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Turchia: scontri e arresti, lo sciopero si allarga

Gli aggiornamenti

18.30 – Torna alta la tensione ad Ankara dove la polizia é tornata a sparare candelotti di gas lacrimogeni contro migliaia di lavoratori che manifestavano contro il governo ‘islamico-liberista’ dell’Akp nella centrale piazza Kizilay, piena di gente convocata dai sindacati Kesk e Disk nel giorno dello sciopero generale.

17.30 – Video: la brutalità della polizia http://www.youtube.com/watch?v=XdqMNxA97wM

17.00 – Anche il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, come molti altri intellettuali e artisti turchi, si é schierato al fianco del movimento di opposizione nato attorno alla mobilitazione di Piazza Taksim, denunciando ”l’approccio oppressivo e autoritario del governo del premier Recep Tayyip Erdogan”, riferisce Hurriyet online. Quest’anno, ha scritto Pamuk, il governo prima ha proibito di festeggiare il maggio a piazza Taksim, luogo simbolo della sinistra turca. Poi ha deciso che ”l’unico spazio verde del centro sarebbe diventato un centro commerciale, senza chiedere il parere dei cittadini d’Istanbul”. ”E’ stato – afferma Pamuk – un ”grave errore”. All’origine di questa ”politica insensibile’ – ha aggiunto – c’é l’approccio oppressivo e autoritario del governo”. ”Mi dà fiducia e speranza nel futuro – scrive ancora il Premio Nobel – vedere che i cittadini di Istanbul non rinunciano facilmente al loro diritto di manifestare a Taksim e ai loro ricordi”. Partendo da una memoria pubblicata nel suo libro ‘Istanbul’, Pamuk ha detto che nel quartiere di Nisantası, dove é cresciuto, c’era un albero di noci e la sua famiglia ha trascorso un’intera notte vicino a questo albero quando il comune decise di abbatterlo. Lo scrittore ha ricordato quanto quell’episodio avesse contribuito a unire la sua famiglia e come Taksim rappresenti l’albero di noce di Istanbul e per questo debba essere protetta. Pamuk ha quindi ricordato che negli anni Settanta anche lui ha partecipato alle manifestazioni del primo maggio in piazza Taksim.

16.00 – Video: uno dei cortei sindacali http://www.youtube.com/watch?v=Bp4eF2yTW6o

15.15 – Piazza Taksim è piena di lavoratori, a migliaia stanno arrivando da diverse zone di Istanbul, una parte sono riusciti ad arrivare in corteo percorrendo una delle vie principali del centro della città. Una vera e propria vittoria visto che da anni il regime di Erdogan impedisce, anche con la forza, ai sindacati di celebrare il primo maggio nella storica piazza di Istanbul che ora è piena di bandiere del Kesk e del Disk e di striscioni che chiedono a gran voce “Tayyip istifa”, ‘Erdogan dimettiti’. Manifestazioni analoghe si stanno tenendo nel parco di Kizilay ad Ankara e in altre città. Ieri gli iscritti al Kesk si sono presentati al lavoro vestiti di nero o con un nastro nero al braccio, in segno di lutto per l’uccisione di tre manifestanti, prima di smettere di lavorare alle 12, ora dell’inizio dello sciopero.

14.30 –
 Migliaia di lavoratori, che oggi hanno aderito allo sciopero proclamato da due organizzazioni sindacali di sinistra Disk e Kesk stanno convergendo nella piazza Taksim a Istanbul, scenario delle manifestazioni che hanno messo in discussione diverse decisioni del governo di Recep Tayyp Erdogan. Secondo i dati forniti dalle organizzazioni sindacali sono stati centinaia di migliaia i lavoratori che hanno aderito alla protesta contro le politiche autoritarie del governo.

14.00 – Nel corso dell’incontro con il vicepremier, alcuni rappresentanti del movimento di Piazza Taksim hanno chiesto – spiega il portavoce Eyup Mumcu, della Camera degli architetti di Istanbul – la liberazione di tutti i manifestanti arrestati negli ultimi giorni e l’abbandono del progetto di trasformazione di Piazza Taksim. Inoltre i rappresentanti della protesta hanno consegnato al vicepremier una lista di rivendicazioni, che prevedono fra l’altro la rinuncia da parte della polizia ai gas lacrimogeni e il rispetto della libertà di espressione nel paese.

