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Catania. Riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza

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INTRODUZIONE

Dopo il primo comunicato di presentazione del blog, vogliamo intervenire portando avanti un ragionamento politico, analizzando e raccontando ciò che in questi anni della nostra storia siamo riusciti a costruire, perché ci siamo resi conto che, partendo dal nostro primo giorno di militanza, siamo arrivati ad un punto molto interessante, sul quale vogliamo costruire i prossimi passi e socializzarli con i nostri lettori e tutte le persone che seguono la nostra attività politica e sociale. Questa analisi la suddivideremo in tre parti: la prima è dedicata al nostro passato e alle nostre esperienze vissute, la seconda parte dedicata al nostro presente, mentre la terza parte vuole essere quasi una prospettiva, un insieme di stimoli e di idee che vogliamo lanciare e condividere con tutte e tutti. Queste tre parti verranno legate da un unico filo conduttore che, come abbiamo detto prima, non sarà altro che la nostra esperienza militante di questi cinque anni. Cercheremo di non essere dispersivi, ma qualora qualcosa non dovesse essere chiaro, potete scriverci, commentare, chiamarci, venirci a trovare e parlarne.

UNO SGUARDO AL PASSATO

Come scritto in alcune parti delle nostre sezioni, la nostra esperienza nasce il 21 maggio 2012 in un tecnico industriale della nostra città, l’I.T. Archimede, in un tavolo di un bar, tra due ragazzi, che sentirono ad un certo punto l’esigenza di dover cambiare tutto il mondo circostante. Questo sentire comune fu dettato da un netto e chiaro disagio verso le ingiustize sociali e un sistema che secondo noi, quella volta ma così come adesso, stava portando il mondo alla deriva. Come primo obiettivo ci ponemmo di creare una lista studentesca all’interno dell’istituto di cui facevamo parte: fu un plebiscito! In pochissimo tempo chiunque appoggiò i nostri progetti, isolati e di piccola portata se li consideriamo all’interno di un contesto politico e sociale complesso e variegato come quello odierno, e che portarono subito a farci conoscere nel panorama politico-studentesco del nostro territorio. I passi che ci portarono a questo grande risultato, e lo rivendichiamo con fierezza, non facevano riferimento a nessuna tradizione politica o, per meglio dire, la nostra strategia non sposava nessun filone filosofico-economico (compreso il marxismo). Vi chiederete come siamo arrivati fino a questo punto, ma svelarlo adesso vorrebbe dire far perdere di significato questo comunicato. Invece vi invitiamo a seguire ogni passaggio di questa storia. Senza perderci troppo nei dettagli, le cose interessanti che vogliamo far emergere sono quell’insieme di valori e di principi che sempre ci hanno mosso verso la “strada meno battuta” (proprio per citare una delle frasi più frequenti della nostra storia): fummo spinti da un forte senso di amicizia, di amore, di passione verso la libertà, da una immensa fiducia nei confronti della lotta, dal più astratto dei sogni, che nel tempo si è trasformato in materialismo puro, ovvero quello di cambiare il mondo. Il nostro modo di fare, la nostra comunicazione, il coraggio di stare in qualsiasi contesto sociale, la capacità di rapportarci con qualsiasi individuo o soggetto politico-sociale, l’insaziabile voglia di curiosità, di sapere e di conoscenza, ci portarono nel tempo ad aggregare tantissimo e a costruire all’interno del nostro istituto un vero e proprio fronte di lotta composto da centinaia e centinaia di studenti e studentesse, più o meno consapevoli, pronto a mettersi in gioco, a gioire, a incassare vittorie e a subire sconfitte. Era il gruppo LPS, Liberi Pensieri Studenteschi, gruppo studentesco ancora attivo non solo in quell’istituto tecnico-industriale, ma adesso abitante di più scuole di quanto potessimo immaginare in quegli anni. Il nostro gruppo studentesco si è inserito sin da subito all’interno dei movimenti, da quello studentesco a quello anti-militarista e anti-imperialista come il movimento No MUOS, di cui ancora oggi facciamo parte. Sono stati proprio quei valori e principi, e la irrefrenabile pratica e sperimentazione, che ci hanno condotto nel corso degli anni a maturare, a strutturarci politicamente e ad imparare. E’ stata la militanza quotidiana che ci ha fatto conoscere le realtà sociali, che ci ha spinto a studiare e a crescere. Non vogliamo raccontarvi tutta la nostra storia, ma volevamo semplicemente invitare a girarvi insieme a noi verso il passato, per capire meglio come siamo arrivati in questo presente, così roseo e positivo dal nostro punto di vista.

