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Italiani perseguiti in Venezuela? Specchietti del doppio standard di Gentiloni e Raioj

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Chi è l’italo-venezuelano ricercato numero uno per aver bruciato vivo un giovane chavista? Enzo Franchini Oliveros è amministratore e azionista della ditta immobiliare che ha avuto contratti dalla brasiliana Odebrecht, la società implicata nel pagamento di fondi neri a tutti i principali esponenti della destra latinoamericana, tra essi Macri e Temer. Franchini Oliveros è ricercato con l’accusa di aver partecipato al linciaggio mortale del giovane chavista Figuera, pestato e bruciato vivo dalle bande anti-Maduro.
Inoltre, la ditta fondata dal padre Maurizio Franchini, aveva avuto un contratto dal Ministero delle opere pubbliche venezuelano per la ricostruzione di un ponte nel 2010.
Franchini appartiene quindi a quei numerosi italiani di quella emigrazione arrivata in Venezuela prima di Chávez, arricchitisi, divenuti borghesia agiata e fieramente contraria a governi che mettono la parte più povera del paese al centro delle riforme sociali che nuocciono alle loro agiate condizioni di vita.

Diverso è il caso di Angel Faria Fiorentini arrestato alcuni giorni fa. Ufficialmente è un paramedico impegnato nell’organizzazione Venerescate, una organizzazione di pronto soccorso medico che però, almeno questo risulta da una ricognizione sulla loro attività, sembra molto più attenta a farsi fotografare sui social network (più Instagram che facebook) che a soccorrere i feriti durante le manifestazioni.

Originario di Molfetta, Angel Faria Fiorentini, è stato fermato in Venezuela, a Chacao, nel corso di una manifestazione contro il presidente Maduro. Sarebbe stato arrestato lunedì e poi trasferito in un carcere. Durante l’udienza preliminare, il legale di Fiorentini, Andrés Perillo, ha riferito che l’accusa è quella di essere un terrorista. Il caso è seguito dalla Farnesina. L’avvocato raggiunto in una trasmissione televisiva, parla di accuse esagerate e pesantissime per Fiorentini e i manifestanti.

A questo punto non possiamo non rammentare che nel paese guidato da Mariano Raioj (la Spagna), che nei giorni scorsi ha fatto un appello congiunto con Gentiloni a sostegno delle forze che in Venezuela intendono rovesciare il govero Maduro, è stata applicata, viene tuttora applicata ed è stata estesa la condanna per la Kale Borroka, cioè manifestazioni in cui avvengono blocchi stradali, danni a mezzi pubblici e danneggiamenti. Questo modello di repression delle manifestazioni è stato sperimentato prima nei Paesi Baschi e poi esteso a tutta la Spagna,

In Spagna, coloro che verranno considerati colpevoli di atti di vandalismo durante una manifestazione saranno puniti con lo stesso metro di misura finora applicato ai militanti baschi accusati di “kale borroka”, cioè guerriglia urbana. Il che vuol dire 8-10 anni di carcere, e carcere duro, per chiunque all’interno di una manifestazione metta in pratica comportamenti finora più o meno tollerati o perseguiti con leggerezza. Lo stesso dicasi per le pesantissime condanne per devastazione e saccheggio applicate in Italia contro molti manifestanti a partire da Genova 2001 in poi, passando per le manifestazioni del 15 ottobre 2011 a Roma, Cremona nel 2015 e del 1 Maggio 2015 No Expo a Milano.

Due pesi e due misure? Raioj e Gentiloni farebbero meno ad essere meno ipocriti su quanto avviene in Venezuela.

 

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