13.20 – Nel corso di un incontro i rappresentanti di alcune piattaforme di manifestanti turchi che da 6 giorni protestano contro il governo di Erdogan hanno chiesto al vicepremier, Bulent Arinc, le dimissioni dei capi della polizia di Istanbul e di Ankara, dove la repressione delle proteste é stata violentissima. “I responsabili delle violenze e della repressione devono andarsene”, ha riferito un portavoce di un gruppo di manifestanti ai giornalisti. 

13.00 – Un video conferma quanto abbiamo scritto nei giorni scorsi: persone in borghese armate di mazze affiancano la polizia contro i manifestanti: http://video.repubblica.it/rubriche/rnews/rnews-turchia-civili-con-bastoni-fiancheggiano-la-polizia/130666/129176?ref=HRER3-1

12.40 – In numerose città gli aderenti ai sindacati che hanno convocato lo sciopero generale di oggi – Il Kesk (Confederazione dei Sindacati dei Lavoratori Pubblici), il Disk (Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari dei Lavoratori), l’Ordine Ufficiale dei Medici e l’Unione degli Ingegneri – stanno dando vita a manifestazioni e presidi. In una dichiarazione congiunta, le quattro organizzazioni chiedono la fine immediata della distruzione del Gezi Park, lo stop all’uso di gas tossici e spray urticanti contro i manifestanti pacifici, l’apertura di una inchiesta ufficiale sulle violenze della polizia e la liberazione immediata di migliaia di dimostranti e attivisti rinchiusi nelle carceri turche, oltre alla garanzia del diritto di espressione, manifestazione e assemblea.

12.25 – Non sarebbe collegata ad alcun partito la maggioranza dei manifestanti di piazza Taksim a Istanbul e la loro decisione di scendere in piazza dipende dai modi autoritari mostrati dal governo del primo ministro Erdogan rispetto alle proteste in corso nel Paese. E’ quanto rivela un sondaggio condotto online il 3 e il 4 giungo dall’Università Bilgi di Istanbul, dal quale emerge che solo il 15,3% degli attivisti dichiara di essere vicina a qualche forza politica organizzata. La maggior parte di coloro che sono scesi in piazza, l’81,2%, si dichiara comunque ‘libertario” e il 64,5% ”laico”, in ogni caso ”non elettori dell’Akp”, il partito al governo, come ha chiarito il 92,1%. Il 63,6% ha un’età compresa tra i 19 e i 30 anni. 

12.15 – Il regista Ferzan Ozpetek annuncia via Twitter la sua adesione allo sciopero generale in corso in Turchia: “In turchia…Si fermerà tutto tra poco.. Sciopero generale. Mi dicono. Anche io mi fermo”, ha scritto Ozpetek questa mattina.

12.05 – Sono 4.100 le persone rimaste ferite finora durante la dura repressione della Polizia contro le manifestazioni antigovernative scoppiate lo scorso giovedì. Lo rende noto l’Associazione dei medici turchi. In dodici province, a esclusione di Mersin, Hatay e Canakkale – sulle quali non si hanno dati certi – sono stati feriti 4.177 manifestanti, 43 dei quali in modo grave. Due persone ad Ankara e una a Eskisehir si trovano in condizioni molto critiche. Quindici persone hanno registrato traumi alla testa, mentre altre 10 sono state ferite agli occhi, é stato precisato dall’Associazione.

11.55 – 
Il gruppo di hacker Anonymus ha annunciato di avere attaccato oggi il sito della presidenza del governo turco per protestare contro la violenta repressione delle manifestazioni degli ultimi giorni. Domenica Anonymus ha annunciato e poi lanciato l’operazione #OpTurkey contro il governo turco. ”Da giorni guardiamo con orrore come i nostri fratelli e le nostre sorelle di Turchia che protestano pacificamente contro un governo tiranno vengono brutalizzati, picchiati, rincorsi dai mezzi della polizia, colpiti con lacrimogeni e cannoni ad acqua” spiegano i pirati informatici. Lunedi gli hacker hanno attaccato i siti della presidenza della repubblica, del partito islamico Akp di Erdogan, del governatore e della polizia di Istanbul, oltre a quello della tv privata Ntv.

