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L’Ucraina ‘russa’ ribolle, Kiev ordina il pugno di ferro

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Il primo ministro alla guida della giunta golpista di Kiev, Arseny Yatseniuk, ha accusato la Russia di mettere in atto “un piano per smembrare l’Ucraina”, e di essere dietro gli scontri verificatisi nel finesettimana nell’est del Paese. Scontri che secondo Yatseniuk farebbero parte di “un piano perchè un esercito straniero passi la frontiera e invada il territorio ucraino, cosa che non permetteremo”.

Ieri migliaia di manifestanti contrari al governo nazionalista di Kiev hanno assaltato numerose sedi istituzionali nelle città delle  regioni orientali e meridionali dell’Ucraina per denunciare la gestione autoritaria del potere da parte dei rappresentanti del governo centrale e per chiedere la celebrazione di un referendum sulla federalizzazione dello stato e la concessione di maggiore autonomia alle popolazioni russofone.

Dopo un lungo assedio un folto gruppo di attivisti ha fatto irruzione nella sede del governatorato a Donetsk issando le bandiere russe sull’edificio e collocando al suo interno dei poster firmati “Repubblica di Donetsk”. Prima alcune centinaia di manifestanti avevano circondato l’edificio gridando slogan come “Crimea, Russia, Donbass!” esigendo una sessione straordinaria del parlamento locale per indire un referendum sull’autonomia della regione. In caso contrario i manifestanti minacciavano di dissolvere il consiglio regionale ed eleggere nuovi deputati. Inizialmente la polizia ha blindato l’edificio ed ha minacciato di usare un cannone ad acqua contro i dimostranti, ma poi i cordoni di agenti si sono aperti lasciando passare una delegazione dei contestatori che hanno di fatto occupato la sede del consiglio locale. Poi però la magistratura ha annunciato di aver denunciato alcuni degli attivisti più in vista considerati responsabili dei disordini.

Manifestazioni simili si sono tenute ieri anche a Lugansk dove un gruppo di manifestanti ha occupato la sede del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. Gli attivisti, molti dei quali con il volto coperto, hanno chiesto la liberazione di sei loro compagni accusati di aver partecipato nei giorni scorsi alle proteste contro le autorità nazionaliste e per questo arrestati. Dopo un lungo negoziato con le autorità politiche e di sicurezza locali i sei attivisti sono stati scarcerati e consegnati ai manifestanti.

Gli scontri più intensi si sono verificati a Kharkov, tra estremisti di destra e circa 2000 manifestanti filorussi. Dopo l’inizio del corpo a corpo tra dimostranti degli opposti schieramenti è intervenuta anche la Polizia in assetto antisommossa per difendere i miliziani di Pravyi Sektor, attorno ai quali gli agenti hanno creato un cordone presto assediato finché la tensione non si è placata e i nazionalisti ucraini non sono stati evacuati. Dopo di che centinaia di rappresentanti della comunità russa hanno occupato l’edificio dell’amministrazione regionale di Kharkov ed hanno ammainato le bandiere ucraine per issare quelle russe.
Ma sono sgomberati questa mattina dai reparti speciali della polizia per ordine del ministro degli interni di Kiev. L’edificio “è stato totalmente liberato dai separatisti” ha scritto il ministro Arsen Avakov sul suo profilo Facebook anche se secondo varie fonti la sede dell’amministrazione regionale sarebbe in realtà ancora occupata e presidiata da centinaia di manifestanti.

E comunque il braccio di ferro tra le due anime dell’Ucraina continua. Stamattina migliaia di lavoratori del Donbass in sciopero, per lo più minatori, hanno raggiunto Donetsk per dare man forte agli attivisti che occupano il consiglio regionale. Molti operai della regione questa mattina sono entrati regolarmente a lavoro, per poi interrompere la produzione e partire per il capoluogo.

Di fronte alla crescente mobilitazione delle popolazioni dell’est e del sud dell’Ucraina e di fronte ai numerosi atti di insubordinazione da parte della polizia stanziata in quelle regioni, il governo ha deciso di utilizzare il pugno di ferro. Il Ministero degli Interni ha diffuso un comunicato in cui i manifestanti vengono minacciati con pene dai 5 agli 8 anni di reclusione e ha deciso di mobilitare e di inviare a Kharkov e a Donetsk i corpi speciali della polizia per contrastare l’azione delle milizie popolari che hanno preso il controllo di numerose zone del paese. Intanto il presidente ad interim Turchinov ha annullato il previsto viaggio in Lituania.

Ieri Sergej Aksyonov, presidente del consiglio dei ministri della Repubblica Autonoma di Crimea, ha avvertito: “Tymoshenko chiede al ministro dell’Interno Avakov di ordinare l’uso di armi da fuoco contro i ribelli nel Sud-Est. Turchinov ha dato disposizione di dare l’ordine. Il risultato è abbastanza chiaro. E significa solo una cosa: se un solo proiettile sarà sparato da una pistola delle forze dell’ordine a Kiev, Donetsk, Kharkov, allora il presidente russo Vladimir Putin deciderà immediatamente l’invio delle Forze Armate della Federazione Russa sul territorio d’Ucraina al fine di proteggere la popolazione di lingua russa”.

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1 Commento


  • alexfaro

    Ma i golpisti di Kiev,non avevano sciolto le unità Berkut della polizia nazionale Ucraina.
    Con quali forze contrasteranno gli attivisti separatisti filo-russi dell’est,visto che delle polizie locali non si fidano x nulla(e vorrei ben vedere!)forse con la cd”guardia nazionale” appena costituita e formata dai membri delle formazioni neo-fasciste/neo-naziste di Maidan,ma nata già pressoché morta?
    un saluto
    Alexfaro

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