiziaria nei suoi confronti proprio mentre si trovava in visita al figlio Andrea a Londra.

Il Sole 24 Ore riporta alcune intercettazioni su Carminati proprio in relazione ai suoi contatti con Londra. Intercettato alle 15.43 del 3 giugno 2013 presso un bar di Roma, è lo stesso Carminati che rivela ad un coindagato di aver acquistato un immobile a Londra «a Notthing Hill…il primo piano l'ho comprato da poco io, molto bella…». Ma è nei giorni immediatamente precedenti – è il 28 maggio – che secondo l'accusa, Carminati spiega la sua passione londinese. Intercettato quel giorno alle 13.34 afferma di avere l'intenzione di effettuare nella città inglese degli investimenti economici da affidare al figlio Andrea: «Ho pensato, apro una o due attività, Andrea sta lì che se fa un altro lavoro però controlla, me guarda, capito? A questo punto c'ha un reddito no?». Investimenti possibili, annota il Gip, perché il figlio avrebbe potuto godere delle sue conoscenze, come lo stesso Carminati, intercettato il 1° giugno 2013 alle 12.18 nello stesso bar, punto di ritrovo della presunta associazione mafiosa, sembra confermare: «Lui (riferito al figlio Andrea, nda) a Londra avrebbe il mondo, lì … ». Poco dopo, nel corso della chiacchierata, fa capire che Londa per lui non ha ostacoli e riferendosi ad un conto corrente londinese da aprire al figlio Andrea, spiega le modalità attraverso le quali potevano avvenire le transazioni finanziarie all'estero usufruendo delle sue conoscenze nella capitale inglese.

Il 20 febbraio 2014 ancora Carminati, questa volta intercettato nell'auto dello stesso coindagato, si lascia andare a dettagli ulteriori sui suoi viaggi nella capitale inglese. Questa volta per far visita ad una coppia di amici che stavano aprendo una catena di ristoranti: «vorrei annà su un paio di giorni … in mezzo alla settimana…vediamo perché loro stanno aprendo…il fratello li su sta aprì tutta una cosa di ristoranti per conto suo…».
Come se non bastasse, sullo sfondo dell'indagine Mondo di mezzo emergono una serie di tentativi – alcuni riusciti, altri no – di trasferire proprio a Londra alcune società costituite in Italia.

In un'intercettazione del 3 giugno 2013 alle ore 15.34, all'interno del bar romano di Vigna Stelluti le “cimici” dei Rs dei Carabinieri registrano la presenza di Massimo Carminati e di altri tre soggetti. Ad uno di questi, Carminati, dopo aver assicurato che a breve li avrebbe raggiunti anche il figlio Andrea, chiese se avesse avuto modo di conoscere i suoi amici di Londra, indicati come Spadavecchia e Tiraboschi, Carminati spiegò che i due, anni addietro si erano recati a Londra in quanto “ricercati” e che poi si erano stabiliti li, sviluppando numerose attività economiche, si legge nell'informativa consegnata alla Procura di Roma, «che avevano permesso loro di percepire enormi guadagni».

Insomma quel filo nero che lega i neofascisti italiani con le attività finanziarie sulla piazza di Londra merita ancora di essere esplorato a fondo. In questi anni ci ha sempre colpito la grandissima disponibilità di fondi da parte delle organizzazioni neofasciste italiane. In alcuni casi per la coincidenza con attività propriamente criminali come lo spaccio di stupefacenti, rapine etc. Ma in altri casi per l’intreccio con la finanza, soprattutto nelle maglie larghe consentite dal modello anglosassone.

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