11.45 – Oltre il 40% delle prenotazioni negli hotel della Turchia é stato cancellato per via della crescente protesta anti-governativa nata a Istanbul ed estesasi nel resto del Paese. ”Le proteste hanno creato un ambiente sfavorevole per molti turisti stranieri, soprattutto attorno a Gezi Park e a piazza Taksim a Istanbul, che attrae molti più turisti (d’affari e per cultura, ndr) rispetto ad altre città turche” ha detto Osman Ayık, presidente della Federazione turca degli hotel al quotidiano ‘Hurriyet’.

11.30 – 
Uno sciopero convocato da due importanti federazioni sindacali (Kesk e Disk) e da due ordini professionali – il Collegio Ufficiale dei Medici di Turchia e l’Unione dei Collegi di Ingegneri e Architetti – contraddistingue la sesta giornata di protesta in Turchia, dopo una mattinata in cui sono continuati a registrarsi proteste e dure cariche della polizia ad Ankara, Istanbul, Tunceli e Hatay. In quest’ultima città, alla frontiera con la Siria, una manifestazione dopo il funerale di un giovane morto lunedì a causa di un lacrimogeno sparatogli in faccia é stata brutalmente dispersa dalla polizia con cannoni ad acqua e lacrimogeni. Scontri anche nella città di Adana.

11.15 – Migliaia di anonimi sostenitori della rivolta anti-Erdogan in Turchia hanno ordinato su internet da tutto il paese ma anche dall’estero dei pasti che hanno fatto portare ai dimostranti di Piazza Taksim. Lo riferisce oggi Hurriyet. 

11.00 – L’emittente televisiva Bloomberg HT ha sospeso stamani un quiz televisivo nel quale il presentatore ieri ha proposto ai concorrenti domande sul movimento di protesta che ha investito la Turchia nell’ultima settimana. Maschere antigas, polizia, violenza, popolo, censura, pacifismo, erano le parole che dovevano indovinare dopo averne sentito la definizione. Secondo il sito del quotidiano Hurriyet, la trasmissione è stata interrotta senza motivazione dal responsabile dell’emittente. I media turchi sono stati criticati profondamente dai manifestanti. Circa 3000 persona lunedì hanno manifestato sotto la sede dell’emittente privata Ntv, urlando “non vogliano media partigiani”. Ntv nei giorni scorsi era finita nell’occhio del ciclone per la scarsa attenzione dedicata alle proteste, praticamente assenti dal palinsesto. Ieri il direttore della tv in una conferenza stampa ha porto le sue scuse ai telespettatori, dicendo che le critiche erano giustificate.

10.20 – Almeno 14 giornalisti sono stati feriti, alcuni seriamente, dalla polizia in Turchia durante le manifestazioni antigovernative degli ultimi giorni. Lo riporta Reporters Senza Frontiere. In una nota Rsf ”condanna fermamente che giornalisti siano stati colpiti deliberatamente dalla polizia durante la protesta”. L’organizzazione internazionale cita il caso del fotografo dell’agenzia Reuters Osman Orsal, colpito alla testa da un candelotto lacrimogeno, ricoverato in condizioni serie. Un altro fotografo, Selcuk Samiloglu, del quotidiano Hurriyet, é stato colpito da un proiettile di gomma. Il giornalista della Tv Hayat Tv Ismail Afacan é stato invece ferito a un occhio da un cannone ad acqua, il collega del quotidiano di sinistra Sol Onur Emre é stato colpito da un candelotto lacrimogeno. Fatos Kalacay, pure di Sol, é stato picchiato dai celerini come pure Ugur Can, dell’agenzia Dogan, e Tugba Tekerek, del giornale indipendente Taraf. Un giornalista e un cameraman della Tv privata Atv, Mesut Ciftci e Ismail Velioglu, sono stati colpiti da proiettili di gomma, come il reporter del giornale di sinistra Birgun, Olgu Kundakci. Un altro giornalista, Ahmet Sik, é stato ferito alla testa, mentre Erhan Karadag, della tv privata Kanal D, é stato arrestato per avere dato del latte ai manifestanti per alleviare le irritazioni provocate dai lacrimogeni. Secondo le associazioni mediche turche ci sono stati circa 3mila manifestanti feriti dalla polizia negli ultimi giorni. Secondo il governo ci sarebbero invece 244 poliziotti e solo 64 manifestanti feriti.

