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Botta e risposta tra Usa e Russia sulla Crimea

Mosca ha risposto picche alla richiesta del Dipartimento di stato di annullare la proibizione delle attività del Medžlis dei tatari di Crimea, l’organizzazione che, seguendo gli ordini di Kiev e contando sull’intervento sempre più aperto di Ankara, starebbe organizzando la “riconquista” della Crimea. L’unica risposta logica e possibile alla pretesa yankee di allargare a scala mondiale la vecchia “dottrina Monroe”, è venuta dal portavoce presidenziale Dmitrij Peskov e l’ha riferita la Tass: “è un affare interno della Federazione Russa”. Chiuso. “La questione riguarda esclusivamente la giurisdizione russa e dunque non riteniamo possibile o necessario riferirci all’opinione di paesi terzi”, ha detto Peskov.

Washington aveva chiesto alla Russia di rivedere la sentenza con cui la procura della Crimea ha dichiarato “estremista” il Medžlis – proibendone le attività, perché legato ai “Lupi grigi” turchi e agli islamisti di “Hizb-ut-Tahrir” – dato che, a parere degli USA, quell’organizzazione darebbe voce ai tatari di Crimea, “oppressi e storicamente poco rappresentati”. Tanto più che il Dipartimento di stato, ha detto il portavoce John Kirby, non riconosce la riunione della Crimea alla Russia. A forza di esportare democrazia nel mondo, infatti, a Washington non si sono accorti che il 97% dei crimeani due anni fa si era espresso per quella riunione e che l’87% dei russi è del parere che la penisola debba far parte della Federazione Russa.

Appena un paio di mesi fa, le agenzie scrivevano di come gruppi di sabotatori stessero passando dal blocco economico della Crimea, organizzato nel settembre scorso dal Medžlis in collaborazione con Pravyj Sektor, al terrore aperto verso gli abitanti della regione di Kherson, confinante con la penisola ed eletta dal Medžlis a ruolo di avamposto, dopo la fuga dalla Crimea. Avamposto in cui il battaglione musulmano “Noman Čelibidžikhan” dei tatari – in realtà composto quasi solo da mercenari dell’Isis e dei “Lupi Grigi” e largamente foraggiato dalla Turchia – va da tempo proclamando l’inizio di operazioni armate per “la riconquista della penisola, cominciando dal blocco dello stretto di Kerč”. Stretto per superare il quale sta procedendo a ritmi accelerati la costruzione del ponte stradale e ferroviario che Mosca, a dispetto delle provocazioni navali turche, pianifica di portare a termine per la fine del 1918.

FP

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