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Vendola, togliti di torno!

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Se ci sia qualcosa di penalmente rilevante non spetta a noi indicarlo, ma sul piano politico l’intercettazione della telefonata tra il governatore della Puglia Nichi Vendola e Girolamo Archinà, ex capo delle Relazioni esterne dell’Ilva oggi agli arresti domiciliari, è devastante. Un amministratore locale dovrebbe trarne le dovute conseguenze e dare le dimissioni. Un leader politico – tantopiù di sinistra – dovrebbe evitare di far vedere ancora in giro la sua faccia in qualsiasi ambito o manifestazione che voglia rappresentare un anelito di cambiamento politico e sociale in questo paese.

Abbiamo più volte espresso la nostra estraneità alla logica del giustizialismo e alla morbosità nell’uso delle intercettazioni telefoniche che ispirano spesso i “mattinali” de Il Fatto Quotidiano, un giornale che su altri versanti produce invece inchieste e informazioni importanti.
Ma la cifra della conversazione tra Nichi Vendola e la macchina da guerra della famiglia Riva proprietaria dell’Ilva, è qualcosa di più e di più grave. E’ la naturalezza della collusione tra istituzioni e i poteri forti. Il tentativo di abituarci e fossilizzarci sulle esclusive malefatte di Berlusconi, in alcun modo deve e può impedire di vedere le cose per quelle che sono e di tirarne le inevitabili conclusioni.

Ci sono due aspetti decisivi che azzerano qualsiasi indulgenza verso il governatore della Puglia e leader di Sinistra Ecologia e Libertà.

  • In primo luogo il contesto dell’Ilva e della contraddizione enorme e dolorosa tra la salute della popolazione e il ricatto occupazionale verso un’intera città. Una contraddizione che è potuta crescere e incarognirsi anche per il livello di dimostrata complicità di tutti gli ambiti preposti ad una funzione di controllo e interdizione sulle scelte aziendali: dai sindacati Fim Fiom e Uilm alle agenzie che si occupano della tutela della salute fino ad arrivare al governo della Regione.
  • In secondo luogo il fatto che Nichi Vendola abbia ritenuto di poter convivere tra le suggestioni progressiste evocate dalla sua affabulazione e una realtà ben più meschina fatta di connivenza con gli interessi di una famiglia di “prenditori senza scrupoli” come i Riva. Una doppiezza che qualcuno può ritenere un male necessario per chi ha “responsabilità di governo” ma che la realtà dimostra essere inaccettabile.
  • Come già detto, se tutto ciò sia penalmente perseguibile non spetta a noi definirlo, ma politicamente è una pagina vergognosa che va chiusa senza sconti. Prima è, meglio è.

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