10.15 – Diverse migliaia di tifosi delle principali squadre di calcio di Istanbul hanno manifestato ieri insieme nel quinto giorno di proteste di massa contro il governo dell’Akp. I tifosi sono partiti insieme in corteo dalla stadio di Besiktas chiedendo le dimissioni del premier Recep Tayyip Erdogan. ”Noi ci battiamo insieme. Non siamo solo il Besiktas. C’e’ anche il Fenerbahce, il Galatasaray, il Bursaspor e il Karsiyaka – ha spiegato una fan del Besiktas di 35 anni -. Questa é la Turchia che si batte”. ”E’ incredibile – le ha fatto eco Levent Kara, studente di 24 anni – Ci sono tifosi di ogni squadra, per la Turchia”.

Il bilancio della giornata di ieri

Prosegue anche oggi in tutta la Turchia lo sciopero convocato a partire dalle 11 di ieri mattina, in alcuni settori dell’amministrazione pubblica e dell’istruzione, dalla Conderazione dei Sindacati Kesk (sinistra) al quale da questa mattina si uniscono anche i militanti di un’altra Confederazione, più consistente, il Disk (Confederazione dei sindacati progressisti). Numerose le scuole e le facoltà universitarie chiuse in tutto il paese, sia a causa dello sciopero sia a causa della chiusura decisa da presidi e rettori per permettere agli studenti la partecipazione alle mobilitazioni (il che ha fatto infuriare non poco il partito di governo, l’Akp).

Sono continuati anche ieri sera gli scontri, anche se di entità minore rispetto ai giorni precedenti, sia ad Ankara che in alcuni quartieri di Istanbul. In particolare dopo una giornata relativamente tranquilla la polizia è di nuovo intervenuta violentemente utilizzando gas lacrimogeni, spray urticanti e cannoni ad acqua per disperdere migliaia di manifestanti che nel quartiere di Besiktas, ad Istanbul, cercavano per l’ennesima volta di attaccare gli uffici utilizzati nella città sul Bosforo dal capo del governo nel frattempo partito per un tour nei paesi del Nord Africa.
Scontri violenti anche nel centro di Ankara, anche qui la polizia ha respinto i manifestanti che intendevano dirigersi verso gli uffici del primo ministro.
Scontri intensi si sono registrati anche ad Antiochia, nel sud del paese al confine con la Siria, dove il giorno prima un ragazzo di 22 anni era stato ucciso da un candelotto lacrimogeno sparatogli in pieno volto dalla polizia.
Ma anche da Izmir, città che nei giorni ha visto grandi manifestazioni antigovernative, arrivano notizie gravi: nella terza città del paese la polizia ha infatti arrestato durante la notte 24 persone accusate di avere ”incitato ai disordini e fatto propaganda” per avere pubblicato dei tweet di sostegno alle mobilitazioni. Secondo la stampa turca 14 persone sarebbero ricercate.
Intanto ieri sera decine di migliaia di persone hanno di nuovo riempito Piazza Taksim, a Istanbul, chiedendo a gran voce le dimissioni di Erdogan e la fine della repressione.

La diretta di ieri: 

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1 Commento


  • cassandra

    La rivolta in Turchia segna l’inizio della fine dei gulag liberisti.
    In Europa e altrove, infatti, non hanno altre carte da giocare che la violenza fine a se stessa.
    Le dittature gettano la maschera quando si rendono conto che sono arrivate al capolinea.

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