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Libia. Bombardamenti su Tripoli, colpito l’aeroporto. Emergono altri particolari sulla strage nel lager dei migranti

Le forze del generale Khalifa Haftar ieri hanno continuato a martellare Tripoli con bombardamenti aerei. Tra gli obiettivi colpiti hanno rivendicato i raid contro l’aeroporto internazionale Mitiga di Tripoli, precisando di avere colpito e “distrutto” una “sala comando dei droni” all’interno dello scalo.  “Le nostre forze aeree hanno appena distrutto la principale sala comando dei droni dentro l’aeroporto Mitiga”, ha annunciato su Twitter il portavoce dell’Esercito nazionale libico di Haftar, Ahmed al-Mismari.

Lo stesso ha poi negato ogni responsabilità sul bombardamento del centro di detenzione dei migranti ad Tajoura che ha provocato 44 morti e circa 130 feriti. “Le forze armate (quelle pro-Haftar, ndr) negano la loro responsabilità nell’attacco al centro di migranti di Tajoura”, nella periferia orientale di Tripoli, ha detto il loro portavoce Ahmad al-Mesmari, citato dall’Afp, accusando i suoi rivali di “fomentare un complotto” per addossare loro la responsabilità della strage.

Una versione questa in aperta contraddizione con quanto lo stesso al Mesmari aveva affermato nei momenti successivi alla notizia dell’attacco sul centro dei migranti: “Le nostre forze aeree non sono state assegnate all’uccisione di innocenti, e le prime informazioni su ciò che è accaduto a Tajoura lo attribuiscono a un difetto tecnico nell’aereo”, aveva detto due giorni fa.

L’Office for Coordination of Humanitarian Affairs delle Nazioni Unite ha spiegato che gli attacchi aerei condotti su Tajoura sono stati due: uno ha colpito un  magazzino vuoto, mentre l’altro ha colpito un hangar contenente circa 120 rifugiati e migranti, tutti uomini di nazionalità somala, eritrea e sudanese. Secondo quanto ricostruito dagli osservatori dell’Onu sul campo, dopo il primo bombardamento diversi migranti hanno tentato di mettersi al riparo fuggendo dal centro, ma le guardie libiche all’interno e all’esterno del centro di detenzione non hanno esitato a sparargli contro per fermarli.

 

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