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Savcenko: Kiev ha paura della sua scarcerazione?

Continua l’alternarsi di notizie cominciato ieri a proposito dello scambio di Nadežda Savčenko coi due cittadini russi Evgenij Erofeev e Aleksandr Aleksandrov, condannati dieci giorni fa dal tribunale di Kiev a 14 anni di prigione con l’accusa di essere esploratori del GRU, l’intelligence militare russa. Del possibile scambio si era cominciato a parlare già il 22 marzo scorso, in occasione della sentenza del tribunale di Rostov sul Don che condannava la Jeanne d’Arc ucraina a 22 anni di colonia, perché riconosciuta colpevole di concorso in omicidio, per la morte dei giornalisti russi Igor Korneljuk e Anton Vološin, rimasti uccisi nell’area di Lugansk, il 17 giugno 2014, da colpi di obice mirati seguendo le indicazioni di tiro fornite, secondo l’accusa, dalla volontaria del battaglione “Ajdar”. Ieri dunque si era sparsa la voce che lo scambio avrebbe potuto tenersi entro fine maggio, una volta diventate definitive le due diverse sentenze, quella russa nei confronti della Savčenko e quella ucraina nei confronti di Erofeev e Aleksandrov.

Oggi, l’avvocato della “eminenza grigia” del battaglione “Ajdar”, Nikolaj Polozov, ha qualificato la notizia come panzana, messa in circolazione ad arte per rendere problematico lo scambio. Tra l’altro, l’agenzia Novorosinform riportava ieri le parole dell’ex direttore del dipartimento stampa del Ministero degli esteri ucraino, Oleg Vološin, secondo cui una volta in patria Nadežda Savčenko non  sconterebbe la pena “nel carcere giudiziario “Lukjanov” di Kiev, bensì passerà in trionfo per le strade della capitale: sarà accolta come lo fu Juri Gagarin. Credo che oggi in Ucraina”, ha detto Vološin, “non ci sia persona che le larghe masse siano disposte a salutare altrettanto gioiosamente e trionfalmente”!

Può però accadere, pare abbia detto Vološin, che al vertice politico si paventi il suo rientro in patria: i maggiori leader temono, per un qualunque disguido, di non essere i primi ad abbracciarla” e che invece tale privilegio tocchi in sorte a “Julija Timošenko. Sarebbe una vera tragedia; meglio sarebbe che lei non tornasse. Appare cinico, ma questo descrive bene la logica che regna nelle teste dei nostri vertici politici”.

La logica della “eurointegrazione” alla maniera golpista: essere i primi ad arraffare quel poco che resta dell’Ucraina, foss’anche una persona riconosciuta colpevole di omicidio. Il ruolo di “eroina” lo assolve meglio nelle carceri russe.

Redazione Contropiano

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