IN QUALE STRADA CI RITROVIAMO A CAMMINARE?

Gli anni passarono. Abbiamo aggregato tanto nel corso del tempo, tra riunioni, iniziative, occupazioni, autogestioni, serate di autofinanziamento, manifestazioni. Qualche anno fa decidemmo o, per essere precisi, ci ritrovammo a sviluppare pratiche, modelli e teorie, all’interno della Piazzetta in maniera del tutto naturale, per via del fatto che la medesima si trova praticamente accanto all’istituto di cui all’inizio parlavamo. Quello iniziò ad essere il nostro piccolo mondo, dove ancora oggi proponiamo iniziative e attività politiche, sociali e culturali. Soprattutto nel corso degli ultimi mesi abbiamo sperimentato veramente tanto: abbiamo studiato e rapportato di volta in volta il nostro sapere con la nostra pratica; abbiamo cambiato struttura interna in base alle esigenze della fase storica interessata; abbiamo vissuto esperienze politiche che ci hanno fatto balzare in avanti ed infine abbiamo fatto di tutto ciò un bagaglio culturale che, insieme al nostro passato, ci hanno portato ad un’analisi che ad oggi cerchiamo di diffondere quanto più possibile. L’idea che ci siamo fatti è che è assolutamente necessario, come prima cosa, ritornare a parlare con la gente, recuperare posti e autogestirli, proporre attività di ogni genere che rientrano dentro una progettualità politica specifica e precisa. Bisogna, insomma, iniziare a ricostruire quel tessuto sociale smantellato totalmente dal sistema capitalistico, che invece ci spinge quotidianamente a competere, a vivere di individualismo, a conformarci, ad essere mediocri, piatti e pessimisti. E’ proprio questa la nostra forza oggi, ovvero vivere ogni giorno con la consapevolezza che non si è soli, che si è ogni giorno di più, che si è sempre più preparati per rispondere alle interrogazioni che questa fase storica ci pone davanti. Le reti e i nodi sociali che abbiamo creato sono i luoghi dove creiamo consapevolezza e conflittualità. La Piazzetta, tra le altre cose, è il luogo fisico, per l’appunto, dove tutte queste cose dette fino ad ora convergono. Infatti, in questa piazza totalmente autogestita, ad oggi è presente una libreria popolare con decine e decine di testi; sono attivi, o lo sono stati, diverse attività laboratoriali (giornalismo, chitarra, hip hop, spagnolo, inglese); è frequente la partecipazione di giovani che vedono in questo contesto un’alternativa sociale e politica, ludica, ricreativa e aggregativa; vengono svolti diversi spettacoli del nostro “Teatro Popolare”; vengono svolte assemblee politiche, cene di autofinanziamento e concerti. E’ il metodo? Non lo sappiamo, siamo umili. Però è certamente un modello che funziona, che non ha mai dato cenni di cedimento, che ci ha visti crescere sempre numericamente (oggi in Piazzetta vi è un giro di centinaia e centinaia di persone, di diversa età tra l’altro: basta venire in quache nostra serata per vederlo con i propri occhi, o frequentare la Piazzetta per una settimana intera), che ci ha portato sì anche delle sconfitte, ma soprattutto delle vittorie. Questa fase storica è totalmente post-ideologica: la gente vuole cose concrete, cose reali, purtroppo anche immanenti ed effimere. Se ci pensate bene la nostra storia nasce proprio da questo contesto: nessuno di noi, tranne rarissimi casi, faceva politica prima di questa esperienza. E allora, di fronte a questa realtà storica, noi abbiamo risposto attraverso uno studio scientifico: bisogna ricostruire, ritornare nelle piazze, riconvertire i rapporti di forza rispetto al capitalismo, iniziando a vivere in maniera diversa rispetto a come ci dicono di vivere tutta la nostra esistenza. Sin dall’inizio abbiamo sempre avuto fiducia nella vita stessa: è un ponte che unisce due infiniti, e noi dobbiamo darle un senso. Noi sentiamo la responsabilità storica della nostra esistenza!

MA DUNQUE, VERSO DOVE VOGLIAMO ANDARE? COSA VOGLIAMO?

Continuare per questa strada. Vogliamo tutto!
Vogliamo riprenderci
“La vita, la terra, la luna e l’abbondanza”, per l’appunto, continuando sulla stessa scia di sempre, avanzando qualche piccolo passo alla volta. L’anno sta per iniziare e lo inaugureremo giorno 30 con la nostra prima serata in Piazzetta. Cosa abbiamo intenzione di fare quest’anno? Innanzitutto il gruppo studentesco LPS si ritrova ad intervenire in più scuole rispetto all’anno scolastico precedente. Abbiamo inoltre creato un gruppo politico all’università, Movimento Universitario Autorganizzato, che sarà il nostro piccolo mondo all’interno di quelle mure che ci appaiono davanti ai nostri occhi come cimiteri della cultura. Aumenteremo le attività sociali in Piazzetta. Costruiremo una progettualità per il nostro Teatro Popolare. Apriremo degli ambiti di intervento: lavoro e immigrazione su tutti.
Ci riprenderemo
spazi vitali, sociali e virtuali, perché abbiamo bisogno di esprimerci, di imporre il nostro gioco, di dire la nostra a tutti i costi perché noi esistiamo e vogliamo continuare ad esistere. Vogliamo riprenderci la nostra esistenza, la terra che calpestiamo, l’abbondanza per redistribuirla. Vogliamo assaltare il cielo, raggiungere la luna. Vogliamo svuotare di senso queste istituzioni per dargliene uno noi. Vogliamo sottrarre forza al capitalismo.
C’è dell’altro: abbiamo fatto un altro passo, di recente, che ci ha dato subito forza e che ce ne darà dell’altra. Abbiamo aderito ad una rete dal nome
“Potere al Popolo”, una piattaforma virtuale che ad oggi si pone l’obiettivo di fungere da cassa di risonanza delle esperienze socio-politiche territoriali e di raccontarle, narrarle, perché mai nessuno parla di noi, mai nessuno parla di chi compie piccole vittorie, porta avanti battaglie, si mette in gioco, si sporca le mani. Vogliamo ricostruire, partendo da Catania, arrivando fino al nord Italia, quel potere popolare insito nelle masse popolari, nella classe sfruttata, che vogliamo intercettare, con la quale vogliamo parlare e decidere insieme, per costruire un’altra cosa, un altro mondo, perché è possibile, perché è necessario. Vogliamo radicarci nei quartieri popolari, creare comitati di lotta, stare dentro i movimenti, essere radicali, metterci in gioco, praticare il mutualismo, creare reti solidali.
Perché
vogliamo vincere, scrivere la storia, ma non vogliamo farlo da soli, per questo abbiamo scritto questo comunicato. Vogliamo farlo con tutte e tutti coloro credono che questo mondo debba essere cambiato, in senso comunista, verso un’era di libertà, eguaglianza e giustizia sociale. Per un mondo futuro senza sfruttati e sfruttatori, senza oppressi e oppressori. Un mondo vissuto da donne e uomini felici. Vogliamo riprenderci le nostre esistenze e non è vero che non è possibile farlo: siamo nati dal nulla, adesso esistiamo. Non è vero che è impossibile: bisogna crederci, rimboccarsi le maniche e dare il proprio contributo. Si può determinare. Si deve determinare!

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